Televisione

18 maggio 2015 | 13:41

Santoro: tante idee per il futuro, spero possano interessare. E sui talk spiega: necessari alla formazione di una coscienza

(AGI) Michele Santoro va sul mercato, le idee che ha sono tante, “mi auguro che possano interessare, possano piacere, a Rai, Sky, Cairo”. Lo ha annunciato lo stesso giornalista e conduttore televisivo durante una lunga conferenza stampa alla vigilia del via ad ‘Announo’, programma che partira’ giovedi’ 21 su La7 per quattro settimane, per poi lasciare lo spazio, il 18 giugno, all’ultima puntata stagionale di ‘Servizio pubblico’.

Michele Santoro (foto Olycom)

E il 18 giugno sara’ anche l’ultima puntata in assoluto di questo talk firmato da Santoro. “Nei miei cassetti c’e’ tutto, ci sono tantissime idee – ha detto il conduttore, nell’incontro tenutosi presso la sede dell’Associazione della stampa estera in Italia -, noi facciamo cose straordinarie, agli altri lasciamo le cose ordinarie”. Santoro ha anche sottolineato che un eventuale nuovo programma “puo’ anche essere itinerante”, e comunque al di sopra di ogni cosa c’e’ la consapevolezza che “nessuno ci puo’ censurare, ed in qualunque momento possiamo mettere in piedi un programma”. Tante idee, ma anche l’esigenza di trovare “le possibilita’ di realizzarle”, a cominciare ovviamente dalle risorse finanziarie. “Non faro’ piu’, o almeno per un periodo importante, decine e decine di puntate di uno stesso programma”, ricordando che ad esempio ‘Servizio pubblico’ ha significato oltre cento puntate. “E’ giusto che ‘ci schiodiamo’ ed andiamo a fare altro”, ha detto inoltre. E per quanto riguarda la chiusura di ‘Servizio pubblico’, confermato che l’appuntamento sarta’ in una piazza di Firenze, “non chiederemo il biglietto per entrare ma che ognuno porti qualcosa di colore rosso. Santoro ha tenuto inoltre a difendere i talk di approfondimento, ritenendoli tuttora necessari alla formazione di una ‘coscienza’, sottolineando che i talk hanno capacita’ di formare una opinione, e se effettivamente non contassero niente, come molti insistono a dire, “non sarebbe nato un personaggio come Salvini”.

A giudizio di Santoro ‘Servizio Pubblico’ ha rappresentato “un punto importante nella storia della televisione italiana, una trasmissione nata senza avere un canale di distribuzione gia’ esistente. E’ riuscita da una piattaforma partita dallo 0,03% ad arrivare ad una media, nel suo percorso, di oltre l’8% di ascolto, un risultato difficilmente uguagliabile e che e’ forse ancora piu’ importante degli ascolti. Una performance straordinaria che e’ studiata in molti Paesi europei e pero’ in Italia e’ passata inosservata. Noi ci aspettavamo che ci fosse un seguito nel sistema televisivo. E in piu’ non dimentichiamo che Servizio Pubblico e’ andato su La7, segnando la vita dell’emittente”. Santoro ha quindi mosso critiche alle valutazioni che nel corso della stagione sono venute dagli osservatori in fatto di ascolti tv, sottolineando che quest’anno il programma e’ stato quello che, rispetto agli altri talk, presenta il saldo attivo migliore rispetto allo share di rete. Infatti ha registrato un +2,4% contro un +1,1% di PiazzaPulita su La7; un +1,8% fatto da diMartedi’ su La7; un 1,0% di Announo ancora su La7; un +1,5% di Otto e Mezzo su La7; un -2,4% di Virus su Rai2; un -0,5% di Ballaro’ su Rai3; un -5,2% di Porta a Porta su Rai1; un +0,8% di Quinta colonna su Rete4; un -7,2% di Matrix su Canale5. “E’ un falso dire che il talk e’ inutile; il talk e’ invece un genere insopprimibile della tv. Questo tipo di contenitore ha accompagnato gli italiani, e ora e’ arrivato a saturazione, ma non e’ come dire che e’ inutile”. E La7 rappresenta “una rete importante nell’economia televisiva italiana, anche se un errore l’ha fatto: fossilizzarsi nello stesso genere, replicando il tipo di programma, cioe’ i talk. “Una volta c’erano Annozero, Ballaro’ e Porta a Porta, erano i tre pilastri. Non c’erano sovrapposizioni, erano tutti Rai. Oggi si va oltrer le tre ore di trasmissione…”. E piu’ in generale “e’ stata una scelta sconsiderata degli editori quella di mettere in competizione programma di informazione che si vanno a dividere il target di ascolti. Senza considerare che i programmi del mattino hanno assunto una caratterizzazione sociale. Si ha quindi un’inflazione in uno scenario che non offre figure politiche significative. Piu’ basso e’ il livello dele persone ospiti, piu’ noi andiamo ad offrire al pubblico questi programmi….”. A giudizio di Santoro, “allungando i programmi fino oltre la mezzanotte si e’ spenta la seconda serata, l’innovazione, la sperimentazione televisiva. Stiamo diventando sempre piu’ periferia tv, quando invece la tv e’ fatta di grandi appuntamenti seriali, e se abbassiamo i livelli di produzione abbassiamo i livelli di qualita’. C’e’ la crisi del sistema tv italiano, in cui da tempo l’innovazione e’ scomparsa e dove non si produce un progetto che eguagli la nascita, che so, di Rai2 o di Rai3 o di Italia1″. Santoro ha riconosciuto a Urbano Cairo, editore de La7, doti straordinarie – “andrebbe bene al governo per le sue capacita’ di gestire i conti” -, si e’ detto “onorato di aver lavorato con La7″ ed ha sottolineato di averlo fatto “senza aver subito mai una pressione, nessun condizionamento autorale, abbiamo potuto godere di liberta’. L’ottica di Cairo e’ quella di essere molto attento ai conti, ma questo limita la sfida del suo orizzonte e invece dovrebbe avere il coraggio di lanciare un guanto di sfida. Anche se questo significa spendere..”. Ora pero’ e’ tempo di guardare oltre, “sento il bisogno di percorere strade nuove che non si possono fare con questo tipo di contenitore televisivo. Se La7 vorra’ farlo con me, e’ bene, siamo pronti, altrimenti resto fuori. Io devo essere libero di seguire la mia strada. Faccio cose disperate, come e’ stato Servizio Pubblico. La cosa grave e’ che in Italia non si trova alcuno a sostenere questi progetti tv”.(AGI, 18 maggio 2015)