Editoria

14 aprile 2015 | 18:34

Il cdr dell’ Unità: il giornale non può essere merce scambio tra le diverse fazioni del Pd

(ANSA) “E’ inaccettabile che l’Unità sia usata come merce di scambio tra le diverse fazioni del Pd. E’ inaccettabile che un’azienda editoriale sia piegata a obiettivi politici, inaccettabile minare così l’autonomia di cui la redazione è sempre stata gelosa custode”. E’ quanto si legge in una nota del cdr dell’Unità, nella quale si sostiene ancora che “è insopportabile che questa mancanza di trasparenza offra il fianco ogni giorno a indiscrezioni incontrollate sul nome del direttore, spesso con improbabili autocandidature. A questo punto è d’obbligo una operazione immediata e soprattutto trasparente”. “I giornalisti dell’Unità – ricordano i rappresentanti sindacali – hanno accettato 35 giorni fa (era il 5 marzo) un accordo doloroso con la società Unità srl del gruppo Veneziani, partecipata dalla Pessina costruzioni e al 5% dalla fondazione Eyu del Pd, con l’obiettivo di favorire la riapertura in tempi. Risale a tre settimane fa la sentenza del tribunale fallimentare di Roma che ha dato l’ok al piano di liquidazione presentato dal collegio dei liquidatori della Nie, la società che ha pubblicato il giornale fino al 31 luglio scorso. Tutti i passaggi tecnici necessari alla riapertura del quotidiano sono stati superati. Cosa manca per procedere alla nomina di un direttore? Cosa bisogna ancora aspettare perché si sblocchi il percorso con la presentazione del piano editoriale, l’intesa con il sindacato sui criteri di assunzione e poi la selezione del personale?” “Gli 80 dipendenti (tra giornalisti e poligrafici) sono in cassa integrazione a zero ore dal primo agosto, con redditi falcidiati e famiglie in forte emergenza economica – prosegue la nota -. Finora hanno visto #lavoltabuona solo su twitter, e hanno letto solo sui giornali molteplici annunci dell’editore sulle date di riapertura. Doveva essere entro Natale, poi a febbraio, quindi il 25 aprile. Tutto con grandi squilli di tromba. Oggi non c’è più neanche una data. Quello che resta degli annunci è solo un danno economico notevole per il giornale, che si prepara a ripartire in una fase dell’anno – quella estiva – in cui il mercato è più debole”. (ANSA, 14 aprile 2015)