12 maggio 2015 | 16:00

Confermato l’arrivo di Netflix in Italia. La competizione per i contenuti si fa più agguerrita

(La Repubblica) Arriverà, sta arrivando, è già arrivata: Netflix aprirà la versione italiana del suo catalogo di film e serie tv online a 7,99 euro al mese intorno a Natale, e la febbre già sale. I contatti con Telecom Italia sono stati appena confermati e si parla di accordi con i produttori italiani.

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Reed Hastings, ceo di Netflix (foto Olycom)

Tutto questo mentre in Francia, dove Netflix ha “aperto” appena lo scorso settembre, fanno notizia gli 8 milioni che il gruppo Usa ha impegnato per produrre con Gaumont la serie Marseille, una fiction politica sulla linea inaugurata con il successo planetario di House of Cards e che sarà messa online entro l’anno con quello che è ormai il classico stile Netflix: tutte le puntate assieme contemporaneamente. Un accordo analogo potrebbe arrivare presto con un altro produttore

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Perché fa paura Netflilx? Per due ragioni. La prima è che i suoi utenti consumano video e pagano. E poi perché, più ancora della crescita di abbonati e fatturato, fa impressione l’uso di banda. «Negli Usa Netflix consuma più di un terzo del traffico intenet in download nelle ore di picco, e fa registrare il più alto volume tra tutti i servizi video a banda larga. I suoi più diretti concorrenti, I-Tunes e Amazon, sono molto lontani, con quote rispettivamente di 2,8 e 2,6%, mentre YouTube consuma il 14% della banda disponibile», spiega Augusto Preta, direttore di It Media Consulting che a fine mese pubblicherà il rapporto “Il video on demand in Europa” con gli scenari di mercato fino al 2018.

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Netflix ha beneficiato le major e le telco, da cui la società compra traffico. A pagare il conto, almeno a prima vista, sono state le pay tv. Netflix erode la cassa delle grandi piattaforme: Hbo di Warner, Fox di News Corp negli Usa e poi, attraversando l’Atlantico, Sky e man mano che entra nei vari mercati tutti gli altri, Canal Plus di Vivendi, Premium di Mediaset, Movistar di Telefonica. Una tendenza che interferisce con quanto sta accadendo sul contiguo comparto delle tlc, con le grandi telco che entrano nel mercato dei contenuti tv: come Telefonica appena citata, ma anche Bt in Gran Bretagna, o At&t negli Usa che ha in corso la conquista della pay satellitare Direct Tv per la cifra record di 48 miliardi di dollari.

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Netflix la rivoluzione in streaming fa paura a major, telco e pay tv (La Repubblica, Affari Finanza, 11 maggio 2015)