Editoria

08 luglio 2015 | 15:16

Accusa di corruzione per il presidente Inpgi, Camporese, nell’inchiesta sul crac della holding Sopaf. La replica: ho agito in totale trasparenza

(ANSA) Spunta l’accusa di corruzione per il presidente dell’Inpgi Andrea Camporese nell’inchiesta sul crac della holding Sopaf fondata dai fratelli Magnoni. E’ quanto emerge dall’avviso di conclusione delle indagini preliminari, coordinate dal pm di Milano Gaetano Ruta, a carico di 14 persone.

Andrea Camporese, presidente Inpgi (foto Olycom)

Andrea Camporese, presidente Inpgi (foto Olycom)

Camporese ha replicato dicendo di aver agito “in totale trasparenza” nei riguardi dell’Inpgi. Tra gli indagati i finanzieri Aldo, Andrea e Ruggero Magnoni e Camporese, accusato di truffa ai danni dell’Istituto di previdenza dei giornalisti e anche di corruzione. Secondo l’accusa, avrebbe ricevuto 200mila euro “a titolo di remunerazione per il compimento di atti contrari ai doveri d’ufficio”. Sotto la lente d’ingrandimento della Procura e del nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza le operazioni sul Fondo immobili pubblici (Fip) attraverso le quali Camporese avrebbe “consentito” a Sopaf “di realizzare una plusvalenza (…) pari ad euro 7.600.000″ attraverso la controllata Adenium Sgr Spa, società di gestione del risparmio. Oltre al numero uno dell’ente, è accusato quindi di corruzione anche Andrea Toschi, ex amministratore delegato di Adenium. Il presidente dell’Inpgi e Toschi, si legge nell’avviso di chiusura indagini, “si accordavano tra loro per trasferire risorse finanziarie a favore di Camporese dell’importo di almeno 200mila euro a titolo di remunerazione (…) in particolare per gli investimenti che Camporese aveva veicolato quale presidente Inpgi su Adenium Sgr Spa, nonché su canali di comunicazione e contatti che aveva offerto a Toschi per la propria attività”. Toschi, secondo l’accusa, nel 2011 e nel 2012 avrebbe quindi “accordato” a Camporese “la somma di 25mila euro l’anno” attraverso un incarico nel comitato consultivo di Adenium. Altri 145.550 euro sarebbero transitati su un conto corrente svizzero nel 2013. Il pm ha contestato a Camporese anche le aggravanti del danno patrimoniale di rilevante gravità, dell’abuso di prestazione d’opera e dell’aver commesso il fatto ai danni di un ente esercente un pubblico servizio. Il presidente dell’Inpgi è accusato, inoltre, di truffa ai danni dell’ente perché in concorso con altri indagati avrebbe “realizzato un ingiusto profitto attraverso operazioni di trasferimento di quote di Fip”. Per quanto riguarda i fondatori ed ex manager di Sopaf, Aldo e Ruggero Magnoni (Giorgio Magnoni, coinvolto nella stessa inchiesta, è già sotto processo con rito immediato), assieme ad Andrea Toschi e ad altre cinque persone sono accusati di associazione per delinquere “allo scopo di commettere i delitti di bancarotta fraudolenta, truffa aggravata, appropriazione indebita, frode fiscale, trasferimento fraudolento di valori finalizzato ad agevolarne il riciclaggio, utilizzando le strutture societarie del gruppo Sopaf Spa”. Giorgio Magnoni è definito dal pm il “promotore e capo dell’associazione”, mentre Aldo Magnoni era “deputato a seguire le operazioni immobiliari”. Ruggero avrebbe avuto un ruolo più marginale, “assistendo e collaborando in particolare nella costruzione di operazioni finanziarie finalizzate al conseguimento di profitti illeciti”, mentre Andrea è accusato solo di bancarotta fraudolenta. Al centro dell’inchiesta, quindi, una distrazione milionaria di fondi della holding, ammessa alla procedure di concordato preventivo nel febbraio del 2013. Soldi che, secondo la Procura, sarebbero stati riciclati in Austria, Svizzera, Madeira, Lussemburgo, Bermuda e Mauritius. “Ho appreso con profonda amarezza la notizia della chiusura delle indagini nei miei confronti e degli addebiti che mi vengono mossi – ha spiegato Camporese – confido di poter chiarire al più presto di aver agito in totale trasparenza nei confronti dell’istituto da me presieduto. Nell’avviso di chiusura indagini si fa riferimento a un compenso da me ricevuto e regolarmente dichiarato per l’attività lavorativa svolta quale componente di un comitato – ha proseguito – e ancor più sbalorditivo è il riferimento a un conto svizzero intestato a un’altra persona che non ha nulla a che fare con me”. L’inchiesta aveva portato anche all’arresto dell’ex presidente della Cassa di previdenza e assistenza dei ragionieri, Paolo Saltarelli, accusato di corruzione. Si è aperto oggi, tra l’altro, il processo a suo carico, alla quarta sezione penale del Tribunale di Milano. (ANSA, 7 luglio 2015)