Televisione

05 giugno 2015 | 11:59

Con il ‘decreto comunicazioni’ cambieranno i contributi per i diritti d’uso delle frequenze tv

(Il Sole 24 Ore) “Nel decreto comunicazioni, che il Governo dovrebbe approvare la prossima settimana, un capitolo è dedicato all’emittenza televisiva. Un articolo riguarderà i contributi peri diritti d’uso delle frequenze televisive. L’uso e la valorizzazione delle frequenze sono da tempo un imperativo per gli Stati nazionali.

Federica Guidi

Federica Guidi, ministro dello Sviluppo economico (foto Olycom)

Lo devono fare seguendo le regole fissate a livello mondiale dall’ITU. L’Italia, negli ultimi venti anni, ha permesso un uso delle frequenze da parte delle emittenti televisive al di fuori delle regole internazionali, utilizzando, tra l’altro, anche quelle destinate ai paesi confinanti.

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Un passo in avanti, se diverrà legge, è costituito dal testo sui diritti d’uso. Si assegna il compito di determinarli al Ministero dello Sviluppo e non più all’Autorità per le comunicazioni. A partire dal 2014, non a caso: nello scorso anno una delibera dell’Agcom, la 494, stabilisce nuovi criteri per i diritti d’uso delle frequenze, che, nei fatti, se attuati, avrebbero ridotto l’onere peri maggiori operatori nazionali e lo avrebbero aumentato per gli operatori nazionali minori e le tv locali. Il decreto fa proprie le osservazioni della Commissione Ue alla delibera, in particolare quando chiede contributi «obiettivamente giustificati, trasparenti, non discriminatori e proporzionati allo scopo perseguito», quello della gestione efficiente dello spettro e quello dell’assenza di distorsioni o restrizioni alla concorrenza.  I nuovi canoni si baseranno sul valore di mercato delle frequenze (che dovrebbe essere stabilita dall’Agcom), con dei meccanismi che premieranno, con canoni inferiori, la cessione di capacità trasmissiva e l’uso di tecnologie innovative. (…)

Tv , i canoni delle frequenze legati al valore di mercato (Il Sole 24 Ore, 5 giugno 2015)