07 maggio 2015 | 17:05

Le intercettazioni dell’Nsa erano illegali, lo ha stabilito la giustizia Usa: attività non è autorizzata dal Patriot Act. Il commento di Mario Sechi su ‘Prima’

E’illegale la raccolta  dati da parte della Nsa, lo ha stabilito la giustizia Usa. Attività non è autorizzata dal Patriot Act, ha stabilito una Corte d’appello federale di New York.

Mario Sechi, nel numero in edicola e su tablet di Prima Comunicazione, ha affrontato l’argomento: Il dibattito sulla  ipersorveglianza digitale

Mario Sechi (Olycom)

Mario Sechi (Olycom)

Hashtag Surveillance. Lo fanno tutti i governi, ma non si dice. Nel giugno scorso l’Egitto cominciò a monitorare Twitter sulla base di hashtag e parole chiave per “scoprire chi fabbrica bombe”. Nella Rete nacque un contro-hashtag: “Message your personal detective”. Conseguenze?
Nessuna. I governi spiano, tutti spiano tutti
È il videogame della privacy, un campionato che si svolge su due livelli: il girone dei giganti, il campo da gioco degli Stati, dei titani di Internet, delle grandi aziende di telecomunicazioni; la serie B, dove imprese, persone e istituzioni minori fanno il gioco del vedo non ti vedo on line. Il primo livello ha un potere enorme, detta le regole del gioco, incassa i diritti e dimentica i doveri; il secondo livello subisce più o meno inconsapevole il lavaggio del cervello e lancia ululati di gioia alla visione delle mutande del vicino su Facebook. Che gioia!
Se questo è il mondo post Snowden, tanti auguri ai posteri. Le visioni di Philip K. Dick in ‘Minority Report’ si stanno avverando, la precrime è già qui senza bisogno di evocare Tom Cruise che interpreta il poliziotto buono, John Anderton, contro quello cattivo, Lamar Burgess che ha il volto di Max von Sydow. Siamo già in una dimensione touch and destroy e sullo schermo ci sono i bersagli sospetti da tenere d’occhio fin dalla nascita.
Povero Edward Snowden, professione whistleblower, la gola profonda del Ventunesimo Secolo, protagonista di un pezzo shakespeariano che stiamo scrivendo con le nostre mani: la completa distruzione e destrutturazione del dibattito pubblico, dove nell’apparente libertà assoluta si nasconde il totalitarismo dell’algoritmo e il paradigma della sicurezza senza garanzie per il sospettato-imputato.
Snowden è il tragico contemporaneo: un uomo in videoconferenza permanente, un essere che non può spostarsi, il suo spazio fisico è virtuale, il suo corpo è una proiezione, il suo movimento è un ologramma, nello sguardo c’è la (pre)visione della fine. La sua. E la nostra. Un gioco beffardo del destino l’ha catapultato a Mosca, dove lo lasciano vivere senza libertà. Braccato dagli Stati Uniti e accarezzato dalle unghie dell’Orso Russo, è un pezzo della scacchiera della Nuova Guerra Fredda, la computerizzazione del postatomico, la geopolitica dei terabyte. Snowden è un prigioniero libero.
Quello che ha fatto Snowden può piacere o meno. Potete considerarlo un eroe o un traditore della patria (forse è entrambe le cose insieme), ma una cosa è incontestabile: quello che ha rivelato non è il Big Data ma il Big Problem della nostra libertà. Lo stiamo risolvendo? No, lo stiamo subendo, assecondando, invitando a casa. Il pervasive computing sta invadendo lo spazio del corpo e mangiando quello dell’anima. Dove stiamo andando? Ancora una volta apro le pagine di Philip K. Dick e scorro le immagini di Ridley Scott, ‘Blade Runner’, corriamo pazzamente verso l’androide. Ah, l’Internet delle cose. E della carne viva con microchip integrato. Come s’indossa bene…
Le rivelazioni di Snowden sono il passaggio a livello di una storia che viene da lontano. È il treno in corsa della libertà di pensiero e di parola che viaggia sugli stessi binari del convoglio corazzato del potere. E spesso lo fanno in senso opposto. Crash. Il direttore del Guardian, Alan Rusbridger, è un testimone colto di questo passaggio. Lascerà il timone in estate (sarà sostituito da Katharine Viner, ex responsabile dell’ufficio statunitense del Guardian), ma si sta preparando per la sua second life: stimolare il dibattito sulla ipersorveglianza digitale. In una serie di recenti conferenze top class che ha tenuto nel Regno Unito ha tracciato una mappa dei problemi aperti da Snowden. Prima al Royal United Services Institute di Londra, poi al Green Templeton College di Oxford, Rusbridger ha dato la sua lettura intitolata ‘21st Century Surveillance State’. Una stupenda cavalcata nello spazio infinito della libertà di parola che parte dalla figura mitica di John Wilkes nel Settecento (studiatela, vi prego), sfoglia i ‘Pentagon Papers’ pubblicati dal New York Times nel giugno del 1971 grazie alla manina copiatrice di Daniel Ellsberg e sbarca nella terra di mezzo di Julian Assange e Edward Snowden. Secondo il suo diagramma sono almeno 150 i problemi di pubblico interesse aperti dal caso Snowden.
Nessuno di questi è risolto. E la sua delusione per la qualità del dibattito e la parabola che si è innescata è enorme. Per la politica sono temi, nel migliore dei casi, scomodi; nel peggiore, siamo dentro la turbina dell’ignoranza.
Dopo la strage di Parigi, al grido di “siamo tutti Charlie Hebdo”, dopo la marcia sugli Champs-Élysées in cui si coglieva negli occhi dei leader europei solo la paura, le agenzie di intelligence europee hanno rafforzato i loro programmi e i fondi disponibili si sono moltiplicati. In realtà degli attentatori avevano già tutto il puzzle. Parola d’ordine, sicurezza! I governi e l’Unione europea hanno dato un giro di vite alla legislazione, la sorveglianza di massa è diventata fatto esponenziale e non discutibile. E la libertà? Viene dopo, molto dopo. Il governo italiano, tanto per restare nei nostri confini, aveva pronta in canna una norma che autorizzava la polizia a entrare nei computer personali da remoto per intercettare le comunicazioni via web. Praticamente il via libera all’intrusione in casa di chiunque. Cucù, sono il tuo detective personale, come stai? Il colpo è stato schivato per un pelo, la norma cancellata dal decreto, ma rivela la tentazione dispotica.
Buona lettura delle vite degli altri.

Mario Sechi – Prima Comunicazione, numero 460 aprile 2015

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N.S.A. Phone Data Collection Illegal, Appeals Court Rules

WASHINGTON — A federal appeals court in New York on Thursday ruled that the once-secret National Security Agency program that is systematically collecting Americans’ phone records in bulk is illegal. The decision comes as a fight in Congress is intensifying over whether to end and replace the program, or to extend it.

In a 97-page ruling, a three-judge panel for the United States Court of Appeals for the Second Circuit held that a provision of the USA Patriot Act permitting the Federal Bureau of Investigation to collect business records deemed relevant to a counterterrorism investigation cannot be legitimately interpreted to permit the systematic bulk collection of domestic calling records.

The ruling was certain to increase the tension that has been building in Congress because the provision of the Patriot Act that has been cited to justify the bulk data collection program will expire in June unless lawmakers pass a bill to extend it.

It is the first time a higher-level court in the regular judicial system has reviewed the program, which since 2006 has repeatedly been approved in secret by a national security court.

The court, in a decision written by Judge Gerard E. Lynch, held that the Patriot Act provision, known as Section 215, “cannot bear the weight the government asks us to assign to it, and that it does not authorize the telephone metadata program.”

In declaring the program illegal, the judges said, “We do so comfortably in the full understanding that if Congress chooses to authorize such a far‐reaching and unprecedented program, it has every opportunity to do so, and to do so unambiguously.”

The House appears ready to pass a bill next week that would end the government’s bulk collection of phone records, but it has faced resistance from the Senator Mitch McConnell of Kentucky, the majority leader.

A similar bill died in the Senate in November after Mr. McConnell urged Republicans to block an up-or-down vote on it with a filibuster.. Mr. McConnell urged a “clean extension” of Section 215 this time so the program could continue in its present form.

The appeals court did not reach a separate claim by the plaintiffs, the American Civil Liberties Union, that the program also violated the Constitution. It overturned a ruling in December 2013 by a Federal District Court judge that the program was lawful. Parallel cases are pending before two other appeals courts.

http://www.nytimes.com/2015/05/08/us/nsa-phone-records-collection-ruled-illegal-by-appeals-court.html?emc=edit_na_20150507&nlid=54459161&_r=0