22 giugno 2015 | 18:25

Caso Unità: i giornalisti creditori privilegiati delle aziende fallite. Le novità del decreto sulla diffamazione a mezzo stampa

L’editore non può abbandonare i giornalisti al loro destino giudiziario. Questo in sintesi il commento di Sebastiano Messina nell’articolo apparso oggi su Repubblica sulla questione spinosa  della riforma della diffamazione a mezzo stampa, che torna oggi a Montecitorio.

Concita De Gregorio (foto Olycom)

Concita De Gregorio (foto Olycom)

Tra i provvedimenti proposti, viene confermata l’abolizione del carcere; tolta la possibilità di chiedere la cancellazione dal web degli articoli ritenuti diffamatori; inasprite le sanzioni per le querele e le azioni civili definite “temerarie”. Ma soprattutto viene finalmente prevista una norma per i giornalisti che devono affrontare processi civili e penali dopo il fallimento dell’editore. I giornalisti che pagheranno i risarcimenti di tasca propria saranno inseriti tra i creditori privilegiati dell’editore fallito o della società in liquidazione e potranno chiedere all’editore stesso di versare la sua parte.
“Si è pensato ai casi di fallimento delle proprietà dei giornali, nei quali direttori e giornalisti vengono lasciati soli a risarcire il danneggiato per diffamazione”, ha dichiarato il relatore del provvedimento Walter Verini. Inevitabile quindi pensare agli ex direttori dell’Unità De Gregorio, Sardo e Landò o agli ex direttori di E-Polis, Enzo Cirillo e i fratelli Antonio e Gianni Cipriani, chiamati ad affrontare, ricorda Repubblica, oltre 50 processi i primi e 92 processi i secondi.

Ma non mancano le polemiche e le critiche, concentrate sopratutto su multe e su rettifica obbligatoria. Le sanzioni penali che potranno arrivare fino a 50 mila euro, secondo il presidente dell’Odg Enzo Iacopino, non terrebbero conto delle reali potenzialità economiche del condannato, mentre le rettifiche che potranno essere chieste al giornale da chiunque si ritenga danneggiato da un articolo, se pubblicate, come riporta il quotidiano, “gratuitamente, senza commento, senza risposta e senza titolo”, “rischiano di trasformare i giornali in buche delle lettere”. Della stessa idea il segretario della Fnsi, Raffaele Lorusso, che contesta soprattutto l’assegnazione dei processi per diffamazione contro i siti internet al giudice della città del querelante: “Costringere una piccola testata a difendersi in cento tribunali diversi diventa una forma indiretta di intimidazione”.