26 giugno 2015 | 17:20

Human beings or not human beings? Le ragioni per cui Apple e Twitter affidano alle persone la scelta dei contenuti mentre Google e Facebook no

Daniela Colombo – Affidarsi alle scelte di esseri umani o di algoritmi per selezionare notizie, la musica e altri contenuti dalla rete? Questo il dilemma che i giganti del web, sempre più interessati alla creazione di app per la distribuzione di contenuti si stanno ponendo.

Mark Zuckerberg (foto Olycom)

Mark Zuckerberg (foto Olycom)

Da una parte ci sono Apple, che per i suoi servizi di news e di musica ha scelto di creare un team di editors, ma anche Snapchat, che sta scegliendo giornalisti per raccontare le prossime edizioni americane, e Twitter che, per il suo Project Lighting, sta cercando persone per selezionare e aggregare cinguettii e link legati ai trending topics. Anche LinkedIn per le sue Pulse News e Instagram per la sua Explore page, stanno facendo lo stesso. Diversa invece la scelta di Facebook e Google.
La creatura di Mark Zuckerberg da qualche tempo sta lanciando, in collaborazione con grandi partners, New York Times in testa, la sua Instant Articles, ma qui gli esseri umani poco hanno a che fare con la scelta degli articoli. Chi visualizzerà cosa e quando viene tutto stabilito dall’onnipresente algoritmo del social. Stessa cosa per Google.
Il sito Fortune.com ha cercato di spiegare il perchè di questa differenza, partendo da un post dell’analista Ben Thompson. Secondo l’esperto musica e tutti quei contenuti in cui le emozioni hanno un ruolo chiave, sono i più adatti a essere selezionati dagli esseri umani, proprio perché dotati di una sensibilità che nessun algoritmo può sostituire. Mentre esistono casi in cui gli uomini proprio ‘non funzionano’ e Facebook e Google, decreta Thompson, ne sono due esempi, anche se in modo diverso.

Google partendo dalle milioni di pagine che ci sono sul web, filtra le parole e i contenuti che interessano all’utente. Una mole di lavoro oggettivamente impossibile da gestire per un gruppo di persone pur numericamente ben nutrito. Facebook, al contrario, cerca di creare combinazioni tra testi, foto, link e video che possano attirare i suoi utenti e far sì che restino connessi il più a lungo possibile. In questo caso il problema non è filtrare infinite occorrenze, ma personalizzare le proposte sugli interessi degli utenti.
Certo, conclude Thompson c’è un’incognita nell’affidare la selezione delle notizie a una persona: ossia la capacità critica nello scegliere cosa mostrare e cosa no, capacità che, ovviamente agli algoritmi di Facebook e Google manca.
Dunque si chiede Fortune.com quale considerazione giornalistica si può dare a Apple, Twitter e Snapchat quando si tratta di notizie? Una questione che, vista la larga scala di utenti potenzialmente raggiungibili, non può che essere fondamentale.