10 luglio 2015 | 10:58

“L’Ansa un patrimonio del Paese, non solo degli editori”. La lettera-appello dei giornalisti dell’agenzia

“L’Ansa, la principale agenzia giornalistica italiana, è colpita da un piano aziendale di tagli che questa volta minerebbe alla radice il suo ruolo storico di dorsale dell’informazione italiana”. Comincia così la ‘lettera-appello agli intellettuali’ inviata dai giornalisti dell’Ansa nei giorni scorsi per tenere viva l’attenzione sul piano di tagli annunciato dall’editore che prevede 65 esuberi e il ricorso, dal primo luglio, a cassa integrazione o a contratti di solidarietà. Solidarietà e sostegno è stato espressa ai giornalisti dell’agenzia da diversi esponenti del mondo politico e dell’informazione, a cominciare dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti che ha definito l’Ansa “un patrimonio di competenze e correttezza professionale al servizio dell’informazione in Italia e nel mondo, e non può essere disperso. Secondo il Cnog l’Ansa  è uno strumento prezioso, da valorizzare e sul quale investire”.

Di seguito riportiamo il testo integrale della lettera appello:

L’Ansa, la principale agenzia giornalistica italiana, è colpita da un piano aziendale di tagli che questa volta minerebbe alla radice il suo ruolo storico di dorsale dell’informazione italiana. L’Ansa è l’unica agenzia nazionale con uffici in tutte le regioni del Paese e con una rete internazionale. Una testata che ha contribuito a garantire per 70 anni la libertà di informazione, a garanzia della democrazia nel nostro Paese.

L’Ansa è oggi una delle più importanti agenzie sul piano internazionale e lo dimostrano i recenti scoop di portata mondiale, come le dimissioni di Papa Benedetto XVI o la morte di Muammar Gheddafi. Ma l’Ansa è stata sempre presente e ha dato le prime notizie su eventi eccezionali, dall’alluvione di Firenze al terremoto in Irpinia, al rapimento e all’uccisione di Aldo Moro.

Un’Ansa più piccola di fronte alla crescente complessità dell’attualità in cui viviamo e alla rapida evoluzione multimediale del settore significherebbe indebolire l’informazione nel nostro Paese: con minori possibilità di espressione per tutti, ridotte capacità di informazione e minori mezzi per raccontare l’Italia all’estero.

Negli ultimi anni all’Ansa è già stato pagato ripetutamente un duro prezzo con la fuoriuscita di un centinaio di giornalisti e di una cinquantina di poligrafici, senza che questo sia stato compensato con adeguate misure di sviluppo.

L’Ansa è un patrimonio del Paese, non solo degli editori, ed è giunto il momento che questo venga riconosciuto anche immaginando un nuovo assetto proprietario dell’agenzia che ne salvaguardi il ruolo di garanzia per tutti.

Invitiamo quindi il mondo politico-istituzionale e gli editori ad esaminare la vertenza in corso e le prospettive di rilancio dell’Ansa, con un senso di responsabilità che vada anche oltre le operazioni contabili, perché sono in gioco non soltanto tanti posti di lavoro, ma soprattutto un pezzo della nostra democrazia. E perché si possa continuare a dire: “Se è una notizia è Ansa”.