10 luglio 2015 | 18:09

Boom di abbonamenti internazionali per Netflix. Secondo eMarketer l’Europa giocherà un ruolo fondamentale nello suo sviluppo. In Italia stimati 150mila abbonati a fine anno

di Lorenza Chini – Netflix, il servizio di abbonamento di video-on-demand guidato da Reed Hastings, è presente in Europa occidentale fin dal 2012, quando ha iniziato ad operare nel Regno Unito e in Irlanda, oltre a Paesi Bassi e paesi del nord Europa. Alla fine del 2014, l’azienda ha esteso la propria presenza europea con lanci in Francia, Germania e in altre quattro nazioni. Ormai il servizio è inoltre attivo in America Latina, Australia, Nuova Zelanda e Giappone.

Nell’articolo pubblicato da eMarketer le cifre parlano chiaro. A giudicare dal “Global OTT TV & Video Forecasts”, riportata dal Digital TV Research Ltd., la crescita è costante. Entro la fine dell’anno, Netflix si aspetta una stima di circa 69,9 milioni di abbonati in tutto il mondo, rispetto ai 54,5 milioni a fine 2014, con un guadagno previsto del 28%.  Si stima che il servizio streaming già da dicembre 2015 conterà circa 43.5 milioni di sottoscrizioni solo negli Stati Uniti. Mentre gli abbonamenti internazionali nello stesso periodo dovrebbero aggirarsi intorno ai 26,4 milioni. Questa cifra potrebbe sembrare piccola rispetto al conteggio degli Stati Uniti, ma rappresenterebbe un salto del 57%.

La previsioni suggeriscono che l’Europa dovrebbe svolgere un ruolo importante in questa espansione. Il Regno Unito dovrebbe essere il Paese con l’audience maggiore. Netflix fuori degli Stati Uniti, con oltre 4,9 milioni di abbonati. Da Svezia e Paesi Bassi le cifre prevedono 1,5 e 1,6 milioni rispettivamente, entro la fine del 2015, mentre la Francia e la Germania dovrebbero contribuire, ciascuno con circa 1,2 milioni di euro.

Le stime del Digital TV Research affermano invece che l’Italia e la Spagna dovrebbero avere un “pubblico Netflix” molto più esiguo rispetto al Regno Unito, con una previsione che si aggira intorno ai 150.000 utenti per ciascun paese. Queste cifre non sono sorprendenti, data la differenza di lingua e il fatto che entrambi i paesi stanno ancora risentendo gli effetti persistenti della recessione globale per cui le sottoscrizioni di video a pagamento non possono essere una priorità.