14 aprile 2015 | 18:43

Il presidente di Exor John Elkann scrive agli azionisti e celebra i successi di Fca, mettendo in rilevo anche il business televisivo di Banijay e il modello dell’Economist

“Signori azionisti, nel 2014 il NAV (Net Asset Value) di EXOR è cresciuto del 14,8%, in un contesto caratterizzato da una minore crescita dei mercati azionari globali…”. Inizia così la lettera che John Elakann, presidente di Exor, oltre che di Fiat Chrisler Automobiles ha inviato ai soci della holding finanziaria, una delle principali società d’investimento europee controllata dalla Famiglia Agnelli, che oggi riunisce il suo Cda per approvare i conti 2014.

John Elkann (foto Olycom)

John Elkann (foto Olycom)

Nella lettera Elkann celebra i successi di Fca , sulla quale “abbiamo investito 886 milioni di dollari: il nostro più grande investimento dell’anno”, citando anche Leonardo da Vinci per rendere merito al tipo di cultura che l’amministratore delegato Sergio Marchionne è riuscito a creare all’interno del gruppo.
Largo spazio Elkann lo dedica alla Ferrari. “Purtroppo in pista i risultati sono stati diversi: la stagione di Formula 1 della squadra è stata infatti un vero disastro”, scrive il presidente di Exor. “Per la prima volta in 20 anni, la Ferrari non è riuscita a vincere neanche una gara e inevitabilmente si è dovuto procedere con dei cambiamenti. Il più importante è stata l’uscita di Luca di Montezemolo, che per oltre 20 anni aveva guidato la società con grande energia e impegno”.
“Nel corso della presidenza di Luca fino al 2008”, continua nella lettera Elkann, “la Scuderia Ferrari è riuscita a aumentare i successi conseguiti sui circuiti da gara, grazie alla coppia fortissima formata da Jean Todt e dall’irraggiungibile Michael Schumacher. Jean ha regalato ai tifosi anni di straordinari successi, vincendo 106 Gran Prix, 8 Campionati Costruttori e 6 Titoli Piloti, tanto che Ferrari ad oggi è il team che vanta il maggior numero di vittorie nella storia della Formula 1, oltre che 16 Titoli Costruttori e 15 Titoli Piloti in totale”.
“Il compito di ritornare a questi fasti”, scrive ancora Elkann, “tocca ora a Sergio Marchionne, che è impegnato a tenere vivo lo spirito creato da Enzo Ferrari (“Le esigenze legate alla produzione di serie mi sono estranee”), preservando l’esclusività delle Ferrari e al contempo facendo proprio l’imperativo della vittoria in pista: <<Nessuno ricorda chi arriva secondo>>, diceva il Drake”
Elkann, prende poi in esame tutte le varie partecipazione di Exor, da CNH Industrial, a Cushman & Wakefield (ricavi record nei ricavi e nei margini). E se nella lettera dello scorso anno si era soffermato soprattutto sulla società immobiliare londinese Almacantar e sulla Juventus (che continuano nel trend positivo), in questa occasione John Elkann, confermando la sua passione per l’editoria, mette in rilievo le partecipazioni in Banijay, The Economist.
Banijay, fondata nel 2008 insieme a Bernard Arnault, alla Famiglia De Agostini e all’imprenditore Stéphane Courbit, è diventata una delle più grandi società di produzione televisiva indipendente del mondo.
“La società è cresciuta anche attraverso lo sviluppo di contenuti per altre piattaforme multimediali, soprattutto digitali, e ha esteso la sua presenza geografica, sviluppando una significativa attività negli USA”, spiega Elkann nella lettera. “Grazie a Stéphane e all’ad Marco Bassetti, che è arrivato in Società nel 2013, Banijay ha chiuso un ottimo 2014, con risultati record sia per ricavi, pari a 350 milioni di euro, sia per l’EBITDA (circa 50 milioni di euro, un margine di redditività tra i più alti del settore).
Per quanto riguarda l’Economist, dopo aver spiegato che il quotidiano ha accelerato l’integrazione stampa, digitale, servizi innovativi, sviluppando l’attività nel mobile come, ad esempio, con l’app “Espresso”, (un’edizione concentrata mattutina che riporta il punto di vista dell’Economist sulle principali notizie, e con piani di sviluppo nei video), Elkann ha confermato la positività dell’iter del rinnovo del vertice giornalistico, che ha portato alla direzione Zanny Minton Beddoes.
“Sono rimasto molto colpito dal modo in cui è stato scelto il direttore e ho trovato molto positivo che al posto di una lunga ed estenuante battaglia, ci sia stata una competizione leale e rapida, che non ha lasciato morti sul campo”, ha scritto John Elkann. “Tutti coloro che si erano candidati alla direzione sono infatti rimasti al giornale, e anzi i due finalisti sono diventati vice-direttori. Tutto è filato liscio, e questo grazie soprattutto a Rupert Pennant-Rea (n.d.r.: presidente dell’editrice ed ex direttore lui stesso). Sono un convinto sostenitore delle successioni interne nelle grandi organizzazioni, e l’Economist, che possiede moltissimi talenti, ne è un bell’esempio”.