21 maggio 2015 | 17:37

Gli italiani vogliono dimagrire ma sono troppo bongustai. Il commento ai dati Nielsen su salute e nutrizione

di Giorgio Greco – Gran parte degli italiani che sono sovrappeso (53%, sette punti in più rispetto al 2014) vorrebbero dimagrire, ma sono troppo buongustai per portare fino in fondo i loro propositi salutistici. E’ quanto emerge dai dati della Nielsen Global Survey on Health Wellness and Nutrition condotta da Nielsen su un campione di 30.000 individui in 60 Paesi e presentata durante Linkontro Nielsen 2015.

“Il tema della nutrizione – ha spiegato Giovanni Fantasia, amministratore delegato di Nielsen Italia – rientra tra quelli più critici della nostra epoca. Facendo leva sul bagaglio di informazioni a disposizione, abbiamo messo a fuoco le abitudini alimentari dei consumatori sia a livello globale che nazionale. Il dato più rilevante che emerge è senz’altro quello di un nuovo approccio agli alimenti, caratterizzato da una sempre maggiore attenzione agli aspetti salutistici dei cibi. Questa si contestualizza nella consapevolezza che una giusta alimentazione sia lo strumento più adeguato per prevenire e gestire disfunzioni fisiche come l’eccesso di colesterolo, l’ipertensione, il diabete e l’obesità. E’ necessario quindi che produttori e distributori – ha aggiunto Fantasia – siano consapevoli di questo cambio di mentalità dei consumatori e mettano in atto politiche di sviluppo di nuovi prodotti, sempre più naturali e sempre meno processati. Il passaggio al nuovo tipo di alimentazione non può considerarsi scontato, sia dal punto di vista dell’offerta che da quello della domanda. Occorre intraprendere un percorso culturale, che porti all’adozione di modelli nutrizionali sempre più sostenibili e in sintonia con i trend demografici che contraddistinguono il nuovo millennio.”

Tra le caratteristiche maggiormente ricercate dagli italiani vi sono innanzitutto i prodotti al 100% naturali (considerati importanti dal 45% della popolazione), senza coloranti artificiali (indicati dal 43%), OGM free (per il 42%), fatti con vegetali/frutta e senza aromi artificiali (36%), ricchi di fibre (30%), biologici e con aromi naturali (26%). Questo interesse in un aumento del 14% del fatturato per i cibi biologici (866 milioni di euro), lo zucchero di canna (51 milioni +16%) e il miele (116 milioni +6%).

Per gli italiani e’ molto importante l’assenza di colesterolo nei cibi (per il 35% degli intervistati), di grassi (29%), di sodio (28%), di zucchero (27%), di calorie (22%); inoltre, sono interessati alle porzioni controllate (21%), senza carboidrati (18%), a basso contenuto di fruttosio (16%), senza caffeina (12%), senza glutine (11%). Diversi prodotti leggeri e più facilmente digeribili sono cresciuti nell’ultimo anno: patatine e formaggi light (fatturato pari a 25 milioni di euro, +10%), latte senza lattosio (477 milioni di euro, +15%) e lavorati senza glutine (101 milioni di euro, +31%). In particolare, l’aumento del consumo di patatine è anche conseguenza della tendenza degli italiani a organizzare momenti di svago in casa, effetto dei tagli nelle spese per l’intrattenimento fuori casa dovuti alla crisi.

Quanto alle strategie per perdere peso, il 75% intende cambiare la dieta (era l’83% nel 2011), il 73% fare esercizi fisici (54% nel 2011). Tra i cambiamenti più diffusi nella dieta, la lotta ai grassi rimane la priorità assoluta con il 64% delle risposte. Si riscontra, invece, un calo della popolazione che intende rinunciare a cioccolato e prodotti zuccherati: nel 2011 il 65% degli intervistati, nel 2014 “solamente” il 44%.

Quello del cibo come fonte di benessere – sottolineano i ricercatori – è un trend in crescita, che offre vantaggi non solo a produttori e distributori, ma alla società in generale. Innovare e investire sulla diffusione di prodotti che forniscono benefici legati alla salute è dunque una strategia vincente. Ne è un esempio la crescente diffusione di stevia, dolcificante naturale utilizzato al posto dell’aspartame, e la diffusione di prodotti a base di mais e riso.

E’ inoltre indispensabile una comunicazione chiara e trasparente per raggiungere il consumatore con un messaggio credibile e verificabile: non solo etichette, ma anche un impegno diretto del produttore e del distributore possono portare un valore aggiunto. In ultimo, occorre monitorare l’incremento dei canali distributivi specializzati in prodotti naturali e biologici e lo spazio a scaffale della GDO, che va presidiato per portare al consumatore quei prodotti richiesti sempre più per il proprio benessere.