Comunicazione

09 luglio 2015 | 13:01

De Laurentiis, presidente di Confindustria radio tv: l’equità fiscale è la prima condizione per garantire innovazione e crescita

(Agi) L’equita’ fiscale e’ la prima condizione per garantire innovazione e crescita nel settore radio-tv, recuperando ritardi accumulati nel tempo a causa di disparita’ tra Paesi in fatto di regimi fiscali. Lo ha detto Rodolfo De Laurentiis, presidente di Confindustria radio-tv nella relazione introduttiva dell’assemblea generale in corso a Roma e che vede presenti tra gli altri vertici e dirigenti di primissimo livello di Rai, Mediaset, Sky, Rai e tv locali. L’ambito fiscale e’ quello in cui – ha sottolineato De Laurentiis – si registra la disparita’ piu’ evidente. Alcuni ‘over the top’ utilizzano infatti schemi di cosiddetta ottimizzazione fiscale, ad oggi legale, “che permettono di dirottare in Paesi con regimi fiscali favorevoli i ricavi su cui devono pagare le tasse dirette e indirette”.

Rodolfo De Laurentiis, presidente di Confindustria Radio Televisioni

Rodolfo De Laurentiis, presidente di Confindustria Radio Televisioni

 L’Unione Europea ha calcolato quanto pesino le tasse sui ricavi extra Usa per le maggiori multinazionali del web ma non solo. Risulta, per esempio, che sui mercati extra americani le multinazionali del web generano in media il 48% dei ricavi totali e su questi pagano, meno del 2% di tasse.
“Non sono piu’ accettabili – ha detto De Laurentiis – pratiche elusive che drenino risorse dai mercati in cui tali multinazionali operano, per giunta in certi casi restituendo poco in termini occupazionali e distogliendo gettito dalla fiscalita’ generale, a carico della quale restano i costi sociali e indotti”. Come pure “non e’ piu’ tollerabile la concorrenza interna nell’Unione favorita dal ‘rouling’ internazionale”, ha aggiunto il presidente di Confindustria radio-tv. E per quanto riguarda le tasse indirette, un esempio su tutti viene proprio dal settore radio-tv: gli abbonamenti ai servizi video on demand incorporano un’aliquota Iva al 22%, mentre quelli di altri operatori che hanno sedi in Paesi a bassa fiscalita’ godono di un’aliquota fissata al 4%. E questo finisce “per trasformarsi inevitabilmente in uno svantaggio per tutto il sistema Italia”, ha detto ancora De Laurentiis. Il quale ha anche sollecitato l’attuazione di un livellato campo di gara tra le diverse tipologie di servizio, ritenendo la parita’ di trattamento “precondizione per lo sviluppo di un mercato sano”.
Vanno quindi corrette “urgentemente” le asimmetrie del sistema “che attualmente penalizzano gli operatori tradizionali che si muovono all’interno di un quadro di vincoli e di norme stratificatosi nel tempo”. Le aree di intervento sono quelle di sempre: tetti alla pubblicita’, quote di programmazione e investimento, par condicio, tutela del diritto di autore sulla rete, allargamento delle tutele dei consumatori ai nuovi operatori. E ancora: ridefinizione dei mercati secondo un approccio per industria, la salvaguardia della pluralita’ e, appunto, la fiscalita’. Per De Laurentiis, e’ importante ritornare alla radice degli interessi tutelati da questo impianto normativo e valutare rapidamente una deregulation per pervenire a soluzioni “flessibili ma effettivamente uniformi”. Infine, il capitolo banda larga: per accelerarne lo sviluppo e’ importante includere il settore radio-tv nell’Agenda digitale italiana ed europea. Si sa che sono stati fissati gli obiettivi e a breve verranno stanziati i fondi per promuovere le politiche industriali ad essi legate.
“Obiettivi e politiche che pero’ ancora oggi non considerano l’audiovisivo, e non e’ possibile che le parole televisione e audiovisivo non siano contemplate nell’Agenda digitale dove invece il nostro settore deve esserne parte attiva e puo’ giocare un ruolo propulsivo”. (Agi, 9 luglio 2015)