Editoria, New media

28 aprile 2015 | 18:40

Il direttore de La Stampa, Calabresi, spiega l’accordo europeo con Google per “salvare il giornalismo”: innovare per colmare il gap tra ciò che produciamo e ciò che la gente legge in Rete

Il direttore de La Stampa, Mario Calabresi:  C’era un tempo in cui i giornali combattevano tra loro ogni mattina, una battaglia per conquistare una copia in più, per avere una notizia in esclusiva, per non prendere buchi, per essere aggiornati fino a notte fonda.

Mario Calabresi (foto LaStampa)

Mario Calabresi (foto LaStampa)

Oggi molto è cambiato: la battaglia che si svolge non più una volta al giorno, ma ogni minuto è un’altra, è quella per catturare l’attenzione dei lettori. E gli avversari non sono tanto gli altri giornali, ma tutto ciò che sta dentro un telefonino, l’infinito mondo della rete e delle applicazioni: giochi, video, foto, messaggi di amici e parenti, informazioni di servizio, pettegolezzi, curiosità, previsioni del tempo che ti annunciano che tra 10 minuti pioverà e notizie. Dobbiamo essere coscienti che oggi su Internet a un solo click di distanza da un nostro articolo c’è il mondo intero, una rivoluzione rispetto ai tempi in cui tutto avveniva nel recinto del quotidiano di carta dove tutto era contenuto.
in questo panorama l’editoria tradizionale, quella che state leggendo in questo momento, sta perdendo peso e capacità di conquistare il cuore, la mente e soprattutto gli occhi dei lettori.

Ci si potrebbe arrendere e uno dei modi per farlo è continuare a raccontarsi una centralità che sta svanendo, ci si potrebbe accontentare di declinare il più lentamente possibile, si può continuare a rimpiangere il passato, oppure si può credere che esistano strade per dare valore ai contenuti e per mettere in luce la qualità.

Ma bisogna avere il coraggio di cambiare completamente il nostro approccio per essere capaci di realizzare progetti che sfruttino al meglio le potenzialità del digitale, che rendano il nostro giornalismo più competitivo, bello e fruibile e che cerchino al tempo stesso di rendere il giornalismo sostenibile dal punto di vista economico.

Per questo otto giornali europei, tra cui «La Stampa», «El País», il «Guardian», il «Financial Times» e la tedesca «Faz» hanno deciso di dare vita ad un progetto con Google, che si chiama Dni (Digital News Initiative) per portare innovazione nelle redazioni europee. Per dare risposte adeguate e competitive ai lettori di oggi, anche ai più giovani, per cercare di colmare quel gap che c’è tra ciò che produciamo e ciò che la gente legge in rete. Un progetto che ha come finalità quella di aumentare il numero di lettori, il loro tasso di attenzione e i ricavi, perché solo un giornalismo che ha i conti a posto è un giornalismo veramente libero da pressioni e condizionamenti.

Si tratta di studiare prodotti nuovi, di immaginare soluzioni innovative per la pubblicità, i video e le applicazioni, un’opportunità per tutto il sistema perché ciò che nascerà sarà a disposizione di chiunque voglia sperimentare nuove strade e non solo del gruppo dei fondatori.

Infatti, sia le soluzioni che verranno messe a punto sia il fondo di 150 milioni di euro per finanziare l’innovazione saranno aperti a tutte le realtà editoriali tradizionali, ma anche ai nuovi soggetti che si affacciano nel mondo dell’informazione digitale, startup comprese.

E’ un percorso di lungo periodo quello che inizia oggi: il compagno di strada è il più grande motore di ricerca del mondo, messo sotto la lente dell’antitrust europea proprio nelle scorse settimane, che in questi anni non è mai stato considerato né un amico né un possibile alleato dai giornali visto quanto ha contribuito a sbriciolare il sistema tradizionale.

Si può obiettare che per il gigante di Mountain View questa è una necessaria operazione di marketing e di pubbliche relazioni, per migliorare la propria reputazione in un continente in cui si trova ad affrontare critiche e una indagine antitrust, ma se questo lo ha spinto a sedersi intorno ad un tavolo e a discutere seriamente di sviluppo digitale del mondo editoriale per noi è una buona notizia.
Oggi Google sembra rendersi conto di come l’ecosistema in cui agisce non sarà più lo stesso e perderà valore se il mondo dell’informazione non riuscirà a tornare in buona salute, ha chiaro come la catena alimentare dell’informazione di cui si nutre dipenda anche dalla solidità del sistema editoriale.

Per questo «La Stampa» e altri sette gruppi informativi di Spagna, Inghilterra, Germania, Francia e Olanda hanno cominciato a lavorare insieme, convinti che questo sia un punto di partenza di un percorso che ci dirà presto se sia possibile trovare nuove strade per il nostro futuro insieme a Google.

Un percorso trasparente in cui si cercherà di dare un valore chiaro e riconoscibile al giornalismo di qualità, un percorso che in Italia dovrà necessariamente camminare parallelamente a un dialogo tra Google e la Federazione degli editori che dia risposte chiare ai problemi da tempo sul tavolo, a partire dai diritti d’autore fino alla condivisione dei dati.

Un progetto che contribuisca a comprendere i percorsi di lettura e le dinamiche dell’informazione, anche attraverso una maggiore cultura del tempo presente, grazie a borse di studio e finanziamenti per ricerche accademiche e al finanziamento per ampliare a venti Paesi europei il Reuters Institute Digital News Report, ricerca annuale e strumento preziosissimo per capire dove sta andando questo mondo.