03 luglio 2015 | 15:05

Clicchi sempre sul primo risultato che ti viene proposto da Google? Forse dovresti smettere di farlo

di Lorenza Chini – Quando andiamo su Google per qualsiasi motivo, che sia per cercare notizie meteo o un numero di telefono, si presume che i primi risultati che escono siano sempre i migliori. L’articolo del The Washington Post tratta proprio questo tema, la tendenza, da parte degli utenti a soffermarsi solo sui primi link proposti. Gli studi infatti dimostrano che ai “Googler” scocci scorrere la pagina e per questo raramente si spingano oltre il quinto risultato.

Ma uno studio realizzato da due docenti, Tim Wu, professore di legge alla Columbia University, e Michael Luca, economista ad Harvard, in collaborazione con il gruppo di data scientist di Yelp, il sito dedicato alle recensioni dei consumatori, ha rivelato che quando chiediamo qualcosa a Google, i risultati scelti dal motore di ricerca siano frutto di alcune selezioni. Lo studio afferma, in sostanza, che Google manipoli i risultati di ricerca per favorire i prodotti Google: il che significa che, ogni volta che si cerca informazioni su un ristorante, un medico o imprese locali, Google vi mostrerà i risultati dal suo “impero di siti” nonostante ci siano altre opzioni dimostrabilmente migliori di queste.

Queste scelte che il motore di ricerca opera, coinvolgono in primo luogo una cosa chiamata “Local OneBox”, una lista di sette link che Google mostra nella parte superiore dei risultati di ricerca locali. Local OneBox prende una grossa fetta della prima pagina, spesso nella parte iniziale, il che significa che le persone sono sproporzionatamente più propense a cliccare uno di questi link. Gli analisi di Yelp hanno notato che proprio il sistema algoritmico di Google per valutare e classificare la qualità delle pagine web – chiamato PageRank – di solito pone i risultati di Google+ Local ben al di sotto di quelli dei concorrenti. Yelp, dice: “Il fatto che proprio l’algoritmo di Google avrebbe fornito migliori risultati suggerisce che il motore di ricerca sta facendo una scelta strategica per visualizzare i propri contenuti, invece di scegliere i risultati che i consumatori preferiscono”.

Si può effettivamente verificare questo facendo una ricerca, sostiene il The Washington Post. Apriamo una pagina su Google e scriviamo una parola come come “dermatologo” o “meccanico” o “creperia”. Quindi apriamo un’altra scheda e cerchiamo la stessa cosa, ma stavolta mettiamo tra parentesi alla fine della stringa (sito: zocdoc.com) o (sito: yelp.com) o (sito: healthgrades.com) o (sito: tripadvisor.com) o ancora (sito: plus.google.com). In sostanza, la prima ricerca mostrerà i risultati proposti di Google, con le proprie recensioni; la seconda ricerca invece mostrerà come l’algoritmo di Google in realtà classifichi la qualità e la pertinenza delle recensioni disponibili all’interno di uno specifico insieme di siti.

E’ comunque importante tenere bene a mente alcuni aspetti: primo fra tutti, il fatto che la Yelp è in competizione con Google per le proposte nello spazio recensioni locali e ha di fatto aderito con altri siti di recensioni facendo pressione su funzionari dell’antitrust U.E. perchè indaghino sulle pratiche di ricerca di Google. Oltre a questo, l’algoritmo di ricerca di Google è complicato: i risultati della ricerca vengono ordinati in base a un’ampia e mutevole gamma di elementi, ma alcuni o molti di questi potrebbero non essere stati catturati. Google, com’era prevedibile, ha definito la ricerca difettosa. Ha detto un portavoce di Google in un comunicato. “Questo ultimo studio si basa su una metodologia piena di difetti”.

Resta il fatto che la maggior parte degli utenti Internet si sofferma sui primi link che Google propone, qualunque essi siano e, nonostante le controversie e le questioni tra Yelp e Google, quando prendiamo decisioni importanti sulla salute o i nostri soldi, ogni click potrebbe avere delle conseguenze. Il consiglio che propone il Washington Post è quello di considerare di scorrere oltre Local OneBox, o applicare qualche parametro (come mettere la parentesi indicando il sito), la prossima volta che facciamo una ricerca importante. Ed è comunque sempre necessario ricordare che nemmeno Google – o Yelp, o di TripAdvisor, o ZocDoc – ha necessariamente la risposta al 100% giusta per ognuno di noi.