30 giugno 2015 | 18:38

“Anche noi nella mischia quotidiana”. Il direttore D’Angelis racconta il ritorno dell’Unità, da oggi di nuovo in edicola. Obiettivo 20mila copie al giorno

“Ci siamo. Il giornale fondato 91 anni fa da Antonio Gramsci è risorto dopo gli ultimi anni durissimi e di vera passione e di tenace resistenza di chi lo ha fatto”. Saluta così, nel suo editoriale il direttore Erasmo D’Angelis il ritorno in edicola dell’Unità. Un ritorno tanto atteso quanto particolarmente travagliato viste le ultime vicissitudini che nei mesi scorsi hanno riguardato la definizione dell’assetto societario de L’Unità srl, la società editrice del quotidiano, che, dopo l’uscita dal Cda di Guido Veneziani, che ora controlla poco più dello 0,9%, oggi vede l’80% in capo a Piesse e una partecipazione poco sotto al 20% del Pd, attraverso la fondazione EYU. 24 pagine in edicola a 1,40 € con una nuova veste grafica e un nuovo logo, già presentato nelle scorse settimane, in cui spicca l’apostrofo verde nel nome della testata. Per la prima uscita è prevista una tiratura di 250mila copie, con l’obiettivo poi di arrivare a 20mila copie al giorno.

“Non sarà solo un bel giornale da leggere e da guardare, ma un grande progetto con grandi orizzonti, un’oasi di buone letture e riflessioni nel caos delle informazioni on line, uno strumento di conoscenza e di analisi nel tempo”, continua il direttore, facendo riferimento agli atti di terrorismo degli scorsi giorni, al tema dell’immigrazione con le sue ripercussioni non solo su scala nazionale ma anche europea.
Tornando ai temi di casa nostra ecco l’accenno all’apertura del giornale, con il titolo #AntimafiaCapitale: “Abbiamo voluto capovolgere un brand ed un concetto, per restituire l’onore intanto a quell’esercito di eroi senza medaglie di volontari delle tante associazioni dell’Italia migliore e perbene che sono le prime vittime dell’appaltopoli e delle tangentopoli dell’impresa criminale romana”.

Oltre che nelle edicole e nelle omonime feste, l’Unità sarà presente sui social e con “la sorpresa di Unità.tv“, la nuova piattaforma che prenderà il posto di YouDem.
Chiude l’editoriale un “Post Scriptum: Si fa sul serio. Addio rimborsopoli e non si riceve alcun finanziamento pubblico. L’Unità naviga nel mare aperto e abbastanza tempestoso del mercato editoriale. Una svolta imboccata naturalmente, che farà arricciare il naso a qualcuno ma sarà una sfida nella sfida che impegnerà noi e voi ancora di più”.

Di seguito riportiamo il testo integrale dell’editoriale del direttore:

“Lo scrivo subito prima di cominciare. Accidenti, che emozione l’Unità. Se metto in filai direttori che mi hanno preceduto sul red carpet del giornale, le grandi firme, gli scrittori e gli intellettuali, i giornalisti, aggiungo il grande Staino eppoi i diffusori del porta a porta domenicale (che torneranno a bussare, con gli «amici dell’Unità»), i volontari delle migliaia di feste legati al giornale da una lunga e struggente storia d’amore, di cultura e di politica, beh potrei anche chiuderla qui, finire il discorso, spegnere il computer e salutare. Ma la sfida è appena iniziata, siamo solo al primo numero del primo giorno arrivato dopo trecentotrentadue giorni di attesa. Tanti. Decisamente troppi per l’informazione che ha accompagnato quasi un secolo di storia nazionale ed è tra le più radicate nel sentimento collettivo. Non bisogna consultare i sondaggi demoscopici per capire quanto mancava all’Italia e alla sinistra italiana.

Ci siamo. Il giornale fondato 91 anni fa da Antonio Gramsci è risorto dopo gli ultimi anni durissimi e di vera passione e di tenace resistenza di chi lo ha fatto. Grazie ad un editore entusiasta di esserlo e al Pd, che di anni ne ha appena otto ma si è già caricato sulle spalle l’Italia presa in liquidazione. Torna l’Unità con tutto l’orgoglio delle sue radici e con la prima missione già impressa nel nome della testata che porta la nostra prima utilità. Non sarà solo un bel giornale da leggere e da guardare, ma un grande progetto con grandi orizzonti, un’oasi di buone letture e riflessioni nel caos delle informazioni on line, uno strumento di conoscenza e di analisi nel tempo in cui bisognerebbe capir bene perché il mondo mostra ancora un volto così brutale come quello di Parigi o Tunisi. Abbiamo l’obbligo di reggere l’urto. Dei populismi, dell’egoismo, di una antipolitica talmente becera e razzista che non arriva nemmeno più a distinguere tra immigrati e topi. Pensavamo di averli abbattuti tutti i muri di Berlino, invece ne tirano su altri fatti di allarmi e paure, e tra Ungheria e Serbia persino di cemento. Vale la pena, dunque, fermarsi, sfogliare il giornale e capire perché c’è bisogno di tutta la nostra energia. C’è bisogno di rimboccarsi le maniche per non dividere ancora il Paese e non ricacciarlo culturalmente indietro a quando la politica era molto raccontata dalla satira e dal disgusto.

Ci saremo anche noi nella mischia quotidiana perché i valori alti di un moderno umanesimo, la speranza e il futuro siano i leader naturali di questo Paese, e l’Europa non continui ad essere solo un freddo insieme di codici fiscali, Iban, grafici e tabelle Istat, valori di Pii. L’Unità rappresenterà una comunità viva e il più possibile ampia, avrà gli occhi ben puntati sul governo nazionale e il suo ambizioso pacchetto riformista, cruciale per la nostra modernità, e sulla qualità dei tenitori e dei governi locali perché governare è il privilegio di migliorare le cose. Saremo un giornale multitasking che, con creatività editoriale, vi porterà in edicola, sul web con la sorpresa di Unità.tv, nei social, nel circuito delle nostre feste unico al mondo, nelle case del popolo e nei circoli, negli eventi che costruiremo insieme. Il giornale lo faremo con l’istinto e la curiosità che serve a raccontare il nostro “Paese impreciso”, come lo definiva Edmondo Berselli, pieno di cose meravigliose e di fragilità estreme. Racconteremo, come merita, l’Italia che fa l’Italia ma non fa notizia, anche se contribuisce a portarci fuori dal guado dalla peggiore crisi sociale ed economica del dopoguerra.

Siamo ambiziosi? Siamo una squadra molto ambiziosa, come lo è il nostro piano editoriale. Del resto, come si fa a non esserlo con una rivoluzione in corso? Potendo raccontare l’Italia che cambia dal punto di vista privilegiato di chi la vuole cambiare e la sta cambiando? Il verbo cambiare si addice all’Italia. Vi racconteremo aneheiLPd, visto da vicino e mai così centrale, perché non abbiamo idea di quanta passione e freschezza, serbatoi di storie positive, emozioni, risultati dì buongovernó, sacrifici quotidianie volontariato riesce a contenere. E quanto di tutto questo viene buttato a mare da isole di disonore, illegalità e corruzione. Giù le mani dal Pd, fuori a pedate collusi e indegni, lo diremo a voce alta e sapendo che il nostro Governo, solo oggi, nel nome della legalità ha finalmente affidato poteri forti all’autorità nazionale contro la corruzione, ha fatto tornare il falso in bilancio nel posto che merita e cioè nel Codice Penale, per la prima volta ha tutelato i sacri diritti dell’ambiente con gli ecoreati e oggi chi inquina paga ed è raddoppiata la prescrizione-salvacondotto, grazie agli accordi con il Vaticano e la Svizzera addio paradisi fiscali per evasori.

Questi sono fatti, e la nostra prima campagna non a caso è Antimafia Capitale. Abbiamo voluto capovolgere un brand ed un concetto, per restituire l’onore intanto a quell’esercito di eroi senza medaglie di volontari delle tante associazioni dell’Italia migliore e perbene che sono le prime vittime dell’appaltopoli e delle tangentopoli dell’impresa criminale romana. Con tutti i suoi difetti e nonostante le sue dinamiche e persino le troppe e a volte francamente incomprensibili convulsioni interne, il Pd è come il Pianeta Terra. È l’unico che abbiamo. È l’unica speranza a portata di mano. Anche dopo l’ultima prova di democrazia, un voto di mid-term con qualche sconfitta che poteva essere anche evitata e brucia ancora ma di cui fare tesoro, milioni di italiani hanno affidato il cambiamento ai democratici. Per la prima volta tutte le Regioni del Sud sono governate dal più grande partito della sinistra europea. I competitori al momento inseguono e a volte vincono in retromarcia anche sugli errori madornali di una fetta di sinistra che ama da morire la vittoria della sconfitta, e alla quale cercheremo di dare buoni motivi per liberarsi dalla maledizione delle divisioni ripetute all’infinitesimale, quel vecchio consumato copione che ha già assassinato due decenni di sogni e di governi, producendo a lungo tanti guai, nausea e il ritorno a casa di tanti che ci avevano scommesso. In questa stagione così entusiasmante e così difficile, è il Pd che ha le carte in mano, e noi qualche partita ve la sveleremo in anticipo. Buona lettura.

P.S. Si fa sul serio. Addio rimborsopoli e non si riceve alcun finanziamento pubblico. L’Unità naviga nel mare aperto e abbastanza tempestoso del mercato editoriale. Una svolta imboccata naturalmente, che farà arricciare il naso a qualcuno ma sarà una sfida nella sfida che impegnerà noi e voi ancora di più.”