Protagonisti del mese

30 aprile 2015 | 9:14

Alta tensione

Clima teso alla Condé Nast per lo sforzo dell’amministratore delegato, Giampaolo Grandi, di trasformare la casa editrice in una redditizia multimedia company. Ma anche per i nuovi tagli di costi che potrebbero colpire 70 giornalisti su 170

È un ingegnere, si chiama Michele Ridolfo e ha un incarico che più esplicito non si può: senior vice president business development and monetization, cioè come ‘ottimizzare i flussi monetari dei brand e sviluppare nuove opportunità di business’. In Condé Nast da inizio aprile, dopo solide esperienze nello sviluppo strategico al Boston Consulting Group, a Yoox, alla Levi Strauss Europe e infine a Peck dove ha gestito la crescita internazionale, è l’ultimo manager scelto dall’amministratore delegato, Giampaolo Grandi (al quale risponde direttamente), per capire come e da dove estrarre nuove risorse da un’attività editoriale sempre meno redditizia nelle sue forme tradizionali. Tanto che lo scorso 6 marzo è arrivato come una doccia fredda l’annuncio di una settantina di esuberi tra i 170 giornalisti in forza alla casa editrice, attualmente con contratti di solidarietà al 20% avviati nel 2013 (termineranno alla fine del prossimo agosto) di fronte ai 35 possibili esuberi dichiarati nel luglio di quell’anno: un accordo – ha sottolineato l’assemblea dei giornalisti – che consente all’azienda “un risparmio sul costo del lavoro di oltre 6 milioni di euro in due anni, in presenza di un fatturato rimasto sostanzialmente inalterato dal 2013 al 2014 e di un utile aumentato di oltre il 50%”.

Grandi ha assicurato che nessuna testata verrà chiusa, ma la trattativa si preannuncia lunga e complessa, visto che al momento sembra escluso il rinnovo dei contratti di solidarietà e Condé Nast sta cercando di capire con l’aiuto degli avvocati quali soluzioni sono applicabili, senza tralasciare l’ipotesi dei licenziamenti collettivi.
Ma non sono solo questi numeri così alti a creare tensione, piuttosto sembra che oggi stiano venendo al pettine i nodi di quella trasformazione da casa editrice a azienda multimediale avviata da tempo in Condé Nast e accelerata negli ultimi due anni. È come se oggi coesistessero nell’azienda un corpo tradizionale, formato dalle redazioni dei periodici, e nuove entità che rappresentano l’azienda del futuro, cioè le factory dedicate al digitale e al video. È su queste ultime che ormai si concentrano le energie e gli investimenti, tanto in denaro quanto in nuove figure e talenti professionali totalmente al di fuori dell’ambito giornalistico. E anche le redazioni dei periodici sembrano muoversi come su un doppio binario: nella maggior parte dei casi lo sforzo per integrare il lavoro su carta, sul web e sul video è solo all’inizio; ma esiste anche l’esempio di Wired, dove si sta realmente sperimentando un lavoro giornalistico su contenuti da destinare ora al mensile, ora al web e ora alle iniziative sul territorio.
È una situazione che per la prima volta ha avuto ripercussioni anche all’interno del comitato di redazione, che si è spaccato sulla valutazione dei nuovi esuberi annunciati a marzo. Maurizio Pesce si è dimesso e al suo posto è stata eletta Emanuela Griglié (L’Uomo Vogue) che si aggiunge a Olga Noel Winderling (Gq) e Veronica Bianchini (Vanityfair.it).

L’articolo integrale è sul mensile Prima Comunicazione n. 460 – Aprile 2015