Protagonisti del mese

30 aprile 2015 | 9:11

Fatti uno per l’altro

Il progetto di fusione di Ei Towers con Rai Way, lanciato da Mediaset con un’opas sulla società della Rai, ha creato allarme e reazioni negative. Ma l’idea di costituire un operatore unico delle antenne televisive è buona. E infatti il governo ha deciso di occuparsene. Vi raccontiamo com’è la situazione di questo settore in Italia

C’era una volta il progetto studiato da Claudio Cappon, allora direttore generale a Viale Mazzini, che immaginava un’uscita di Rai e Mediaset dal business delle torri di trasmissione partendo dall’integrazione di Rai Way con l’allora Elettronica Industriale, per poi vendere questo asset a caro prezzo a un ‘tower operator’. Era il 2006 e Cappon era persuaso che quello fosse un modo per portare a casa un bel po’ di soldi, risolvendo anche l’anomalia italiana degli editori televisivi verticalmente integrati, che controllano cioè tutto il ciclo, contenuti, frequenze e messa in onda, rinunciando semplicemente ai pilastri di ferro e cemento delle torri.
Non se ne fece nulla perché Mediaset disse di no, avendo in mente altri piani. E infatti nel 2011 il gruppo di Berlusconi decise di scorporare la propria infrastruttura di rete conferendo la maggior parte del personale e di tutte le attività operative nella nuova società Ei Towers spa (mentre Elettronica Industriale manteneva la titolarità dei trasmettitori e delle frequenze). Il secondo passo, dopo l’integrazione con Dmt – che mette insieme un piccolo colosso che conta 3.200 siti gestiti, di cui circa 2.300 di proprietà – è la quotazione in Borsa con Mediaset/Elettronica Industriale al 40% del capitale.

Si arriva così alle cronache di questi giorni, quando dopo la quotazione in Borsa di Rai Way, Ei Towers salta fuori a sorpresa con un’offerta pubblica d’acquisto per il 66,67% del capitale di Rai Way, di cui Viale Mazzini tiene ancora saldamente in mano il 65%. Una mossa fatta “in nome dell’interesse nazionale”, spiegano a Mediaset, “con l’obiettivo di costituire un operatore unico delle antenne televisive al pari degli altri grandi mercati europei”, qualcosa di molto vicino al progetto Cappon con la differenza, però, che la concentrazione delle torri trasmissive in mano a Mediaset ha creato molto allarme e suscitato violente reazioni negative e con il risultato finale di farsi chiudere le porte in faccia prima dalla Rai, poi da Consob, dall’Antitrust e infine dal governo, che ha fatto sapere che il 51% di Rai Way deve restare pubblico, come precisato dal decreto del Consiglio dei ministri del 12 settembre prima dello sbarco della società in Borsa, e fortemente voluto dal sottosegretario alle Telecomunicazioni, Antonello Giacomelli, convinto della necessità di mettere in sicurezza le infrastrutture strategiche del Paese.

L’articolo integrale è sul mensile Prima Comunicazione n. 460 – Aprile 2015