28 aprile 2015 | 17:19

Il giornalista di Repubblica Filippo Ceccarelli dona il suo archivio alla Camera dei deputati

di Natalia Lombardo – “Ritagli di tempo” donati alla Biblioteca della Camera da Filippo Ceccarelli. L’editorialista di Repubblica ha offerto all’istituzione il suo sterminato archivio giornalistico raccolto dall’inizio degli anni ‘70 fino al 31 dicembre 2014.

Filippo Ceccarelli

Filippo Ceccarelli (foto Passaggifestival.it)

Il Fondo Ceccarelli è stato presentato nella Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto, dalla presidente della Camera, Laura Boldrini, dai giornalisti Alessandra Sardoni e Massimo Bordin (che ha ricordato anche l’archivio audio video delle sedute parlamentari conservato da Radio Radicale) e dallo storico Guido Crainz.

L’archivio, che Ceccarelli si è portato dietro nel suo passaggio da La Stampa al quotidiano diretto da Ezio Mauro, è traslocato in via del Seminario con un tir che quasi non entrava nella strada del centro di Roma. E’ un “mostro” come ha detto il giornalista, formato da 334 raccoglitori, 1.430 cartelline, e composto in quarant’anni di lavoro da ritagli di giornali e riviste, documenti, atti parlamentari, curiosità, stranezze e “veline”. Rivela non solo i cambiamenti della politica, ma anche quelli del giornalismo politico e della cartoleria, dai faldoni grigi alle cartelline colorate di oggi. Sarà accessibile a tutti, come lo è del resto la ricchissima Biblioteca della Camera, “basta avere 16 anni e un documento di identità”, ha detto Ceccarelli, che ha insistito sulla scelta di “condividere” questo materiale con i colleghi, gli studenti o gli studiosi. E fra non molto sarà digitalizzato, “così il mostro entrerà nelle vostre case” ha scherzato il giornalista.

C’è di tutto, dai personaggi della Democrazia Cristiana al Psi, dal Pci al Pd renziano, dai documenti sul “Dopo Moro” alle cronache dei “tumulti in Parlamento” nella Prima e nella Seconda Repubblica, dal Msi ai partiti minori a Grillo e Casaleggio, curiosità come il giornale leghista Il Sole delle Alpi e la comparsa di Cicciolina nelle aule parlamentari e la Noemi berlusconiana, la collezione delle “veline di Orefice” nel decennio tra il 1989 e il ’98, chicche sul rapporto tra cibo, sesso e potere, sul quale Ceccarelli ha scritto i suoi libri sempre pieni di ironia.

“Restituire è più bello che dare” ha detto il giornalista, che vede la donazione come un modo per trasmettere la gioia avuta dal lavoro. E, soprattutto, è un modo per conservare la memoria in un momento in cui tutto si frammenta ed è estemporaneo. Laura Boldrini ha sottolineato il “significato civico” della donazione: “Donare, oggi, non è nella top ten dei valori dominanti. Noi ci siamo cresciuti, con certi valori di solidarietà ma oggi ci dicono che siamo ‘buonisti’ e dobbiamo quasi giustificarci solo perché crediamo in un valore peraltro iscritto nella Costituzione”, ha spiegato la presidente della Camera. Filippo Ceccarelli è felice che il suo Fondo sia aperto a tutti e collocato “vicino a Vittorio Emanuele Orlando, pensate”, si schermisce, nella sala Galileo al secondo piano di Palazzo San Macuto, affacciata sullo stupendo chiostro con un rigoglioso banano al centro.

L’archivio Ceccarelli