11 maggio 2015 | 13:28

Oltre 30.000 presenze alla quarta edizione del ‘Festival della tv e dei nuovi media’ di Dogliani. Dopo De Benedetti, Cairo e Napoletano la chiusura con Fiorello

Si è concluso con oltre 30.000 partecipanti il Festival della tv e dei nuovi media di Dogliani (Cuneo) in programma la scorsa settimana, dal 7 al 10 maggio. Tra i big di quest’anno i cuochi star televisive come Antonio Cannavacciuolo e Gualtiero Marchesi, ma anche comici come il giudice di Italia’s Got Talent Frank Matano, e Fiorello che nell’incontro di domenica sera si è presentato al pubblico scherzando: “Io sono il passato, sono da proteggere.

Fiorello (foto Olycom)

Sono uno dei pochi, non più di 3 o 4 ormai, a non cucinare in televisione o a non fare un talent. Io faccio spettacolo dal vivo, questo per me non è tanto periodo da tv. Dovete difendere gente come me”, senza però negare un suo probabile ritorno in tv in futuro.

Tra gli ospiti di venerdì sera, Urbano Cairo che, nel ‘Faccia a Faccia’ con Gianni Minoli, ha parlato a 360°, spaziando dalla tv al nuovo corso del ‘Corriere’ sotto la guida di Luciano Fontana. “Non lo conosco personalmente, è stato condirettore per sei anni. Il consiglio lo ha scelto, mi auguro che sia bravo”, ha detto Cairo del nuovo direttore del quotidiano di via Solferino per poi tornare a ribadire la sua intenzione di non alzare la sua quota di partecipazione in Rcs MediaGroup, visto che Mediobanca ha confermato la sua intenzione di uscire dall’azionariato. Per il presidente di Cairo Communication comunque imperativo per Rcs resta quello di tagliare i costi almeno del 20%: “In Europa le aziende editoriali che vanno bene hanno un rapporto costi/ricavi tra l’80 e l’85%, mentre Rcs ha il 98%.C’è spazio. Dove non sta a me dirlo ma al management”.

Parlando di tv poi Cairo non ha fatto sconti alla tv pubblica: “La Rai che ha già il canone svende la pubblicità, rovina il mercato. Negli ultimi tre anni ha ridotto il costo della pubblicità del 40% e questo è un fatto negativo”. E sulla squadra dei conduttori di La7 ha speso parole molto positive. “Santoro ha già detto che è la sua ultima stagione da conduttore, ma vedremo. Mentana è bravissimo, la Gruber ci mancherebbe, Floris sta facendo benissimo, così come Formigli e Paragone”, ha aggiunto Cairo, citando tra i pezzi forti anche il comico Maurizio Crozza.

Domenica è stata la volta del direttore generale della Rai, Luigi Gubitosi, e del direttore del ‘Sole 24 Ore’, Roberto Napoletano, che si sono confrontati sul tema ‘Scuola, Informazione e Innovazione’. “La Rai sta investendo tantissimo in cultura sia sulle reti sia sul web dove stiamo incrementando ulteriormente la Piattaforma per la scuola organizzata per temi e che ha già 70.000 docenti iscritti che vi trovano materiale ad hoc per i loro corsi”, ha detto Gubitosi, che poi ha sottolineato come per vincere le sfide legate al mondo della comunicazione, in continuo cambiamento, andrà rivisto anche il contratto giornalistico italiano basandolo principalmente sul merito e sulla flessibilità: “L’organizzazione del lavoro giornalistico deve riflettere necessariamente i cambiamenti tecnologici in atto. L’attuale contratto, vecchio di decenni, più basato sul concetto di anzianità che sul merito, e poco flessibile, in molti casi impedisce di portare cambiamenti al mondo dell’informazione necessari per adeguarsi ad una società in continuo e veloce cambiamento. Al centro va messo il prodotto sul quale stiamo puntando tantissimo, per contribuire alla ripresa del paese e alla crescita culturale necessaria, piuttosto che le dinamiche di reti”.

“L’innovazione non è una modalità, è un contenuto” ha dichiarato invece il direttore Napoletano, “A sua volta l’innovazione tecnologica è uno strumento decisivo per moltiplicare il valore di mercato di quel contenuto. Dobbiamo essere capaci di fare informazione di qualità e dobbiamo pretendere che chi ritiene soddisfacente questa informazione la paghi. Se non si torna a pagare l’informazione, se all’informazione di qualità non si riconosce un valore di mercato, l’editoria muore” .
“Dobbiamo ripensare in modo profondo la nostra professione – ha poi aggiunto – ma raccontando la verità, non i luoghi comuni. Non ne posso più, per esempio, di sentir dire che le imprese italiane non investono in ricerca e innovazione perché non è vero. Noi abbiamo creato, per altro riorganizzando completamente il lavoro di redazione, 11 quotidiani digitali verticali per dare un servizio vero di informazione. Dobbiamo tornare a fare i giornalisti dando informazioni vere e di qualità”.