Comunicazione, New media, Pubblicità , Televisione, TLC

07 luglio 2015 | 18:38

La relazione Agcom al Parlamento: Italia arretrata nella banda ultralarga; crollano gli investimenti pubblicitari; cala l’editoria tra i media; necessari riforma Rai e canone più equo

(ANSA) Gli indicatori della banda ultralarga in Italia “presentano un grado di arretratezza preoccupante rispetto all’Europa”. Lo afferma il presidente dell’Agcom, Angelo Marcello Cardani, nella Relazione al Parlamento. L’Italia registra infatti un livello di copertura del 36% contro il 68% dell’Ue-28; in alcune zone c’è “totale assenza” di queste reti.

Angelo Marcello Cardani (foto Olycom)

Angelo Marcello Cardani, presidente Agcom (foto Olycom)

Ancora più critica, ha proseguito Cardani, è la situazione se si considera il livello di penetrazione: solo il 4% delle famiglie utilizza connessioni superiori a 30 Mega al secondo (contro il 26% dell’UE-28) e praticamente nulle sono le connessioni superiori a 100 Mega. “Un ruolo decisamente importante nella direzione di colmare tale divario potrà essere svolto attraverso gli strumenti messi in campo dal Governo in attuazione della Strategia per la banda ultralarga, che prevede la destinazione di una quota significativa di incentivi e contributi finanziari alle aree bianche (percentuale di digital divide pari al 100%) del Paese”, ha concluso Cardani. Al contrario delle reti fisse di telecomunicazioni, l’Italia mostra invece un buon risultato nel mercato delle reti e servizi radiomobili. Il livello di copertura delle reti di terza generazione raggiunge il 98% (contro il 97% della media UE), in linea anche l’infrastrutturazione delle reti di ultima generazione (LTE) con il 77% della popolazione raggiunta (79% nell’Unione). Anche i livelli di penetrazione si mostrano in linea con quelli europei con il 71% della popolazione che ha sottoscritto contratti di acquisto di servizi mobili. La situazione nel mercato mobile si presenta migliore anche in termini di prezzo, ove l’Italia presenta offerte mediamente più vantaggiose dei principali paesi europei sia per i servizi bundled voce-dati che per i servizi solo dati. (ANSA, 7 luglio 2015)

Telecom: Agcom, quota mercato banda larga fissa scesa al 48%

(ANSA)  Nel 2014, la quota di mercato di Telecom Italia nei servizi a banda larga di attesta al 48%, riducendosi di quasi 10 punti percentuali in 5 anni. E’ quanto afferma l’Agcom nella Relazione annuale al Parlamento. (ANSA, 7 luglio 2015)

Agcom: valore settore comunicazioni 2014 ancora giù,-6%

(ANSA) Scende ancora il valore del settore delle comunicazioni. Nel 2014, stando ai dati della Relazione annuale dell’Agcom, è sceso a 52,4 miliardi, il 6% rispetto al 2013, quando già era calato del 6,6%. In particolare, le tlc sono scese del 7,7% (con la rete mobile in flessione di oltre il 10%), i servizi media del 3,2% e quelli postali del 2,3%. Guardando ai vari comparti, il più in sofferenza appare quello delle tlc, il cui valore supera di poco i 32 miliardi di euro: la rete fissa limita la perdita al 4,9%, mentre quella mobile accusa un crollo del 10,4%. Alla fine, i ricavi degli operatori sono equamente distribuiti tra rete fissa e mobile, entrambe intorno ai 16 miliardi di euro. All’interno dei due settori, però, la Relazione mette in evidenza alcune peculiarità: nella rete fissa la telefonia vocale scende dell’11,4%, a causa dell’ulteriore calo della spesa degli utenti (-11,6%), ma i ricavi dai servizi dati crescono del 2,4% e arrivano ad eguagliare quelli voce a poco più di 5 miliardi. Anche la composizione dei ricavi per la rete mobile vede una pesante contrazione della voce (-16%), ma in questo caso scendono anche i ricavi dati (-3,2%). Si conferma, invece, il positivo andamento dei prezzi, che negli ultimi anni si è attestato su un livello più basso rispetto all’indice generale. E positivo è anche l’andamento degli investimenti in immobilizzazioni, in crescita dello 0,9% dopo il calo del 5% registrato nel 2013. Per quanto riguarda invece il settore postale, l’Agcom mette in evidenza che nell’ultimo biennio si è registrata una riduzione dei volumi (comune per altro a tutti i Paesi europei) più marcata rispetto alla riduzione dei ricavi. Molto forte, in particolare, la contrazione dei prodotti che rientrano nel cosiddetto servizio universale e che hanno generato ricavi per oltre 1,8 miliardi di euro, ben il 18% in meno rispetto all’anno precedente. I prodotti non inclusi in questo perimetro, invece, segnano una crescita dei ricavi del 15,3%. Permane la posizione di preminenza di Poste Italiane, con una quota di circa il 75%, in crescita dell’1,4% sul 2013. (ANSA, 7 luglio 2015)

Tlc: Agcom, mercato verso consolidamento, anche in Italia

(ANSA) Il mercato europeo delle tlc mostra una “tendenza al consolidamento” e “anche in Italia si intravedono negoziati tra le principali imprese del settore delle comunicazioni, finalizzati al consolidamento”. Questa una delle caratteristiche del settore messe in evidenza dal presidente dell’Agcom, Angelo Marcello Cardani, che individua anche altre due tendenze: l’incremento di accordi tra operatori di tlc e imprese di marcati complementari; le partnership tra produttori di contenuti e i cosiddetti Over the Top.”Le tendenze del mercato – ha sottolineato Cardani – si muovono in linea con il nuovo scenario e mostrano un’accelerazione derivante dal ruolo propulsivo della domanda. Una prima tendenza del mercato europeo è quella al consolidamento; le dimensioni delle imprese europee sono relativamente modeste rispetto ai concorrenti extra-UE e con problemi di indebitamento per affrontare investimenti considerevoli. Le acquisizioni e fusioni che coinvolgono le reti di comunicazioni elettroniche sono numerose e trasversali alle diverse piattaforme”. Anche in Italia, ha proseguito, “si intravedono negoziati tra le principali imprese del settore delle comunicazioni, finalizzati al consolidamento. Ne sono esempio l’annuncio della joint venture tra Wind e H3g; l’aumento della quota di capitale di Vivendi in Telecom Italia, il tentativo di Opa di EI Towers su Rai Way”. Una seconda tendenza dei mercati, ha detto ancora il presidente, è “l’incremento di joint venture e accordi cooperativi tra gli operatori di telecomunicazioni e imprese operanti in mercati complementari upstream o downstream con la finalità di rafforzare le sinergie e accelerare investimenti. Due esempi per tutti: Vodafone/ESB per le attività di posa della fibra nel tratto di rete secondaria, e accordi commerciali (tipicamente nella fase di lancio) tra TelCo che inseriscono offerte Video On Demand per stimolare l’attivazione/migrazione di servizi di accesso a banda ultralarga e i principali fornitori di servizi media e contenuti audiovisivi (BT con Sky, Netflix, Freeview)”. Anche in Italia “le imprese di telecomunicazioni avviano accordi commerciali con operatori televisivi, finalizzate ad arricchire il proprio portafoglio di contenuti video (Telecom Italia/Sky e Vodafone/Mediaset-Infinity)”. Una terza tendenza del mercato, infine, “che evidenzia il cambiamento dei modelli di business, stimolato dal nuovo sistema digitale, è la nascita di nuove forme di partnership tra i produttori di contenuti (film, musica, editori) e i nuovi operatori della piattaforma Internet (cosiddetti Over The Top) che, sia direttamente che in qualità di aggregatori, si pongono il comune obiettivo della garanzia della titolarità o qualità dei prodotti in rete”. (ANSA, 7 luglio 2015)

Agcom, settore media giù del 3,2%, crollo editoria

(ANSA) Il settore media registra tra il 2013 e il 2014 un calo del 3,2%, passando da un valore complessivo di 14,8 miliardi a 14,3. E’ quanto emerge dalla Relazione annuale Agcom. La tv mantiene la porzione maggiore (8,5 miliardi), ma perde l’1,5%. In forte calo l’editoria: da 4,6 miliardi a 4,1 (-10,7%). Cresce Internet da 1,4 miliardi a 1,6 (+10%).Dal 2010 – si legge nella Relazione – il sistema tradizionale dell’informazione attraversa una fase recessiva che non vede vie d’uscita, almeno nel breve-medio periodo. Le imprese del settore, oltre ad essere colpite dalla crisi economica e finanziaria, sono attraversate da una crisi strutturale, poiché si chiudono spazi di crescita nella fornitura di servizi maturi, mentre si affermano nuove opportunità di sviluppo connesse alla diffusione di Internet. Per quanto riguarda la tv, l’offerta in chiaro produce ancora la parte più consistente di introiti (4,5 miliardi), ma è in calo del 3,3%, a differenza della pay tv che guadagna l’1,4% (a quota 3,3 miliardi). La radio passa da 628 milioni a 610 (-2,8%). Nell’ambito dell’editoria, i quotidiani passano da 2,2 a 2,1 miliardi (-5%), i periodici da 2,4 miliardi a 2 miliardi (-15,8%). (ANSA, 7 luglio 2015)

Rai: Cardani, riforma complessiva e canone più equo 

(ANSA) “Una riforma del canone nel segno di semplificazione, perequazione sociale e effettività della riscossione”. La auspica il presidente Agcom Angelo Marcello Cardani nella Relazione annuale, invitando, in vista del rinnovo della convenzione nel 2016, a una riforma complessiva che parta dall’”individuazione del nuovo perimetro” del servizio pubblico. “Anche il servizio pubblico non si sottrae alle sfide poste dal nuovo quadro digitale e convergente – sottolinea Cardani -. Al riguardo la prossima scadenza della concessione alla Rai, prevista per la metà del 2016, costituisce un’occasione per interrogarsi sul ruolo del servizio pubblico nel nuovo contesto e, in particolare, sulla capacità di mantenere elevati standard di qualità ed autorevolezza dei contenuti, nello scenario multipiattaforma che costituisce il naturale orizzonte del servizio pubblico del prossimo decennio”. “Il canone – ricorda il presidente Agcom – è la principale fonte di finanziamento del servizio pubblico rappresentando il 61,3% del totale delle risorse economiche della Rai. Pertanto una riforma del sistema di finanziamento pubblico nel segno della semplificazione, della perequazione sociale e dell’effettività della riscossione è certamente auspicabile, tanto più se accompagnata da un recupero di efficienza dell’azienda nel segno della trasparenza, indipendenza e accountability e dall’individuazione di una nuova missione di servizio pubblico in questa era sempre più digitale e convergente”. “L’individuazione del nuovo perimetro del servizio pubblico – sottolinea ancora Cardani – rappresenta il punto centrale della riforma Rai. L’Autorità è pronta a dare il proprio contributo al processo di revisione in corso nell’ambito delle competenze che la legge le assegna”. (ANSA, 7 luglio 2015)

Tv: Agcom, Sky regina ricavi, Mediaset supera Rai

(ANSA) Sky resta regina dei ricavi tv in Italia nel 2014, con una quota del 34,1% (in crescita dell’1,4%). Mediaset si riprende il secondo posto, toltole nel 2013 da Rai. Ora il Biscione ha una quota del 27,8% (-0,7%), Rai ha una quota del 27,2% (-1,5%). Seguono Discovery (1,9%) e Gruppo Cairo (1,7). E’ quanto emerge dalla Relazione Agcom. (ANSA, 7 luglio 2015)

Pubblicità: Agcom, da 2010 persi 2,5 miliardi

(ANSA) Continua la crisi del settore pubblicitario: l’andamento dei ricavi mostra una continua riduzione, passando dai 9,8 miliardi del 2010 ai 7,4 miliardi del 2014 (rispetto al 2013 il calo è contenuto a 54 milioni). E’ quanto emerge dalla Relazione annuale dell’Agcom. Per quanto riguarda la tv, la componente pubblicitaria rappresenta la fonte di ricavo prevalente, pesando per oltre il 40% sulle entrate complessive. Un’incidenza non molto inferiore (37%) è esercitata dalla pay tv, mentre il canone rappresenta il 19%. Nell’editoria i ricavi derivanti dalla raccolta pubblicitaria si riducono del 9% (da 941 a 859 milioni di euro). Gli introiti derivanti dall’utente valgono 1,2 miliardi, con una perdita di 30 milioni (-2%): in flessione in particolare i ricavi da vendita di copie (-4%, pari circa a 40 milioni). Il valore complessivo della pubblicità online, dopo una leggera flessione nel 2013, è tornato a crescere (del 10%) nell’ultimo anno. Gran parte di tale crescita è attribuibile all’incremento (del 13%) delle inserzioni pubblicitarie di tipo display (soprattutto di tipo social) e video. (ANSA, 7 luglio 2015)

Cardani, serve riforma ampia su comunicazioni e media

(ANSA) E’ necessaria “una riforma ampia della normativa italiana in materia di comunicazioni, informazione e media. Il quadro esistente, tra l’altro molto frammentato e disomogeneo, è infatti ormai obsoleto rispetto alle sfide imposte dal nuovo sistema”. Lo afferma il presidente Agcom, Angelo Marcello Cardani, nella Relazione annuale, sottolineando, tra l’altro, che “per molti aspetti, i servizi on-demand sono soggetti a minori obblighi, dal momento che gli utenti hanno una più alta autonomia nella scelta e maggiore controllo su contenuto e tempo di visualizzazione”. Cardani aggiunge che “il processo di evoluzione tecnologica in atto va nella direzione di un superamento della distinzione tra comunicazioni elettroniche e media audiovisivi e della necessità di una sostanziale riforma del quadro normativo nazionale”. “L’Autorità – spiega – è coinvolta nel governo del sistema dei media audiovisivi in due principali aree di intervento: la promozione del mercato unico europeo dei servizi audiovisivi e delle opere europee, e la tutela del pluralismo sia nei termini di accesso ai media, sia nei termini di vigilanza e contrasto della costituzione di posizioni dominanti. Sotto il primo profilo l’Autorità, nell’anno appena trascorso, ha approfondito il problema dell’adeguatezza della regolamentazione esistente rispetto all’evoluzione del mercato. Risponde a questa esigenza l’Indagine conoscitiva ‘TV 2.0 nell’era della convergenza’”. Infine – spiega il presidente Agcom – “per quanto riguarda la par condicio, attualmente limitata ai mezzi di comunicazione di massa radiofonici e televisivi, l’Autorità ancora una volta sottolinea come la trasformazione del sistema dell’informazione metta in crisi il modello legislativo “analogico” su cui si fonda la legge n. 28 del 2000, di cui in più occasioni l’Autorità ha richiesto l’aggiornamento”. (ANSA, 7 luglio 2015)