26 giugno 2015 | 18:30

Il presidente Fieg, Costa, sull’ok Agcom alla proposta di Poste di consegnare a giorni alterni: a rischio l’accesso all’informazione per i cittadini nel 65% dei comuni italiani

La decisione dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni di approvare, con il voto a maggioranza, il piano presentato da Poste rischia di pregiudicare l’accesso all’informazione da parte dei cittadini nel 65% dei comuni italiani. È necessario che il confronto, richiesto dalla stessa Autorità nella decisione di ieri, tra editori, Poste italiane e Governo affronti e risolva in maniera tempestiva e realmente efficace il problema della consegna dei giornali quotidiani e periodici”.  Il presidente della Fieg, Maurizio Costa, ha così commentato l’approvazione da parte dell’Agcom del progetto di Poste italiane di consegna della corrispondenza, e con essa dei giornali agli abbonati, a giorni alterni.

Maurizio Costa (foto Olycom)

Maurizio Costa (foto Olycom)

“Deroghe al principio della direttiva europea sul mercato dei servizi postali – che prescrive la distribuzione a domicilio della posta almeno cinque giorni lavorativi a settimana – dell’ampiezza di quella che Agcom ha concesso a Poste Italiane,  che investe il 25% della popolazione italiana, non sono mai state concesse. L’eccezione massima finora consentita è stata per la Grecia. Ma riguarda meno del 7% della popolazione disseminata in migliaia di piccole isole. In altri Paesi sono state riconosciute deroghe, ma sempre limitate a meno dell’1% della popolazione, non al 25% come in Italia. All’inaccettabile ampiezza del perimetro della deroga si aggiunge il fatto che in molti degli oltre 5mila comuni interessati il recapito postale costituisce l’unico mezzo di accesso alla stampa”.
“Se il piano di Poste Italiane, relativamente alla consegna dei giornali, dovesse restare così com’è – ha concluso Costa – non supererebbe l’esame della Commissione europea, già sollecitata sia dalla Fieg sia dal Vice Presidente David Sassoli con l’interrogazione presentata il 15 giugno scorso e in attesa di risposta, con il rischio dell’apertura dell’ennesima procedura d’infrazione contro l’Italia”.