11 giugno 2015 | 12:44

“Per scuotere le coscienze occorrono parole e immagini più forti, meno imitabili”. Lo scrive Michele Santoro prima dell’ultima puntata di Servizio Pubblico

“Cari amici, giovedì 18 giugno a Firenze porterò in piazza una rosa rossa e un impegno: Servizio Pubblico non finisce qui. La nostra è una grande storia d’amore e la rosa sarà per voi, per il pubblico”. Michele Santoro, ideatore di Servizio pubblico, saluta così i suoi telespettatori prima dell’ultima puntata del programmache non sarà tra i palinsesti della prossima stagione e che sarà in onda giovedì 18 giugno pubblicando una lettera sul sito della trasmissione .

Servizio Pubblico

“Ci avete seguito – continua Santoro – attraverso tante avventure e tante battaglie contro la mafia e contro la corruzione; avete creduto come noi nella necessità di dare finalmente al nostro Paese la classe dirigente che merita; ci avete difeso e protetto da qualsiasi attacco. Si deve a voi il miracolo di un programma che sopravvive senza avere editori alle spalle. Ma vedo crescere il cinismo, la rassegnazione, il conformismo e, senza che si avverta la necessità di adeguate reazioni, l’intolleranza, il razzismo e la violenza contro chiunque appaia diverso”.

“Per tanti anni – conclude – ho sognato che i sentimenti di solidarietà e giustizia sociale diventassero maggioritari. Oggi penso che per scuotere le intelligenze e ritrovare l’attenzione degli spettatori distratti occorrano parole e immagini più forti, più sorprendenti, meno imitabili. So che, ciò nonostante, per molti di voi non sarà facile fare a meno del vostro appuntamento settimanale del giovedì con Servizio Pubblico; ma io mi sentirei di tradirvi se mi limitassi a ripetere all’infinito le stesse formule. Grazie di tutto e vi aspetto giovedì in piazza per un nuovo inizio”.