05 maggio 2015 | 18:34

Ferruccio de Bortoli editorialista del Corriere del Ticino. Il patto di non concorrenza vale solo per i giornali italiani

Ferruccio de Bortoli, direttore uscente del Corriere della Sera, da domani sarà editorialista per il Corriere del Ticino, testata svizzera che non rientra nei limiti del patto di non concorrenza che l’ex direttore ha firmato per un anno.

Ferruccio de Bortoli (foto Olycom)

In una intervista alla testata svizzera ricorda gli anni al Corriere dov’è entrato nel 1973 e che lascia dopo 42 anni e una pausa in cui ha diretto il Sole 24 Ore.

Ferruccio, è tempo di bilanci. Come ti senti?

«Sono tranquillo, in questi anni, grazie ai collaboratori che ho avuto, credo di aver ottenuto risultati positivi; ovviamente per me è un distacco lacerante. Il mio rapporto di lavoro è finito il 30 aprile, il mio rapporto con il “Corriere della Sera” è un matrimonio indissolubile; il “Corriere” è il mio giornale, la mia casa, i miei affetti».

Durante la tua prima direzione, tra il 1997 e il 2003, al «Corriere della Sera» si percepiva una forte carica innovativa, era l’epoca in cui pubblicavi la Fallaci e a seguire Terzani su posizioni diamentralmente opposte. Cos’è cambiato con la seconda direzione, dal 2009 al 30 aprile 2015 ? Forse più conservatrice?

«È difficile confrontare i due periodi, occorre tener conto delle diverse condizioni del Paese. La prima direzione coincide con la fase crescente del periodo di Berlusconi, con cui ho avuto dei contrasti, e credo di aver difeso bene l’indipendenza del mio giornale. La seconda corrisponde alla fase calante del berlusconismo – mi riferisco solo all’aspetto politico – durante la quale abbiamo difeso una linea liberale e democratica indipendente, ma sempre giudicando sui fatti, senza posizioni pregiudiziali».

Sei apprezzato per lo stile riservato e per la moderazione; ma c’è chi sostiene che sei stato fin troppo prudente con i politici…

«Sono stato così prudente che non ho avuto buoni rapporti con Berlusconi, né con D’Alema, con code giudiziarie; ho finito per litigare persino con Mario Monti, che è stato per anni editorialista del “Corriere”, perché nei confronti del suo Governo tecnico – che comunque secondo me è stato positivo per il Paese e credo che la storia lo rivaluterà – a un certo momento, attraverso Alesina e Giavazzi, ho contestato l’eccesso di leva fiscale. Quando pubblicammo le rivelazioni di Alan Friedman, se la presero Letta e Napolitano. Con Renzi non ne parliamo…». (…)

“Credo molto nel giornalismo di servizio”, Corriere del Ticino, 5 maggio 2015