08 luglio 2015 | 17:01

Agenda digitale, tra ritardi e ripetuti cambi ai vertici l’Italia “va avanti a passo di lumaca”

Si chiama “Anagrafe nazionale della popolazione residente” ed entro il 31 dicembre 2014 avrebbe dovuto sostituirsi alle vecchie anagrafi comunali assumendo un ruolo strategico nel processo di digitalizzazione della Pubblica amministrazione. Un progetto molto ambizioso solo che al momento è ancora tutto fermo. A parlarne è un articolo del 3 luglio de ilfattoquotidiano.it.

Sono due i progetti di punta della cosiddetta Agenda digitale, l’iniziativa presentata a maggio 2010 dalla Commissione europea nell’ambito della strategia “Europa 2020″ e sottoscritta da tutti gli Stati membri, che in Italia avrebbe dovuto rivoluzionare i rapporti con la Pa ma i cui risultati finora non si vedono. Ritardi e ripetuti cambia ai vertici dell’Agenzia per l’Italia digitale hanno rallentanto il proseguimento dei lavori. “Gli undici miliardi stanziati dall’Unione europea per questa rivoluzione potevano essere spesi meglio: finora, invece, sull’Agenda digitale, l’Italia sta procedendo a passo di lumaca”, spiega a ilfattoquotidiano.it Raffaele Pinto, presidente di Anipa, l’Associazione nazionale informatici pubblici e aziendali. Per cui “da opportunità per migliorare i rapporti fra i cittadini e la Pa – aggiunge Pinto – questo progetto si sta trasformando in un fallimento“.

Corrado Passera, ministro dello Sviluppo economico ai tempi del governo guidato da Mario Monti, diede vita all’Anpr, ovvero l’unione fra l’Indice nazionale anagrafi e l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero, uno strumento che avrebbe permesso alle amministrazioni periferiche e allo Stato di appoggiarsi su un’unica banca dati aggiornata in tempo reale dagli 8.100 comuni italiani favorendo la condivisione delle informazioni. Ma il progetto non è mai riuscito a decollare, spiega Paolo Colli Franzone, co-fondatore e direttore generale dell’osservatorio Netics. “Non più tardi dello scorso inverno – aggiunge – l’Agid diceva che entro giugno 2015 sarebbero state avviate le sperimentazioni che nel mese di novembre avrebbero coinvolto un numero significativo di comuni. L’impegno non è stato mantenuto perché le sperimentazioni non sono ancora partite”.

L’articolo di alcuni giorni fa de ilfattoquotidiano.it porta l’esempio di Italia Login, una piattaforma con l’obiettivo di permettere ai cittadini, tramite un portale, di avere accesso telematico ai vari servizi offerti dalla Pa. “Si tratta di un progetto interessante che nei Paesi in cui l’Agenda digitale è decollata sta funzionando. In Italia, invece, si scontano i ritardi dello Spid e dell’Anpr – spiega Colli Franzone – Fino a quando non verranno messi a punto questi due aspetti il portale è destinato a rimanere bloccato“. Tra i progetti più innovativi c’è proprio Spid, un sistema attraverso il quale le pubbliche amministrazioni potranno consentire l’accesso in rete ai propri servizi mediante la carta d’identità elettronica e la carta nazionale dei servizi. Doveva partire a febbraio, se ne riparlerà (forse) a settembre, afferma il giornale.

Un altro aspetto trattato riguarda il Processo civile telematico (Pct). «Il Pct si basa essenzialmente sulla posta elettronica certificata (pec), uno strumento articolato e poco flessibile che perciò non risulta idoneo a garantire la verifica dell’autenticità dei documenti immessi nel fascicolo informatico», dice Andrea Lisi, avvocato esperto di diritto dell’informatica e presidente di Anorc, l’Associazione nazionale per operatori e responsabili della conservazione digitale. Inoltre il Pct «non risulta garantito da un sistema di conservazione a norma»: perciò, secondo il legale, esiste un «grave rischio di nullità degli atti processuali» e ciò «mette a repentaglio la certezza del diritto in ambito processuale». Non solo. Nei giorni scorsi il governo è intervenuto con un decreto per riordinare le norme sul Pct. Un’«ennesima occasione persa», la definisce Lisi: «Si tratta di norme riguardanti una disciplina già estremamente confusa e raffazzonata ma anche l’introduzione di disposizioni normative la cui tecnica redazionale risulta sciatta e a tratti incomprensibile». «Il modo in cui stiamo spendendo le risorse dell’agenda digitale è inaccettabile- afferma ancora Raffaele Pinto «Doveva essere una grande occasione per modernizzare il Paese, si sta invece trasformando in una debacle. E i ritardi sono voluti: la colpa è soprattutto della mancanza di volontà politica».