04 giugno 2015 | 15:49

Le proposte sulla Rai di Italia Unica: la trasformazione in fondazione e il taglio dei 20 mila tra dipendenti e collaboratori

L’ex ministro dello Sviluppo economico del governo Monti e fondatore di Italia Unica Corrado Passera propone la “sua” riforma della Rai, rispondendo al disegno di legge di proposta governativa che è in conversione in Parlamento. Si tratta di dieci punti, ”proposte per un’azienda sana, pluralista, rispettare dagli interessi dei cittadini, non sottomessa né supina agli interessi di un partito, di una maggioranza o di un governo, una Rai per un’Italia che vuole giocarsi alla grande la partita dell’innovazione nel mercato globale” scrive sul suo blog.

Corrado Passera

Corrado Passera, ex ministro dello Sviluppo economico (foto Olycom)

Nei giorni scorsi, in Gran Bretagna laburisti e conservatori in pieno accordo hanno stabilito che il governo dovrà pesare ancora di meno sulle strategie della BBC e che l’azienda radiotelevisiva dovrà rispondere ancora con maggiore rigore ai doveri di servizio pubblico. Una buona impostazione. Che dovrebbe fungere da lezione a Matteo Renzi nel momento in cui – come quasi tutti i suoi predecessori – si appresta a ridisegnare la Rai a propria immagine e somiglianza. Nel senso che la riforma dell’emittente pubblica che piace a palazzo Chigi prevede un Amministratore delegato nominato dall’esecutivo e un Consiglio di Amministrazione di medesima emanazione. No, davvero no: non ci siamo. Una riforma siffatta è una pura operazione di potere per assicurare, con meccanismi perversi, la dipendenza diretta ed esclusiva della Rai dai partiti della maggioranza di governo. (…)

La Rai come motore di sviluppo del paese

Vogliamo una Rai che riconosca spazi di confronto tra cittadini e rappresentanti delle forze politiche sia parlamentari sia espressione della società civile (movimenti, comitati referendari, terzo settore, ecc.). Che sviluppi contenuti originali di qualità, contenendo la tendenza ad affidarsi sempre più frequentemente a format internazionali. Che promuova cultura e della creatività italiana e sia volano di valorizzazione dell’economia e delle imprese italiane nel mondo, con programmi multilingua e format internazionali. E che inoltre operi con una formazione diffusa per contribuire a superare il digital divide, accelerare il superamento dell’enorme gap nella conoscenza della lingua inglese, diffondere la cultura del rischio e dell’impresa. Senza dimenticare che la Rai può essere un formidabile motore di sviluppo dell’industria creativa italiana, cinematografica e teatrale in primo luogo. (…)

La trasformazione in fondazione e la nomina di un consiglio di garanti

L’idea mia e di Italia Unica è che dev’essere un servizio pubblico assicurato da un’azienda i cui operatori possano rivendicare l’autonomia da qualunque interesse di parte. Per centrare questo fondamentale obiettivo, la nostro proposta prevede che l’azienda si trasformi in una Fondazione autonoma affidata ad un Consiglio di Garanti composto di cinque/sette persone, assicurando la presenza di uomini e donne di comprovata competenza manageriale ed editoriale e senza conflitto di interesse alcuno. La nomina dei Garanti potrebbe essere affidata al Presidente della Repubblica e ad eventuali altri organi di Garanzia.

Il Consiglio dei Garanti nominerebbe il vertice operativo (Amministratore Delegato, direttore editoriale, direttore amministrativo) al quale verrebbe garantita una forte autonomia nella gestione ordinaria. Al Parlamento – una volta abolita la Commissione di Vigilanza – spetterebbe la responsabilità di approvare in aula il Contratto Triennale del Servizio Pubblico (entro il settembre dell’ultimo anno di validità del precedente, diversamente si rinnoverebbe quest’ultimo automaticamente di anno in anno fino all’approvazione del nuovo) e di valutare il rendiconto annuale della gestione (con possibilità di togliere la fiducia ai Garanti solo in caso di particolari mancanze rispetto agli impegni contrattuali e solo con particolari maggioranze). Solo i Garanti, invece, avrebbero la facoltà di rimuovere, così come di nominare, il vertice operativo della Rai. (…)

L’indipendenza economica

L’autonomia finanziaria è un nodo molto importante e può essere risolto solo se si lavora sia sul fronte delle entrate – canone e pubblicità – che sul fronte dell’efficienza e riduzione degli sprechi. La Rai vive nella precarietà economica. Una precarietà voluta dal potere politico che ne minaccia la chiusura quando è all’opposizione e ne pregusta l’appropriazione quando è al governo.

A nostro avviso il servizio pubblico radiotelevisivo deve essere pagato con i proventi del canone (da mantenere ai livelli attuali e introducendo meccanismi di esazione automatici per semplificare la vita dei cittadini ed eliminare l’evasione), la cui destinazione deve essere garantita con una rendicontazione precisa e certificazioni rigorose. Il canone deve confluire direttamente nel bilancio della Fondazione e non può derivare ed essere corrisposto alla Rai – in nessun modo, diretto o indiretto – dal governo, altrimenti il controllo dell’esecutivo rientrerebbe sull’azienda per vie traverse. La Rai deve mantenere inoltre la possibilità di raccogliere pubblicità confermando regole e limiti attuali. A fronte di entrate certe, l’azienda deve garantire di non sprecare i soldi dei contribuenti e concentrarsi sulle missioni più qualificanti del servizio pubblico. Innanzi tutto, l’attuale offerta di canali Rai (ben 14!) appare del tutto pleonastica e non in linea con alcuno standard europeo. Oltre 12.000 dipendenti e quasi 8000 collaboratori sono dimensioni del tutto ingiustificate: vanno pertanto ridotti i numeri assoluti, a partire dall’eliminazione di strutture territoriali elefantiache non più accettabili. (…)

 

Il decalogo di Italia Unica