Televisione

21 maggio 2015 | 10:55

Fnsi e Usigrai sulla riforma Rai: si rischia l’egemonia della maggioranza. Bene l’introduzione di un componente del cda indicato dai dipendenti

(ANSA) “In merito ai quattro componenti del cda scelti dal Parlamento, facciamo notare che il combinato disposto del metodo di voto (una preferenza, e per di più senza maggioranza qualificata) con la nuova legge elettorale, rischia di far ricadere la gran parte, se non la totalità, dei componenti sotto il controllo della maggioranza parlamentare”. E’ l’opinione espressa da Fnsi e Usigrai in un’audizione congiunta in Commissione Comunicazioni al Senato sul ddl di riforma della tv pubblica.
“Positiva invece la novità del componente indicato dai dipendenti Rai, che non necessariamente dovrà essere un dipendente – affermano ancora -. Norma che dà attuazione all’art.46 della Costituzione. Previsione che ci trova soddisfatti anche se non influisce sostanzialmente sul nostro giudizio complessivo sul disegno di legge in esame di questa commissione. E’ necessario però fornire una indicazione chiara e inequivocabile per stabilire chi, come e in quali tempi deve definire il regolamento elettorale, che non potrà ovviamente essere legato a logiche corporative”. Secondo le due organizzazioni sindacali “il ddl non modifica in alcun modo i requisiti per i componenti del CdA. Vanno invece resi più stringenti, indicando con chiarezza competenze, incompatibilità e conflitti di interessi. E, ovviamente, devono essere identici per tutti i componenti del CdA”. Inoltre, “non si introducono modalità per la nomina. Noi riteniamo che il meccanismo debba favorire la trasparenza e la meritocrazia, come consigliano tutte le linee guida per la governance dei servizi pubblici europei. Pertanto la nostra opinione è che si rende assolutamente necessario introdurre un meccanismo che preveda un annuncio pubblico e che anche le candidature e i curricula dei candidati siano pubblici”. Quanto all’introduzione della figura dell’amministratore delegato, Fnsi e Usigrai spiegano di non avere “preclusioni rispetto all’introduzione di questa figura. I nodi sono tutti legati sempre al tema dell’autonomia e indipendenza gestionale. Quindi alle fonti di nomina. Il combinato disposto tra la proposta affidata all’Assemblea dei soci (quindi all’azionista di maggioranza, ovvero il governo) e il voto del CdA (per le ragioni sopra esposte, emanazione diretta di governo e maggioranza parlamentare) rende l’ad emanazione diretta del governo di turno”. (ANSA, 20 maggio 2015)