27 aprile 2015 | 9:29

Giuseppe Granieri: “il meglio (o il peggio) per l’editoria deve ancora arrivare”

Giuseppe Granieri, saggista e fondatore nel 1996 bookcafe.net , nel suo blog su Lastampa.it ha appena pubblicato il post ‘Editoria: il meglio (o il peggio) deve ancora arrivare’ in cui scrive: Molti editori credono che il peggio sia stato evitato e che l’industria del libro sia sopravvissuta allo sconveniente pericolo dello tsunami che ci si aspettava.

 

Giuseppe Granieri

Giuseppe Granieri

«Alla Fiera del Libro di Londra», scrive Gareth Cuddy su Digital Book World, «in maniera quasi silenziosa e invisibile si davano pacche sulle spalle e sembravano pensare “il peggio è passato”. E, con un sospiro di sollievo, girava l’idea che “grazie a Dio la storia dell’ebook è finita, ora si può tornare all’editoria quella vera».

Per sua stessa ammissione, Gareth dipinge questo quadretto con una punta di ironia. Ma lo utilizza per costruire un ragionamento interessante, che parte da un presupposto su cui riflettere: «La disruption nell’editoria deve ancora cominciare». E per quanto il termine inglese “disruption” non abbia una perfetta traduzione in italiano, trasmette bene l’idea di un cambiamento di paradigma innestato dall’innovazione e dall’evoluzione delle tecnologie disponibili.

Utilizzando uno schema suggerito da Steven Sinofsky, Gareth lo descrive così: «introdurre un prodotto concepito da un nuovo punto di vista».

Le fasi del cambiamento
Nella sua analisi mette a fuoco i diversi passaggi che l’editoria libraria ha vissuto, sta vivendo e deve ancora vivere. La prima è quella dei «nuovi arrivati che introducono un nuovo prodotto che soddisfa esigenze diverse». È facile arrivarci: è la fase in cui nascono gli ebook e gli ereader e «lo spazio editoriale viene “liberato”, togliendo l’esclusiva dei libri agli editori tradizionali».

La seconda fase è quella «dell’evoluzione rapida e lineare», in cui l’editoria tradizionale ha adottato il digitale e ha cominciato a produrre ebook. Gareth la colloca tra il 2010 e il 2013. E suggerisce che attualmente ci troviamo nella Fase 3, quella in cui «il mercato si stabilizza, le nuove tenologie vengono accettate come normali e mature»

Il vero Tsunami sta per arrivare. Forse.
Qualche anno fa, quando cominciavano a entrare in agenda gli ebook, Riccardo Cavallero utilizzò una frase efficace: «Non possiamo fermare lo tsunami, possiamo solo comprare una tavola da surf. Dobbiamo cambiare radicalmente».
Anche Gareth utilizza la stessa immagine: «molti editori credono che il peggio sia stato evitato e che l’industria del libro sia sopravvissuta allo sconveniente pericolo dello tsunami che ci si aspettava».

Ma poi postula la Fase 4, quella in cui il prodotto viene «completamente reimmaginato». Sviluppando il suo scenario, cita molti esempi di altri settori (industria culturale in genere, ma anche Uber e altre storie di innovazione). E si dice convinto che tra il 2017 e il 2020 ne vedremo delle belle, «man mano che nuove startup cominceranno a lavorare sul valore e sull’inefficienza dell’editoria contemporanea».

Il pezzo, che va letto tutto -anche con spirito critico, se vuoi- ci aiuta a riflettere sui possibili scenari. Si intitola, in maniera significativa: Publishing’s Digital Disruption Hasn’t Even Started.

Le grammatiche della comunicazione del libro
Nel frattempo, come link bonus, altri due articoli -correlati tra loro- che raccontano parte del cambiamento che sta vivendo l’editoria.
Il primo è un bel pezzo di Mike Shatzkin su come bisogna lavorare, in tempi moderni, alla comunicazione del libro: There are 2 first principles about descriptive copy that all publishers need to take on board.

Il secondo, in linea con il primo, aggiorna alcuni principi fondamentali sul marketing del libro nell’era digitale: Demographics, Psychographics, Behaviors: Audience Research Needn’t Be Costly or Time Consuming.
GIUSEPPE GRANIERI (@GG) 25/04/2015

http://www.lastampa.it/2015/04/25/blogs/terza-pagina/editoria-il-meglio-o-il-peggio-deve-ancora-arrivare-eiVdwSK9Car51t6nyFERFP/pagina.html