26 giugno 2015 | 11:22

“La carta stampata ha un futuro di grande interesse, anche nella pubblicità”, dice Sassoli de Bianchi (Upa). “Aumentano i lettori e si avverte un’inversione di tendenza”, commenta Costa (Fieg)

La Stampa 26/06/2015 - Tantissime volte l’hanno data per morta: con l’avvento della radio prima, della televisione poi, e ora col digitale. Eppure la cara vecchia carta stampata non solo resiste, «ma siamo convinti che abbia un futuro di grande interesse» per i lettori e «anche per noi investitori in pubblicità»

assicura il presidente dell’Upa, Lorenzo Sassoli de Bianchi. Non sono supposizioni, le sue. Insieme con Maurizio Costa, presidente della Fieg (la federazione degli editori), ha deciso di approfondire il tema con una indagine sulle abitudini dei lettori. Il risultato? La carta stampata – quotidiani come periodici – ha ancora un ruolo fondamentale nella dieta informativa, anche nella foresta di Facebook e Twitter. «Non come un ritorno al passato, ma in contemporaneità con la Rete, in cui il palinsesto individuale ha bisogno di essere completato da un palinsesto condiviso che, come una bussola, non faccia naufragare il lettore in un mare troppo dispersivo», spiega Monica Fabris, presidente di Episteme, la società che ha curato la ricerca. Dallo studio emerge una relazione tra lettori e giornali cartacei «molto solida, di identificazione molto stretta », spiega Fabris.

Maurizio Costa e Lorenzo Sassoli de Bianchi

Maurizio Costa e Lorenzo Sassoli de Bianchi

Leggi o scarica il documento Fieg e Upa su ‘Quotidiani e periodici a pagamento: ruolo, valori e prospettive evolutive’ (PDF).

Quello della lettura del giornale diviene «un momento sacro», di fruizione lenta. Rispetto all’esperienza online viene apprezzata la sopravvivenza del giornale alla lettura: si può ritagliare, piegare, stropicciare. Si ritrova, nelle risposte dei 160 lettori che hanno raccontato 2 settimane di “edicola”, il «coinvolgimento sensoriale» della carta, la praticità e l’attenzione che – rispetto all’esperienza digitale – riesce a catalizzare in chi legge. Sul fronte dei contenuti viene riconosciuta l’autorevolezza che «viene dalla certezza della fonte», la cura nello scrivere una parola «fatta per restare». Così rispetto a una Rete ricca di aggregatori che chiudono l’orizzonte di navigazione, sono moltissimi i lettori che ritengono che «aprire un giornale sia oggi più sorprendente che navigare semplicemente in una bacheca Facebook». Troppi gattini finiscono per stancare. Approfondimento, autorevolezza, scoperta. Tre fattori che piacciono anche alla pubblicità: che, sulla carta, «tende a rimanere impressa andando oltre il flusso che ci travolge», dice Fabris. Costa lo sospettava: «Da tempo vediamo segnali, anche dagli Usa, di un ritorno di interesse per la carta». Nessuna tentazione di arretrare sul fronte dell’innovazione, ma la volontà di dare il giusto peso a un settore che ha ancora numeri di riguardo. «In Italia ci sono 46 milioni di persone che ogni mese consultano quotidiani e periodici», dice il numero uno Fieg. Una recente ricerca Audipress «per la prima volta ci dice che sono aumentati i lettori, con un’inversione di tendenza per la carta stampata». Proprio sicuri di volerla dare per morta?

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