12 giugno 2015 | 12:27

Apple difende la privacy online, presto ad-blocking anche per iPhone. A rischio gli introiti dell’editoria online

di Laura Preite – Apple ha abbracciato la battaglia per la privacy e la sicurezza online tanto che il ceo Tim Cook ha affermato la scorsa settimana che la privacy è un “diritto fondamentale”. E nei prossimi iPhone sarà possibile bloccare la pubblicità sul browser Safari.

Tim Cook, Ceo di Apple

Tim Cook, Ceo di Apple (foto Olycom)

Come riporta il Financial Times la mossa è soprattutto contro Google. “Il software Content blocking Safari Extensions dà la possibilità di bloccare in modo veloce ed efficiente cookies, immagini, risorse, pop up e altri contenuti” scrive Apple in un documento destinato agli sviluppatori. Ad – blocking per Safari è già disponibile da anni per i mac da tavolo e questa volta lo si estende anche agli iPhone, che rappresentano i tre quarti del mercato degli smartphone, riporta sempre il Financial Times.

“Content blocking gives your extensions a fast and efficient way to block cookies, images, resources, pop-ups and other content,” Apple said in documentation for developers. Ad-blocking has been available on the desktop version of Safari for several years, but the new tool opens up the possibility for users to install an app that would block advertising and associated tracking technologies on the iPhone’s browser for the first time.

La mossa di Apple preoccupa gli editori anche perché “i consumatori di Apple sono considerati più ricchi e quindi target pubblicitari più interessanti dai pubblicitari” continua il quotidiano di finanza inglese. Joshua Benton, direttore del Nieman Journalism Lab della Harvard University ha parlato di un cambiamento “preoccupante, per gli editori che contano sulla pubblicità mobile questa novità taglia una consistente fetta dei loro ricavi digitali”.

ad blocking

Nonetheless, the move to enable ad-blocking on iPhones has caused concern among some in the media industry, as Apple customers are widely seen as a wealthier demographic desirable to advertisers. Joshua Benton, director of Harvard University’s Nieman Journalism Lab, called it a “worrisome” development. “For the many news companies counting on mobile advertising for their business model, I don’t see a way that this change doesn’t shave off a real slice of mobile advertising revenue,” he wrote in a blog post on Wednesday.

Uno studio condotto da Adobe e PageFair che aiuta le aziende a gestire i software che bloccano la pubblicità ha rilevato che sono in aumento del 70% gli utenti internet che vi ricorrono, circa 140 milioni di persone, il 5% di chi naviga online.

Ci sono anche operatori europei di telefonia mobile che stanno pensando di bloccare la pubblicità online entro quest’anno, continua FT. Larry Page, ceo di Google ha replicato che per combattere il fenomeno “le aziende devono inventarsi pubblicità meno noiose e più veloci da caricare”. Le perdite per Google sono calcolate in miliardi di dollari l’anno in pubblicità. Per queste ragioni Google, Amazon e Microsoft tra gli altri hanno pagato Eyeo, la produttrice di Adblock Plus per assicurarsi che alcuni dei loro annunci non vengano filtrati e finiscano in una ‘lista bianca’ di annunci accettati.

 Larry Page, chief executive of Google, told shareholders at the company’s annual meeting last week that “the industry needs to do better at producing ads that are less annoying, and that are quicker to load, and all those things” to deal with the rise of ad-blocking. Some analysts have calculated that Google loses out on billions of dollars of potential revenues as a result of blocking. However, Mr Page played down the threat, saying that search ads – its main source of revenues – are among the least likely ad formats to be blocked because they are “really useful” for consumers. Several companies, including Google, Amazon and Microsoft, have paid Eyeo, the company behind popular tool Adblock Plus, to ensure their ads appear on a whitelist of “acceptable” ads that are not blocked.

Apple to roll out iPhone ad blocking, Financial Times, 12 giugno 2015