Editoria

30 aprile 2015 | 10:08

Le copertine e le interviste che ‘Prima’ ha dedicato a de Bortoli

La stanza del direttore del Corriere della Sera al primo piano in via Solferino oggi (30 aprile) è vuota, in attesa che il cda di Rcs Media Group nomini il successore di Ferruccio De Bortoli.

De Bortoli ha deciso di lasciare ieri il giornale dopo aver salutato giornalisti, politigrafici ed impiegati. Una cerimonia degli addii commuovente, perchè De Bortoli in via Solferino ci è stato per 42 anni, con parentesi di poco più di cinque anni tra Europeo e Sole 24 Ore. E’ stato il più amato e rispettato dai giornalisti del Corriere perché è stato sul serio nei suoi dodici anni di direzione un ‘primus inter pares’, che di solito è una fregnaccia gigantesca.
Guidare un quotidiano non è facile; guidare il Corriere è difficile. Ferruccio De Bortoli è stato un fenomenale incassatore, ogni giorno ce n’era una: se non era la politica era la città, se non era la città era il sindacato, e sempre erano i numerosi azionisti di Rcs.
Per chi volesse conoscere meglio la storia di questo direttore del Corriere pubblichiamo le copertine, gli articoli più significaticativi e le interviste a Ferruccio De Bortili usciti su Prima comunicazione dal 2002 in poi.



 

 APRILE 2002 – Ferruccio, l’ultimo (doc)

È entrato nel gruppo Rcs Editori a 20 anni e ci ha passato tutta la vita. Forse è l’unico direttore del ‘Corriere’ che se dici “telefono, casa!…” pensa a Via Solferino 28. Ma il potere non ama direttori come Ferruccio de Bortoli, preferisce il direttore politico, al massimo manager. Quello che pensa al giornale è troppo pericoloso. Inaffidabile.

OTTOBRE 2004 – Sì, ma però… (doc)
“E lei, Ferruccio de Bortoli, accetta di diventare direttore del ‘Sole’ in ricchezza e povertà, in salute e malattia, finché morte o Montezemolo e Cipolletta non vi dividano?”. “Sì, ci sto”, ha risposto Ferruccio, detto anche Titti per la sua implacabile dolcezza vendicativa. “L’unica cosa che vorrei, però, è una liberatoria da quell’incubo di centinaia di querele per diffamazione” Misurato fino all’eccesso, sempre disponibile ad ascoltare, mai allineato e mai, soprattutto, senza cravatta. Già, anche tra i giornalisti c’è chi nasce con la camicia, chi per ragioni di collo le camicie le pubblicizza e chi, come lui, la camicia non la porterebbe per nessuna ragione senza cravatta, con buona pace del nuovo apostolo del made in Italy, quel Luca Cordero di Montezemolo che appena qualche giorno fa ha sdoganato la rinuncia all’orpello dinanzi ai giovani industriali e che tanto ha brigato per portare proprio lui, nonostante la resistenza di qualche grande elettore, alla direzione del Sole 24 Ore.

FEBBRAIO 2005 – Questo è l’impasto della nostra società, dice il nuovo direttore del ‘Sole 24 Ore’ (doc)
Noi, il ‘Sole’, i giornalisti, i cittadini che non vogliono mollare debbono infilarsi in questo impasto, e farlo lievitare come la ‘madre’ scassando paratie, barriere, percorsi obbligati, vincoli. A caccia di idee, per favorirle, spingerle. Questa non è un’intervista a Ferruccio de Bortoli, appena eletto direttore del Sole 24 Ore. È il ritratto di un professionista dell’informazione che, pur lavorando per 31 anni a Corte, è riuscito a non sputtanarsi, a non chiedere, a non accattonare. Eppure, la tentazione deve essere stata grande, irrefrenabile. Facciamo quattro conti.

APRILE 2009 –  e adesso poveruomo! (doc)
Ha chiesto che lo lasciassero solo per una mezz’ora nella sua stanza di neo direttore del Corriere della Sera. “Mezz’ora soltanto”, ha chiesto con voce spenta. Ferruccio de Bortoli ha appena finito il suo discorso di insediamento. un discorso asciutto, senza fronzoli, senza bandiere: “qui non c’è niente da festeggiare”, gli scappa detto. E quando finalmente chiudono la porta della sua stanza su al primo piano, de Bortoli riesce a mandare giù quel malloppo che gli chiude  la gola dalla mattina, da quando appena alzato si è guardato allo specchio, bianco come un cencio.  Lui lo sa meglio di tutti i giornalisti  del suo quotidiano: qui non c’è niente da festeggiare! Pigi Battista, il suo vice, glielo ha già fatto sapere: se ne andrà a roma, a fare l’editorialista politico. Ferruccio si accascia sul ripiano tirato a lucido della sua scrivania.

OTTOBRE 2011 – Il ‘Corriere’ ospitale (doc)
“Questo giornale è un tavolo aperto al confronto e al dialogo tra opinioni diverse che si rispettano”, dice il direttore Ferruccio de Bortoli, ribadendo la linea del Corriere contraria alla delegittimazione morale dell’avversario fatta da destra e da sinistra. E racconta il suo impegno nello sviluppare il dialogo tra laici e cattolici perché “se non ripartiamo dai valori, dall’etica civile, questo Paese è morto”

APRILE 2014 – Perché de Bortoli ha dichiarato guerra  al vertice di Rcs MediaGroup? (doc)
Per difendere il Corriere della Sera e perché è stato lasciato solo.In vista dell’assemblea dell’8 maggio il direttore Ferruccio de Bortoli e la redazione del Corriere della Sera alzano i toni dello scontro verso l’amministratore delegato Pietro Scott Jovane e il Cda.  In una pericolosa partita di potere

FEBBRAIO 2015 – Allora, secondo voi, cosa succede in via Solferino? (doc)
Siamo agli sgoccioli. Entro domenica 29 marzo i soci di Rcs MediaGroup dovranno presentare la lista dei candidati per il nuovo consiglio di amministrazione. Un mese più tardi, il 23 aprile, all’assemblea degli azionisti di Rcs toccherà approvare il bilancio del 2014, nominare il nuovo cda che, a sua volta, alla fine dello stesso mese, avrà il compito di designare il direttore del Corriere della Sera. Mai liturgia così protratta e piena di tensione si era vista in Italia per la scelta di un direttore di testata, rito aperto dall’annuncio dell’uscita di Ferruccio de Bortoli concordata (“Comunque, non ho dato io le dimissioni”, ha subito precisato lo stesso de Bortoli a Prima) e comunicata la mattina di un rovente 31 luglio con un anticipo a dir poco irrituale. E mai tanta curiosità e attenzione si è addensata su un evento legato al mondo giornalistico.