08 maggio 2015 | 17:34

In Assolombarda, Calabrò ricorda la ‘Morale del tornio’: la centralità dell’industria nel nuovo equilibrio tra sviluppo sostenibile ed etica del lavoro

di Carlo Riva - La cultura d’impresa, sapienza manifatturiera e competenza hi-tech, ma anche Milano, legalità e cultura contro la mafia e la corruzione, motori veri per un rilancio dell’intero Paese, di questo si è parlato ieri nel tardo pomeriggio a Milano, per la presentazione del libro ‘La Morale del Tornio’, scritto per Università Bocconi Editore da Antonio Calabrò consigliere delegato della Fondazione Pirelli e responsabile del gruppo Cultura di Confindustria.

Assolombarda calabrò

foto Prima comunicazione

Per l’occasione, sala Falk di Assolombarda strapiena ad ascoltare, oltre all’autore: Salvatore Carrubba, ex direttore del Sole 24 Ore e presidente del Collegio di Milano; Livia Pomodoro, ex presidente del Tribunale di Milano, ora presidente Milan Center for Food Law and Policy; Giovanni Azzone, rettore Politecnico di Milano; Marco Tronchetti Provera, presidente e amministratore delegato Gruppo Pirelli; Gianfelice Rocca, presidente Assolombarda.

Nel suo intervento Livia Pomodoro ha sottolineato che “senza una comune responsabilità di imprese e sistema istituzionale è impossibile combattere l’illegalità: solo insieme se non sradicare, si può almeno ridurre il danno provocato dalla criminalità”. Il rettore Azzone, rilevando come negli atenei milanesi si registri un aumento delle immatricolazioni, di fronte al crollo del 20% nel Sud, ha messo in allarme sul rischio di una accentuata divisione del Paese, sottolineando anche lo spazio che si presenta per un’economia della conoscenza, “non postindustriale”, che si fonda sulla manifattura, sui servizi innovativi, sulla cultura e il capitale umano.

Tronchetti Provera, dal canto suo, ha sottolineato la grande conoscenza che emerge dal libro di Calabrò “un comunista diventato comunista liberale”, animato da un grande senso di positività, del “ce la possiamo fare”. L’ad di Pirelli ha, poi, evidenziato come il continuo sovrapporsi di norme abbia alimentato in Italia una corruzione strutturale. Affermando che la fabbrica, legata alla produzione culturale, può essere ancora al centro di creazione di valore”, ha auspicato un ritorno alle radici, alle priorità e a far leva sulle competenze”. “Vincono i Paesi più semplici”, ha affermato, “non a caso là la corruzione è minore, come nei Paesi anglosassoni,. L’America è più semplice”. E ha concluso con una dichiarazione d’orgoglio per Expo , “voluto da pochi e criticato da molti”, non tralasciando un affondo sui media : “La realtà letta sui giornali è un’altra”.

Una critica ai catastrofisti è venuta soprattutto da Calabrò: “Non mi piacciono i dolenti”, ha detto il giornalista passato al mondo dell’impresa che ha rivendicato la scelta giovanile comunista, “nella Sicilia degli anni ’60 e ’70 era un’opzione morale, di chi non si rassegnava alle guerre di mafia, alla sconfitta e alla marginalità”, ricordando la vignetta fatta da Altan dopo la decisione di Occhetto di scogliere il Pci (“Fece bene”), che ha ora appesa nel suo studio: “Non siamo più comunisti, babbo? No, e ci mancherà”.

Ricordando le tesi espresse nel suo libro, Calabrò ha parlato della legalità, non come opzione morale ma come sfida competitiva, riaffermato che gran parte della sfida si basa sulla conoscenza (“Una conoscenza non subalterna all’impresa”) e sul ritorno al manufatturiero, a una fabbrica fondata su produzioni e servizi d’avanguardia a conferma della “cultura politecnica” che guida le migliori imprese.

Tutti temi ripresi da Gianfelice Rocca e compresi in quella che il presidente di Assolombarda ha definito Agenda Milano, un impegno d’azione e responsabilità per la classe dirigente.