Editoria, New media, Radio, Televisione

07 maggio 2015 | 10:00

Longevità delle testate, ricavi da edizioni cartacee, online per giovani. Il rapporto Agcom sui media italiani (INFOGRAFICA)

Qual è lo stato di salute dell’informazione in Italia? La ricerca Agcom ‘Infor­ma­zione e inter­net in Ita­lia. Modelli di busi­ness, con­sumi, pro­fes­sioni’  cerca di fare il punto interpellando 2300 professionisti del settore ed elaborando i dati messi a disposizione da Ordine dei giornalisti, cassa previdenziale e sindacato nazionale. Sono stati anche interpellati 400 editori, nazionali e locali. Dà una lettura del rapporto DataMediaHub.

Dal rapporto emerge un confronto tra fonti di informazione dei giornalisti e dei cittadini:

rapporto Agcom

Per i cittadini, dati aggiornati al 2013, rilevano che la maggior parte, il 90%, si informa attraverso media tradizionali (tv, radio, quotidiani e periodici), seguono le testate online (36%), i social network (12%), i blog (9%) e le agenzie di stampa (7%) che, come sottolinea il rapporto, “con l’affermazione di internet come mezzo di comunicazione di massa, le agenzie di stampa, ed in particolare i loro siti, sono divenute anche fonti di informazione privilegiate”. Le agenzie di stampa così come i social network hanno assunto più ruoli. Lo si nota dall’analisi delle fonti per i giornalisti. In testa ci sono le fonti dirette (79%), seguono le fonti istituzionali (73%), le agenzie di stampa (70%). Quindi: testate online (57%), media tradizionali (55%), social network (54%) e blog (21%).

Diminuisce l’autonomia editoriale dei giornalisti, il tempo per gli approfondimenti e per ricerche e verifiche. Aumentano le ore di lavoro e l’interazione con il pubblico e i lettori.

Agcom rapporto 2

Si assiste ad:

asmi­me­trie infor­ma­tive tra il con­su­ma­tore e l’editore. In tal senso, la qua­lità dell’informazione è spesso sog­getta a fal­li­menti di mer­cato per­ché non può essere facil­mente deri­vata, se non dopo ripe­tuti atti di con­sumo, dall’utente finale. In que­sto con­te­sto, il con­cetto di repu­ta­zione, e quindi la forza dei mar­chi, assume, spe­cie nell’attuale momento, una rile­vanza cen­trale nel sistema informativo.

Una conferma che i marchi contano arriva anche dall’analisi della longevità delle aziende editoriali:

Circa un terzo degli edi­tori attivi dal lato dell’offerta di quo­ti­diani è pre­sente nel com­parto da almeno trenta anni, men­tre le società in atti­vità da meno di dieci anni sono poco più del 20%. Insomma il nuovo non avanza o comun­que avanza con grande fatica.

Un argomento particolarmente spinoso è quello dei ricavi del settore, in particolare per i quotidiani, dove continua a pesare molto nelle entrate, la carta rispetto al digitale, anche se c’è un lieve trend di crescita:

Ad oggi, in effetti, la sus­si­stenza degli edi­tori con­ti­nua a dipen­dere in maniera pre­pon­de­rante dall’entità dei ricavi con­se­guiti gra­zie alle testate car­ta­cee. (…) L’incidenza delle entrate gene­rate dal pro­dotto car­ta­ceo è di gran lunga mag­giore [pari nel 2014 ancora al 90%] rispetto al pro­dotto digi­tale, seb­bene quest’ultimo abbia visto rad­dop­piare il suo peso negli ultimi cin­que anni. L’attività tra­di­zio­nale, sul mezzo car­ta­ceo, rimane il core busi­ness di gran parte delle società edi­trici, le quali, al di là delle dichia­ra­zioni d’intenti, di fatto ten­tano di met­tere in atto stra­te­gie di difesa dei ricavi deri­vanti dalla carta stam­pata, sep­pure molto spesso que­sto avvenga in maniera scom­po­sta e dun­que poco efficace.

Agcom rapporto 3

Da un confronto fra editori digitali e tradizionali (quotidiani online e cartacei) emerge come i ricavi degli editori digitali siano meno della metà di quello degli altri editori, perché più elevata è per questi ultimi la quota di pubblicità che riescono a conquistarsi.

Agcom rapporto 4

Ecco come si differenziano i ricavi (pubblicità e vendite) per i giornali e le tv.

Infine, un tema molto caro in particolare alle migliaia di giovani giornalisti è quello dell’occupazione:

In quat­tor­dici anni è note­vol­mente cam­biato, inol­tre, l’assorbimento dei lavo­ra­tori da parte delle imprese edi­to­riali ope­ranti nel Paese. Il peso per­cen­tuale dei quo­ti­diani è, infatti, dram­ma­ti­ca­mente sceso dal 50% del totale rap­porti di lavoro nel 1990 al 34,4% del 2014, a fronte di una cre­scita del ruolo delle tele­vi­sioni nazio­nali [oggi al 5,7%] e locali [11,9%] ma soprat­tutto degli uffici stampa e comu­ni­ca­zione azien­dali [8,4%] e pub­blici [7,6%, appena all’1% nel 1990].

I giovani sono molto numerosi nelle redazioni online, l’80%. Le attività online si dividono, in diverse attività più specifiche:

A parte lo “Svi­luppo di Web con­tent”, atti­vità svolta da circa il 28% del cam­pione dei gior­na­li­sti rispon­denti al que­stio­na­rio online ed in parte col­le­gata alle ver­sioni online delle testate tra­di­zio­nali, le altre atti­vità tipi­che del Web, come “Infografica/Data Jour­na­lism”, “Social media mana­ge­ment” e “Blog­ger”, sono poco dif­fuse. Tra le altre cose, tali atti­vità sem­brano essere una pre­ro­ga­tiva dei gior­na­li­sti gio­vani visto che media­mente circa l’80% ha un’età infe­riore ai 40 anni.

Informazione in Italia. Modelli di Business, Consumi, Professioni (DataMediaHub, 5 maggio 2015)

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