Editoria

10 luglio 2015 | 11:56

Lodo Mondadori: alla Cir da Fininvest 246mila euro per danni non patrimoniali. L’iniziale richiesta della famiglia De Benedetti era di 32 milioni di euro

(ANSA) La Fininvest di Silvio Berlusconi dovrà versare come danni non patrimoniali alla Cir della famiglia De Benedetti soltanto 246mila euro e non i 32 milioni di euro richiesti. Lo ha stabilito il Tribunale di Milano nella causa civile ‘bis’ sulla vicenda del Lodo Mondadori. Si è conclusa così, in primo grado davanti al giudice della decima sezione civile Nadia dell’ Arciprete, la causa civile civile ‘bis’ con cui la Cir della famiglia De Benedetti aveva chiesto alla Fininvest di Silvio Berlusconi il risarcimento di altri 32 milioni di euro per danni non patrimoniali per la vicenda del Lodo Mondadori, ai quali, secondo i legali della Cir, ne andavano sommati altri 60 circa per interessi e spese legali, per un totale che si avvicinava ai 100 milioni di euro. Il giudice, però, nel suo provvedimento, depositato oggi, ha riconosciuto a Cir un danno non patrimoniale per soli 246mila euro. Il procedimento era stato avviato a dicembre del 2013 in seguito al deposito di un nuovo atto di citazione con cui i legali di Cir hanno chiesto al gruppo dell’ex Cavaliere la liquidazione dei danni non patrimoniali quantificati “in misura non inferiore a 32 milioni” più altri 60 per interessi e spese legali. La richiesta era stata avanzata dopo che la Cassazione, nel settembre 2013, nel condannare definitivamente la Fininvest a versare 494 milioni all’editore del gruppo Repubblica-Espresso per i danni patrimoniali, aveva demandato ad altro giudice la liquidazione di quelli non patrimoniali. E ciò per via della “lesione del diritto ad un giudizio reso da un giudice imparziale” sulla scorta dell’ ormai definitiva constatazione, sia in sede penale che civile, dell’accertamento di “un plurioffensivo fatto di corruzione”. E cioè la tangente di circa 400 milioni di lire versata al giudice Vittorio Metta, l’estensore del verdetto della Corte d’Appello civile di Roma che nel 1991 ribaltò l’iniziale lodo arbitrale favorevole a De Benedetti consegnando la casa editrice Mondadori a Silvio Berlusconi.  (ANSA, 10 luglio 2015)

Carlo De Benedetti (foto Olycom)

Carlo De Benedetti (foto Olycom)

Lodo Mondadori:giudice,a Cir no danni immagine e reputazione

(ANSA)  A Cir è stato riconosciuto soltanto il danno non patrimoniale “da lesione del diritto costituzionalmente garantito ad un giudizio reso da un giudice imparziale” e non anche quelli per le “ricadute negative sulla immagine” o per lesione “dell’onore e della reputazione” o per la “presunta caduta del titolo” in Borsa. Così nella sentenza sulla causa civile ‘bis’ Lodo Mondadori il giudice spiega perché ha condannato Fininvest a versare al gruppo della famiglia De Benedetti solo 246mila euro e non i quasi 100 milioni richiesti. Per il giudice Nadia dell’Arciprete l’unico risarcimento non patrimoniale che può essere concesso a Cir in questa causa ‘bis’ è “la lesione dell’interesse costituzionale al giusto processo”. E’ questa, scrive nel provvedimento, “(e solo questa) la lesione che deve trovare ristoro monetario nella presente sede” con la cifra di 246mila euro. “Nemmeno può tenersi conto – spiega il magistrato – di altre voci di danno ‘in via indiretta’”. Coglie nel segno, scrive il giudice, “l’eccezione della Fininvest là dove contesta il fatto che la Cir chieda che si tenga conto delle ricadute negative sulla immagine della danneggiata”. Identica considerazione “valga per la presunta lesione dell’onore e della reputazione, come pure per tutti i riferimenti a fatti o circostanze del tutto estranei al terreno risarcitorio oggetto dell’odierno procedimento, come la presunta caduta del titolo Cir in borsa”. Per il giudice, infatti, conta il fatto che la Cassazione, nel settembre 2013 nel condannare definitivamente la Fininvest a versare 494 milioni all’editore del gruppo Repubblica-Espresso per i danni patrimoniali, aveva demandato ad altro giudice la liquidazione di quelli non patrimoniali, ma indicandoli soltanto come lesione del giusto processo. “Va precisato, così respingendosi ogni diversa richiesta della parte attrice – si legge in sentenza – che si è formato il giudicato sul tipo di danno che è ammesso a ristoro nell’odierno processo. Infatti, non ogni lesione è stata stimata esistente dal giudice della pregressa fase di cognizione”. In particolare, “nell’ottica della condanna generica, il giudice di merito ha enucleato (…) ‘da un fatto di corruzione in atti giudiziari una potenzialità dannosa non eccentrica, ma perfettamente consonante, sul piano del danno non patrimoniale, rispetto all’uso abnorme del processo conseguente alla consumazione di un delitto che, dal punto di vista della persona offesa, era idoneo ad integrare ‘in modo emblematico’ (e dunque, sul piano della presunzione semplice) la lesione dell’ interesse costituzionale al giusto processo (e, prima ancora, alla tutela effettiva dei propri diritti)”. E su questo il giudice ha deciso oggi. Non era, infatti, “compito” della Cassazione in quella sede “l’accertamento in concreto del danno nella sua definitiva determinazione, essendo tale compito (&hellip) successivamente riservato al giudice del quantum debeatur”, ossia quello della causa ‘bis’.(ANSA, 10 luglio 2015)

Lodo Mondadori: giudice, Cir subì danno per giudice corrotto

(ANSA) Il caso Lodo Mondadori “è risultato ingiusto” per Cir “per la commissione di un reato: il giudice è stato oggetto di scambio corruttivo al fine di manipolare la propria funzione pubblica in aderenza agli interessi egoistici di una delle parti”. Così il giudice di Milano motiva il riconoscimento del danno non patrimoniale da lesione del giusto processo al gruppo editoriale nella causa bis con Fininvest. Va considerata anche la “collocazione storica della vicenda” e la “sofferenza” amplificata “dall’ampia risonanza nazionale”. Nel calcolare il danno non patrimoniale il giudice prende come “importo base”, stando alla giurisprudenza, 1.500 euro. Nel caso specifico, però, secondo il giudice, va considerato che “il processo è risultato ingiusto per la commissione di un reato: il giudice è stato oggetto di scambio corruttivo al fine di manipolare la propria funzione pubblica in aderenza agli interessi egoistici di una delle parti”. Il riferimento è alla tangente di circa 400 milioni di lire versata al giudice Vittorio Metta, l’estensore del verdetto della Corte d’Appello civile di Roma che nel 1991 ribaltò l’iniziale lodo arbitrale favorevole a De Benedetti consegnando la casa editrice Mondadori a Silvio Berlusconi. Si arriva così a 15mila euro, considerando il “dolo” del reato, e “deve, poi, considerarsi l’efficacia offensiva del delitto: nel caso di specie, per effetto della corruzione, il ‘giudice parziale’ ha rovesciato la ‘decisione giusta’ e offerto un risultato opposto a quello che spettava, secondo Giustizia” e con una “sentenza frutto di dolo”. Un altro elemento che merita “positivo apprezzamento”, secondo il Tribunale, “è quello relativo alla collocazione storica della vicenda, nel suo complesso”. In questo caso infatti – si legge – “la sofferenza è stata amplificata dall’ampia risonanza nazionale (e non solo) che la notizia ha avuto a mezzo di tutti i più importanti canali di informazione: il singolo accadimento, diventato fatto di cronaca in cima ad ogni rassegna di stampa, ha assunto una dimensione estesa ed allargata e la visibilità della vicenda a mezzo degli organi di informazione ha funzionato, in un certo senso, come cassa di risonanza dell’illecito, analizzato nei dettagli e nelle sue dinamiche storiche”. La cifra, dunque, sale fino a 75mila euro fino ad arrivare a 246mila euro considerando “gli interessi e la rivalutazione monetaria”. E in più “il nocumento finanziario (lucro cessante) subito a causa del ritardato conseguimento della somma riconosciuta a titolo di risarcimento del danno, con la tecnica degli interessi computati non sulla somma originaria né su quella rivalutata al momento della liquidazione, ma sulla somma originaria rivalutata anno per anno”. (ANSA, 10 luglio 2015)

Lodo Mondadori: giudice, società soffre meno di una persona

(ANSA) “Un ente soffre, in genere, il danno morale a causa di un fatto delittuoso diversamente da come lo soffrirebbe una persona fisica, cioè con minore impatto lesivo”. Anche con questo passaggio il Tribunale di Milano motiva il risarcimento del danno non patrimoniale per lesione del giusto processo da 246mila euro che Fininvest deve versare alla Cir, che aveva chiesto 32 milioni di euro più 60 milioni di spese e interessi, nella causa civile ‘bis’ sulla vicenda Lodo Mondadori. “Non si stima riconoscibile una somma maggiore – scrive il giudice – se non frustrando la funzione stessa della responsabilità civile o modellandola non già in base alla lesione effettiva, ma in ragione della ‘qualità del danneggiato’, quasi ad affermare che una parte con maggior patrimonio possa soffrire di più”. E ancora: “Questo procedimento di ‘monetizzazione delle perdite’ – spiega il magistrato – non può essere parametrato a dati che si collochino fuori dalla lesione: peraltro un ente soffre, in genere, il danno morale a causa di un fatto delittuoso diversamente da come lo soffrirebbe una persona fisica, cioè con minore impatto lesivo”. (ANSA, 10 luglio 2015)