28 maggio 2015 | 12:56

Quella prima pagina del Corriere simile ad oggi e le sfide della normalità. Le parole di Luca Tobagi, figlio del giornalista ucciso dalle Br 35 anni fa

(Corriere della Sera) Qualche mese fa un caro amico mi ha dato una copia del “Corriere” di venerdì 10 ottobre 1980, che i suoi genitori avevano conservato. La notizia principale della prima pagina ormai ingiallita era l’arresto dei terroristi sospettati di aver commesso l’omicidio di mio padre. All’epoca né i miei familiari né io conoscevamo i genitori del mio amico, che erano stati colpiti dalla nostra vicenda al punto da voler conservare quel quotidiano, per coincidenza giunto nelle mie mani fragile, stropicciato e un po’ rotto proprio il giorno prima di un incontro con alcuni studenti.

Ho portato il giornale in aula per scorrere con i ragazzi tutte le altre notizie di quella prima pagina. Scioperi, proteste sindacali alla Fiat e altrove, la «necessità di un patto sociale», 170 vittime civili causate da un’azione militare in Iraq, il premio Nobel per la letteratura assegnato a un inaspettato autore polacco, una dichiarazione del Papa (un giovane Giovanni Paolo II), probabilmente destinata a far discutere, sull’inopportunità per gli uomini di guardare con concupiscenza la propria moglie, un articolo sulla ricerca di consenso a sinistra da parte della Democrazia cristiana, speculare alle vicende recenti di un presidente del consiglio Pd spesso accusato di voler fondare una nuova Dc e di cercare consensi anche nel centrodestra, più che a sinistra.

Insomma, una prima pagina che, eccezion fatta per l’articolo su mio padre, avrebbe potuto essere presa da un quotidiano di oggi.

(…)

La morte di mio padre e l’Italia simile a oggi su quel vecchio Corriere (Corriere della Sera, 28 maggio 2015)