17 luglio 2015 | 9:00

Caso Crocetta. Il semiologo Volli ad ‘Avvenire’: basta con l’uso di notizie per fini politici. Inaccettabile questo Grande Fratello diffuso, la stampa ha le sue colpe

Avvenire 17/07/2015 –  Intercettazione sì, intercettazione no… ma Crocetta è colpevole o vittima? Per quel che si sa, non siamo di fronte a un reato ma a un gravissimo problema di etica del giornalismo – risponde Ugo Volli, semiologo dell’Università di Torino -, figlio di un metodo nato con Mani Pulite:

i giornalisti ritengono di poter usare impunemente materiali giudiziari per colpire personaggi che non sono sotto accusa per alcun reato, sia che tali materiali siano depositati e legali, sia che siano stati trafugati dalle carte giudiziarie. Il caso di Crocetta è ancora troppo caldo e confuso per dare un giudizio definitivo, ma le recenti dichiarazioni di Renzi su Letta sono un altro caso di uso improprio della stampa: un giudizio privato discutibile o meno e che non è un reato diventa un casus belli . Non ritiene che esista il diritto dei cittadini di sapere cosa pensa e dice chi ci governa? Esiste un problema – grosso – di rispetto della privacy: c’è un interesse pubblico a denunciare eventuali reati di personaggi pubblici, senza dubbio; ma trovo inaccettabile questo Grande Fratello diffuso, in cui l’Espresso e la Repubblica sono specialisti ma che coinvolge quasi tutti i giornali e comporta un’attività delittuosa da parte dei giornalisti in complicità con persone dell’apparato giudiziario. Quando stampa e giustizia si mescolano, la democrazia soffre. Come la si cura? Stroncando questi comportamenti, in termini penali, verso giornalisti, editori e chi fornisce i dossier. Mettiamo dunque la mordacchia alla stampa? Ma guardate che questa non è passione per l’informazione, che rispetto. Qui si parla di giornali che si fanno strumento di lotta politica, secondo un copione tradizionale, che in Italia si è cominciato a scrivere molto tempo fa, addirittura con lo scandalo della Banca Romana. Chi coltiva i dossier contro Berlusconi, chi quelli contro le cooperative e Montepaschi… Lungo questa strada la stampa ha perso indipendenza e credibilità, alcuni giornali sono diventati strumenti molto privati: di partiti, di correnti di partito e di singoli uomini politici. Non sorprende che gli italiani non li leggano come prima. È sorpreso dal fatto che, malgrado la smentita della Procura, la polemica non si sia fermata? No. In un paese normale se la Procura dicesse che non c’è stata un’intercettazione qualcuno avrebbe perso il posto, avrebbero chiesto conto al giornalista, al giornale, a chi ha compiuto un reato perché in questi casi non ci si può appellare al segreto professionale. Si parlerebbe di radiazione, di sanzioni. Invece, qui no. Questa deriva dimostra il grande fallimento dell’Ordine dei Giornalisti.