Protagonisti del mese

02 luglio 2015 | 10:14

La Rai è roba di tutti

Corrado Passera, mentre si sta preparando a sbarcare a Milano come candidato sindaco, si occupa anche del futuro del servizio pubblico radiotelevisivo che considera “una colonna portante della nostra fragile democrazia”. Contrarissimo al ddl Renzi – “Perché quel progetto sancisce che la Rai è roba sua” – il leader di Italia Unica propone il modello di una fondazione per garantire una governance Rai indipendente da centri di potere. Ma pensa anche a severi tagli di costi e a grandi investimenti tecnologici

Se sono in tanti a esercitarsi sul futuro della Rai una buona ragione deve pur esserci. Molte buone ragioni. Il sistema radiotelevisivo pubblico è e rimane un sistema culturale complesso e influente, luogo di concentrazione di potere in grado non solo e non tanto di piazzare qui e là amici e parenti, ma strumento di comunicazione di alta potenza sia simbolica sia pratica. Corrado Passera sulla Rai ha idee piuttosto nette anche se, come spesso ripete, non sono né fisse né indeformabili. Nel senso che – fatti salvi alcuni punti chiave come la necessità di confermare la vocazione pubblica – sui dettagli si può discutere. Quel che è certo è che Passera non manda giù il progetto firmato dal presidente del Consiglio Matteo Renzi. Anzi, per dirla meglio: è proprio Renzi che non manda giù. Dopo aver fondato nel febbraio 2014 Italia Unica, Passera ha stabilito che il primo passo su cui far convergere le energie è la conquista di Palazzo Marino a Milano senza rinunciare a entrare nel merito di questioni più generali, come il sistema educativo o quello che chiama “il mostro”: l’immane e sfuggente impianto corruttivo che soffoca il nostro Paese.

Un altro tema che gli è caro è la tivù pubblica, sulla quale ha articolato un vero e proprio decalogo intitolato ‘Togliamo la Rai ai partiti restituendola ai cittadini’. Con alle spalle un solido curriculum manageriale (esordio in Olivetti, poi via via le tappe in Cir, in Mondadori, nel Gruppo L’Espresso, al Banco Ambrosiano Veneto, a Poste Italiane e a Banca Intesa) e una recente esperienza ministeriale (per un anno e mezzo ha guidato il dicastero dello Sviluppo economico e poi quello delle Infrastrutture e dei trasporti del governo Monti), Passera non ha solo parole taglienti per i suoi competitor politici, ma quando parla della Rai diventa molto aggressivo, convinto com’è che sia una colonna portante della nostra fragile democrazia.

 

L’articolo integrale è sul mensile Prima Comunicazione n. 462 – Giugno-Luglio 2015