Protagonisti del mese

02 luglio 2015 | 10:12

L’arte sempre

Massimo Vitta Zelman, protagonista con la sua Skira della grande mostra su Leonardo, racconta cosa significa lavorare in Italia come partner delle amministrazioni pubbliche ed essere a tutti gli effetti un editore internazionale

Nella bella sede di Skira nel cinquecentesco palazzo Casati Stampa di Milano, c’è una stanza con al centro un grande tavolo coperto di libri che vale quanto un piccolo giro del mondo nell’universo dell’arte di ogni epoca. 
I cataloghi di mostre dei grandi artisti della cultura occidentale ospitate nei più importanti musei d’Europa e d’America, accanto a magnifici libri illustrati sull’arte islamica e a monografie di artisti contemporanei iraniani, malesi o cinesi, danno a colpo d’occhio quella sensazione di cultura sovranazionale che da sempre la casa editrice oggi di Massimo Vitta Zelman incarna. Sovranazionale era il termine usato dal fondatore (nel 1928 a Losanna) Albert Skira per quel suo marchio editoriale divenuto leggendario grazie al legame con Picasso, Matisse, Breton e gli altri Surrealisti. Ed è un’eredità che Vitta Zelman sente con passione, lui che ha cominciato a lavorare ventenne nell’editoria d’arte facendosi le ossa alla Electa fondata da suo padre Emilio e da Giorgio Fantoni, ha proseguito alla Elemond nata dalla partnership di Electa con la Mondadori e, sciolta forzatamente questa alleanza nel 1994, si è subito comprato una Skira ormai ridotta al lumicino dopo la decadenza seguita alla morte del fondatore nel 1973.

“In un mondo così competitivo e in cui l’editoria illustrata si è notevolmente ridimensionata, il futuro di Skira è nell’essere a tutti gli effetti un editore internazionale”, ribadisce Vitta Zelman. “Del resto, unico a quell’epoca, lo aveva già intuito Albert Skira, il primo editore che nel dopoguerra invece di cedere i diritti dei suoi titoli decise di pubblicarli nelle lingue principali con il proprio marchio. Noi oggi siamo l’unico editore italiano che concorre ai bandi internazionali dei musei, partecipando a seconda del Paese come Skira Milano, Ginevra, Parigi o New York”. Sono queste infatti le sedi di Skira, che quest’anno raggiungerà un fatturato attorno ai 30 milioni di euro con un giro d’affari realizzato per una buona metà all’estero – dove proprio in questi giorni si è aggiudicata l’incarico di editore delle pubblicazioni ufficiali del Louvre di Abu Dhabi – e per la parte restante dovuto a due attività nazionali: le collane di narrativa e di saggistica, 30-40 titoli all’anno di cui Vitta Zelman va particolarmente fiero, e l’importante produzione di mostre sia come concessionario di musei sia come partner delle pubbliche amministrazioni.
Di Skira Massimo Vitta Zelman dalla fine del 2013 è il proprietario al 100%, dopo la conclusione di una partnership che lo aveva legato per oltre dieci anni a Rcs Libri, della quale è stato anche presidente dal 2007 al 2009. “L’accordo era nato nell’autunno del 2001, con Claudio Calabi amministratore delegato di Rcs MediaGroup e Gianni Vallardi amministratore delegato di Rcs Libri, all’interno di un disegno che aveva più di una probabilità di successo”, racconta. “Rcs non aveva una casa editrice d’arte, mentre il suo principale concorrente, Mondadori, aveva Electa, cioè la Elemond forzatamente ceduta da Giorgio Fantoni e da me alla fine del ’94. Quindi l’idea era di proporsi come grande gruppo di editoria d’arte internazionale fondendo le competenze specifiche di una casa editrice come Skira con le capacità distributive e di supporto promozionale di Rcs Libri, che in questo quadro acquistò prima un 24% e poi un altro 24%”.

L’articolo integrale è sul mensile Prima Comunicazione n. 462 – Giugno-Luglio 2015