Editoria

11 maggio 2015 | 10:47

Trasferire dalla carta al digitale il giornalismo di qualità. Questo l’obiettivo di Luciano Fontana. La stampa italiana? Qualche volta è troppo provinciale

(ANSA) “Il peso di essere diventato il direttore del Corriere della Sera? Lo sento molto e si è visto anche da quanto ci hanno messo a decidere. Qualcuno ha detto che si fa prima a scegliere il presidente della Repubblica o addirittura il Papa. Io sono un uomo di macchina, ovvero una di quelle persone che seguono il prodotto e fanno i progetti, certo meno esposte pubblicamente. Comunque sono arrivato abbastanza impreparato perché non me l’aspettavo,

Luciano Fontana a ‘Che Tempo che Fa’

era una delle possibilità, e fino all’ultimo non ho voluto pensarci e non mi ero preparato un discorso”. Lo ha detto il neo direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana, alla sua prima uscita televisiva nel salotto di Che Tempo che Fa su Rai3. Fontana è stato designato all’unanimità dal consiglio di amministrazione di Rcs – Mediagroup e confermato dal forte sostegno dei giornalisti della storica testata (250 favorevoli su 306 votanti). Fontana risponde anche a Ferrara che l’ha definito un “comunista vero”: “Non c’è un comunista a capo del Corriere della Sera. Io e Ferrara facevamo l’università insieme e forse lui all’epoca era più comunista di me. Ho lavorato all’Unità e questo è incontrovertibile ma sono ormai da 20 anni al Corriere della Sera e il Corriere della Sera cambia le persone, come lo stesso Ferrara è cambiato nel corso della sua vita. E’ legittimo e giusto cambiare nel corso degli anni”. (ANSA, 10 maggio 2015)

Editoria: Fontana, primo compito è trasformazione digitale

(ANSA) La prima cosa che attende il Corriere della Sera guidato da Luciano Fontana è “pensare alla trasformazione digitale”. A annunciarlo è lo stesso neo direttore del quotidiano di via Solferino ospite stasera di Fabio Fazio a Che Tempo che Fa su Rai3. “In America – dice Fontana – ormai l’80% dei lettori legge il giornale su smartphone, tablet e computer. La carta è un po’ in crisi e noi dobbiamo attrezzarci perché su questi mezzi ci sia la stesso valore e lo stesso giornalismo di qualità che c’è sulla carta. Questa è la prima cosa di cui abbiamo parlato con la redazione e penso che sia la prima cosa su cui ci impegneremo”. Ma quali sono i difetti dei giornali italiani? Secondo Fontana “qualche volta sono un misto di quotidiani di qualità e quotidiani popolari all’inglese, mescolano un po’ il gossip e l’eccellenza. Qualche volta probabilmente la mano scappa e va in una direzione non giusta. E poi qualche volta sono un po’ provinciali e hanno uno sguardo sul mondo poco internazionale”. (ANSA, 10 maggio 2015)