12 giugno 2015 | 10:15

I giornalisti del Washington Post e del New York Times avranno accesso a informazioni sul traffico web dei loro articoli

di Lorenza Chini – A breve i giornalisti di due delle maggiori testate d’America avranno accesso all’informazione più importante per che scrive: saranno infatti in grado di vedere quanto traffico è stato generato dai loro articoli. A riportarlo è un articolo del The Atlantic. Riusciranno inoltre a conoscere quante persone hanno cliccato sulla notizia, da dove provengono gli utenti, e per quanto tempo vi si sono soffermati. Il primo a richiedere l’accesso a questo genere di informazioni, è stato il Washington Post e a seguire il New York Times. Entrambe le testate lo hanno annunciato sul Washingtonian Magazine. Il direttore esecutivo del Times, ha scritto: “Alcuni editori e reporter sono ancora profondamente interessati a questo genere di informazione, molti altri invece la considerano come un peso in più da aggiungere alle giornate già piene”.

Dean Baquet (foto Businessweek.com)

Dean Baquet (foto Businessweek.com)

Inoltre nasce un ulteriore interrogativo: nel caso in cui l’editore elogi un articolo che tu giudicavi mediocre, lo avrà fatto perchè effettivamente scritto bene o solamente perchè ha riscosso successo su Facebook? Sorge quindi spontanea la domanda che apre l’articolo del The Atlantic: i giornalisti dovrebbero o non dovrebbero sapere quante persone leggono i loro articoli?

Chi scrive desidera conoscere che cosa legge la gente. Se non gli è possibile avere accesso a feedback diretti, può comunque estrapolare informazioni indirettamente: dando un’occhiata alle condivisioni sui social media, guardando le menzioni su Twitter o semplicemente parlando con i propri amici. Come analizza l’Atlantic, il giornalismo digitale dipende da una sorta di istinto cyborg. I bravi giornalisti che scrivono sul web mescolano molte variabili insieme quando scelgono se scrivere o no una storia, incluso il sapere che cosa ha avuto successo in passato, che cosa interessa a loro e che cosa pensano che interessi agli altri. Tutto questo risulta sicuramente più facile con l’aiuto di dati aggiuntivi che sapranno far capire in maniera più chiara a chi scrive, le proprie mancanze.

http://www.theatlantic.com/technology/archive/2015/06/should-journalists-know-how-many-people-read-their-stories/395033/?utm_source=SFTwitter