04 maggio 2015 | 17:39

‘Mi chiamo Maya’, opera prima del giovane regista Tommaso Agnese, dal 7 maggio nelle sale

di Natalia Lombardo – E’ la sua opera prima, o meglio è il suo primo lungometraggio, punto di partenza per la sua carriera di regista e punto di arrivo per il suo personale viaggio nel “sottosuolo” comunicativo dell’adolescenza metropolitana: Mi chiamo Maya, film di Tommaso Agnese, trentenne regista esordiente. Dal 7 maggio il film sarà in quaranta sale delle principali città italiane e l’8 aprirà la 14esima edizione del Riff, il Rome Independent Film Festival.

Il regista è cresciuto come autore girando documentari e corti sul mondo giovanile, realizzati in collaborazione con la Regione Lazio e le Asl di Roma, fra i quali Appena Giovani, che ha vinto il Festival internazionale di Salerno, e il doc La vita così come viene, trasmesso sulle reti Rai. Tommaso Agnese inoltre è uno degli animatori della rivista Fabrique du Cinema, dedicata dal giovane cinema italiano, distribuita gratuitamente nelle sale cinematografiche e nelle gallerie romane. Un magazine di cinema ma non solo, perché vuol essere anche l’origine di una rete che faccia emergere le eccellenze nelle opere giovanili e le metta in contatto con cineasti e artisti affermati.

Mi chiamo Maya, una delle chicche della Fabrique, è la storia di Niki, una sedicenne (la giovane attrice Matilda Lutz) che, dopo l’improvvisa morte della madre Lena (interpretata da Carlotta Natoli), fugge dalla casa famiglia che la ospita portandosi dietro Alice, la sorellina di 8 anni (Melissa Monti, di 9 anni). Sarà un viaggio alla ricerca della libertà attraverso mondi romani noti o sconosciuti, punteggiato da incontri con persone diverse delle quali il regista racconta le storie vere raccolte con lo sceneggiatore Massimo Bavastro in giro per discoteche o case famiglia: punk, artisti di strada (Giovanni Anzaldo), cubiste, storie in bilico tra sballo e ribellione. Unico contatto ravvicinato con il mondo adulto è con l’assistente sociale interpretata da Valeria Solarino.

Insomma, per le due fuggitive è quasi una “iniziazione” alla vita, infatti il film, presentato alla Casa del Cinema a Roma, è stato definito un “road movie”, un percorso di formazione sia per gli adolescenti che per chi non sa ascoltarli. Come dice Tommaso Agnese, “la società ha tolto attenzione alle nuove generazioni, il cui dato comune è il senso di abbandono e l’incomunicabilità”. Quindi la fuga. Il film, prodotto dalla Magda Film in coproduzione con Rai Cinema, ha ottenuto il contributo del MiBact e l’anteprima a Pescara con i ragazzi dei licei è stata un successo. E’ costato 900mila euro e i produttori, Silvia Innocenzi e Giovanni Saulini, hanno scelto una forma di distribuzione indipendente per superare le difficoltà che incontrano opere prime come questa, non tanto nella realizzazione ma nella diffusione, anche se, spiega Saulini, “il digitale offre agli esercenti più possibilità, con poche copie si raggiungono tanti cinema”.