05 maggio 2015 | 16:28

L’Unità: a pagare 400mila euro per le cause di diffamazione sono gli ex direttori e alcuni giornalisti

Con una conferenza stampa che si è tenuta a Montecitorio la Federazione nazionale della Stampa e i giornalisti dell’Unità hanno acceso i riflettori sull’ulteriore danno subito dopo la chiusura del quotidiano: alcuni redattori e gli ex direttori, infatti, stanno pagando di persona le cause per diffamazione o le richieste di risarcimento, hanno ricevuto da mesi ingiunzioni di pagamento, le loro case sono state pignorate e stanno affrontando pesanti spese legali per i ricorsi in appello

Santo Della Volpe, presidente Fnsi (foto Key4biz.it)

La somma totale raggiunge i 400 mila euro (senza contare le richieste milionarie per le querele in dibattimento) e i giornalisti, tutti in cassa integrazione dal primo agosto 2014, si ritrovano a dover pagare anche la quota che riguarda l’editore, la Nuova iniziativa editoriale spa, al momento in liquidazione, perché le sentenze civili di primo grado sono immediatamente esecutive. E’ il caso degli ex direttori e di molti giornalisti che devono pagare somme anche per la Nie essendo le richieste in “solido”: chi paga lo fa anche per gli altri, anche se la ripartizione delle quote sarebbe dell’80% per l’editore, del 10% per il direttore e del 10% di chi ha scritto l’articolo. “Concita De Gregorio e altri giornalisti dell’Unità stanno pagando anche il conto dell’editore e questo non è giusto”, è stato detto nella conferenza stampa. Di questo parlerà la puntata di Report in onda domenica sera su RaiTre, di cui c’è un’anticipazione su Corriere.it.

«Questa situazione rischia di minare profondamente la libertà di stampa nel nostro Paese, perché nulla esclude che possa verificarsi in futuro anche in altri giornali», ha spiegato il presidente della Fnsi, Santo Della Volpe, nell’affollata conferenza stampa. Da qui la richiesta di interventi su vari livelli: sul piano legislativo per il futuro, perché questo vuoto normativo sia colmato o nella legge sulla diffamazione all’esame della commissione Giustizia della Camera, o in altri interventi sul codice civile. Per l’immediato e per aiutare i giornalisti che si trovano in questa drammatica situazione, invece, la Fnsi ha lanciato un appello ai politici, agli editori e ex editori e ai sindacati affinché sia creato un fondo di solidarietà per chi deve pagare di persona le cause. A questo ha risposto il tesoriere del Pd, Francesco Bonifazi, confermando quanto dichiarato da Guido Veneziani, nuovo editore della futura Unità intervistato dal Fatto, che si è impegnato a “accantonare quei soldi” – cioè i fondi del finanziamento pubblico – “per pagare gli indennizzi del passato”. Infine, Santo Della Volpe ha invitato i politici che hanno sporto querele o richieste di risarcimenti milionarie a rendersi conto della condizione dei giornalisti.

La presidente della Camera, Laura Boldrini, ha mandato un messaggio di solidarietà auspicando anche la riapertura in tempi brevi dell’Unità. All’iniziativa alla Camera hanno partecipato numerosi parlamentari e esponenti del Pd: il vice segretario Lorenzo Guerini, Bonifazi, la presidente dell’Antimafia Rosy Bindi, Walter Verini, relatore Pd in commissione Giustizia per la legge sulla diffamazione, David Ermini, Stefano Fassina e Pippo Civati; poi Pino Pisicchio presidente del gruppo Misto e molti altri, Articolo21 con Beppe Giulietti e Vincenzo Vita, Massimo Cestaro, segretario della Slc Cgil, numerosi colleghi anche ex del quotidiano. Sergio Staino, storico vignettista, ha partecipato di persona e ha “raccontato” la sua vignetta con i giornalisti dell’Unità “in fila alla mensa della Caritas”, Dario Fo ha inviato un messaggio nel quale ha fatto notare come “ in questo modo tutta la responsabilità finale di quanto scritto su L’Unità cade verticalmente sugli autori dei numerosi articoli. Bisogna far promulgare una legge che stabilisca che l’acquirente di una testata debba prendersi gli oneri della passata conduzione. Il giornalista va difeso. Perché in questo modo allora anche qualunque lettore che invia una lettera a un giornale che la pubblica, si potrebbe trovare solo e abbandonato nelle aule di giustizia”. Moni Ovadia, commentatore dell’Unità (e che è stato querelato da Brunetta) ha registrato un video per l’occasione sottolineando come la libertà di stampa sia minata da queste intimidazioni.