04 maggio 2015 | 11:24

#WeAreAllStudents per riaccendere l’attenzione sulla strage nel campus di Garissa, l’iniziativa di Fabrica e Università di Padova

di Laura Preite – Il cortile dell’università di Padova come quello del campus universitario di Garissa in Kenya dove il 2 aprile sono morti 147 studenti e oltre 70 sono rimasti feriti nell’attacco del gruppo islamista Al Shabaab. L’iniziativa è stata promossa da Fabrica, centro di ricerca sulla comunicazione del gruppo Benetton, da un’idea dello scrittore Paolo Giordano e dall’università di Padova per accendere una luce sul cono d’ombra di informazione che ha interessato l’evento, secondo gli organizzatori.

Fabrica Weareallstudents

“Ci sono morti che pesano e segnano la storia e altre che passano quasi inosservate – si legge nel comunicato dell’iniziativa -. Mentre l’attentato all’interno della redazione della rivista satirica parigina Charlie Hebdo, con le sue dodici vittime, ha suscitato un’ondata mondiale di immedesimazione e di indignazione, la morte di 147 studenti a Garissa ha provocato un orrore svaporato come un’emozione fugace per un fatto che non ci riguarda così da vicino”.

La fotografia del cortile del Bo riproduce quella del cortile del campus keniota. “Sarebbe potuto succedere anche a me” racconta una ragazza che ha preso parte alla performance, “non c’è differenza se la tragedia succede qui o in un’altra parte del mondo” dice un’altra, “credo che l’informazione debba essere di tutti e non solo di una parte”. “La nostra è un’università che si è battuta fin dalla sua fondazione contro la tirannide e per la libertà di pensiero” spiega il rettore dell’Università di Padova Giuseppe Zaccaria.

“Nulla mi rende poi così diversa da Ruth o Maggie, Dorren o Mary, studentesse e cristiane, come me, ma in Kenya. Mai ho provato di più  il senso di appartenenza a un gruppo come in questa  tragedia. Ho pianto e stretto i pugni, ho provato tristezza ma soprattutto impotenza. Sono cristiana e sono fiera di esserlo e non proverò più vergogna nell’esserlo, non proverò più a cambiare argomento quando qualcuno mi dirà: “Ma perché vai a messa?’”. Sono le parole di una studentessa in Scienze politiche che ha voluto anche lei prendere parte alla performance.