Protagonisti del mese

30 aprile 2015 | 9:14

Un’eroina con figli e scorta

A leggere il racconto della vita di Federica Angeli vengono in mente quelle fiction di cui i telespettatori italiani sono ghiotti. Storie con protagonisti mafiosi crudeli, cittadini minacciati e terrorizzati, albanesi che trafficano in armi, puttane coraggiose, giornalisti infiltrati.
In questo caso non si tratta di invenzioni da dark movie, ma delle esperienze vissute veramente da una donna con una incontenibile passione per il giornalismo di cronaca e di grande coraggio civile.

Era il 13 luglio del 2013, mancavano dieci minuti alla mezzanotte, l’aria era calda e umida, appena mossa dalla brezza che veniva dal mare, quando in via Casana scoppiò l’inferno. Il grido disperato di una ragazza: “Non sparare, non sparare!”. Alcuni colpi di arma da fuoco, gente che usciva alla disperata da una sala scommesse, Italy Poker. Stridore di gomme, moto smarmittate. In quel buco colorato da mille luci dove si scommette sul calcio e sui cavalli, ma anche su chi muore e chi resta vivo, due delle tre bande mafiose che spadroneggiano a Ostia, gli Spada e i Triassi, si stavano scontrando.
Lido di Ostia, ‘il mare di Roma’. Una volta. Da qualche anno è ‘la pattumiera di Roma’. La gente si affaccia dalle finestre e dai balconi di via Casana, mentre Carmine Spada, il boss, e suo nipote Ottavio, che perde sangue da una gamba, escono in strada dopo aver messo in fuga i rivali. Carmine alza lo sguardo: “Che cazzo avete da guardare? Lo spettacolo è finito, tornate dentro”. Come se avesse spinto un pulsante, le serrande immediatamente si abbassano con fragore. Tutte tranne una: quella dalla quale è affacciata Federica Angeli, terzo piano della palazzina proprio di fronte alla sala giochi. Spettinata, in pigiama, Federica rimane immobile. Gli occhi di Spada incrociano i suoi per un paio di interminabili secondi. Lui la riconosce, è la giornalista “rompicoglioni” che proprio non vuole farsi “i cazzi suoi”. Gira i tacchi e se ne va.
Federica si assicura che i tre bambini dormano, poi comincia a vestirsi. “Vado a fare denuncia ai carabinieri, devo raccontare tutto ciò che ho visto”. Suo marito, Massimo le prende il volto tra le mani: “Amore, abbiamo tre bambini, adesso spogliati e torna a letto”. Lei è irremovibile: “Proprio perché abbiamo tre bambini, proprio per il loro futuro, io adesso vado al commissariato. Vuoi che continuino a vivere in una città governata dalla malavita e paralizzata dalla paura? E cosa penserebbero di me, di noi, se nascondessimo la testa nella sabbia?”.

Massimo si convince e l’accompagna a stendere la denuncia e a riconoscere in foto coloro che avevano partecipato alla sparatoria. Sei ore dopo il prefetto Giuseppe Pecoraro le assegna una scorta. Con la quale, da quasi due anni, la giornalista, madre di tre figli, convive.
Erano due automobili e otto agenti, da qualche mese la scorta è stata ridotta.

 

L’articolo integrale è sul mensile Prima Comunicazione n. 460 – Aprile 2015