Protagonisti del mese

29 maggio 2015 | 14:43

Non possiamo accontentarci delle briciole

Presidente della Siae dallo scorso 19 marzo, Filippo Sugar pensa che il copyright sia la benzina dell’industria creativa e vuole rendere più forte il diritto d’autore contro i ciclopi del web come Google e combattere un sistema squilibrato che mina le identità culturali nazionali. “L’industria moderna si fonda sull’innovazione e sul brevetto. I grandi player digitali, e non solo, si combattono sui brevetti e sulle tecnologie con cause miliardarie. Ma il motore dell’industria digitale creativa è il diritto d’autore”, sostiene Sugar. “Finora l’industria fondata su brevetti e tecnologie ha rifiutato il diritto d’autore, lo ha considerato un aspetto marginale, destinato a sparire o a giocare un ruolo del tutto secondario. Ora noi dobbiamo affermare, con forza, che senza diritto d’autore non avremo creatività e nuovi prodotti. E che quindi il diritto d’autore va riconosciuto e remunerato. Non sto dicendo che c’è un’industria buona, la nostra, e una cattiva, quella dei colossi del digitale: dico che è venuto il momento di riconoscere che sono due industrie che hanno bisogno l’una dell’altra”.
“Io non ho niente contro Google, ma ne vorrei tre invece che uno solo”, dice Sugar. “E poi dobbiamo finirla di avere un atteggiamento ideologico, di sudditanza prona, per cui quella è l’innovazione e quindi non si può muovere una critica o un’osservazione che richiama banali principi di mercato”.
Ma, Sugar tocca anche un punto solitamente trascurato quando si parla di diritto d’autore: “C’è un problema di difesa delle identità culturali. Sta già avvenendo con i Paesi poveri ai quali, nei convegni internazionali, viene vivamente raccomandato di non adottare legislazioni severe sul diritto d’autore”, sottolinea. “Si dice: lasciate la deregulation, così vi possiamo dare tutto liberamente e subito. Affascinante, no? Peccato che così facendo si strangola qualsiasi produzione autonoma e si omologa tutto. A casa mia questa è colonizzazione. E non conosco altro modo di contrastare questo processo e di difendere le diversità culturali se non con il diritto d’autore”.

L’articolo integrale è sul mensile Prima Comunicazione n. 461 – Maggio 2015