Editoria

21 luglio 2015 | 15:25

Da oggi i giornalisti della Gazzetta dello Sport entrano in regime di solidarietà. Il Cdr: ancora una volta paghiamo noi i conti che non tornano. Questo è l’ultimo atto di fede nelle possibilità di rilancio del gruppo

La Gazzetta dello Sport 21/07/2015 – Il comunicato del Cdr: Cari lettori, da oggi i giornalisti della Gazzetta dello Sport entrano in regime di solidarietà: saremo noi, ancora una volta, a pagare i conti di Rcs Mediagroup che non tornano da ormai molto tempo, ovvero dal giorno in cui la scellerata operazione Recoletos ha aperto una voragine economica nel bilancio del gruppo. L’attuale management non vorrebbe più sentir parlare di quell’investimento infelice, perché al timone della barca, all’epoca, c’erano altri capitani poi andati altrove a cercar fortuna: vero, ma purtroppo quel disastro ha avuto e continua ad avere ripercussioni pesanti sulla vita di chi in Rcs lavora tutti i giorni. Giornalisti, poligrafici e impiegati sono oggi chiamati a una decurtazione pesante dello stipendio e ad altri sacrifici, per evitare che l’azienda prenda strade sbrigative nella politica di tagli che continua a perseguire duramente, mettendo così in pericolo la qualità dei suoi gloriosi giornali.

La redazione della Gazzetta ha accettato a denti stretti il prelievo forzato di denaro dalle tasche, spinta essenzialmente da due motivazioni. La prima è l’amore e la passione per queste pagine rosa, cartacee e digitali: una conflittualità infinita con l’editore avrebbe sicuramente danneggiato la Gazzetta e con essa i suoi lettori, il patrimonio più prezioso. La seconda è strutturale: in un sistema che oggi produce un quotidiano, un sito, una televisione, un’edizione digitale e un settimanale non ci possono essere esuberi, che siano figurativi o reali. Abbiamo dunque inteso la solidarietà esclusivamente come modalità di contenimento dei costi, perché la Gazzetta che conoscete non si può fare a ranghi ridotti: i tanti colleghi che ogni giorno mancheranno in redazione (nella logica della turnazione) renderanno estremamente complicato il mantenimento dello standard qualitativo a cui la Rosea ha abituato tutti da sempre. Questo anche e sopratutto dopo due stati di crisi che hanno anticipato la pensione di diversi colleghi, firme storiche e autorevoli della Gazzetta.

Sia chiaro: questo è l’ultimo atto di fede nelle possibilità di rilancio del gruppo che «finanziamo», per quanto ci riguarda. Ce lo ha chiesto l’a.d. Pietro Scott Jovane nell’incontro del 9 giugno scorso, senza essere ancora in grado di presentarci il piano industriale del prossimo triennio che doveva essere ancora vagliato dal CdA di questa azienda. In qualche modo ci ha chiesto un’apertura di credito nei suoi confronti. Lo abbiamo fatto pur con mille riserve, ma ora insieme al piano di rilancio aspettiamo:

- investimenti sul prodotto, più che in nuove strutture che non portano ricavi (siano Numix, Nest o Connecto) o in acquisizioni maldestre, come nel caso di YouReporter. I risultati ottenuti da GazzettaTv con le dirette e gli speciali legati alla Copa America hanno dimostrato, semmai ce ne fosse bisogno, che è da questo genere di operazioni che parte la riscossa della Gazzetta, non certo da scorciatoie scivolose come GazzaBet;

- il pieno coinvolgimento della redazione (attraverso il suo comitato), insieme alla Direzione, nella valutazione dei piani di sviluppo che il nostro sistema conoscerà nei prossimi mesi: andranno valutati bene i sentieri da percorrere e le forze a disposizione per farlo, non possiamo permetterci di disperdere energie;

- una strada, da concordare insieme, che porti alla stabilizzazione dei colleghi che da tanto tempo lavorano in redazione con contratti precari. Non si possono sacrificare anche loro sull’altare dei tagli, perché si parla di professionalità importanti e soprattutto di persone che hanno creduto nella Gazzetta, che si sono spese per la Gazzetta e l’hanno sostenuta per anni e anni, sperando un giorno di farne parte a pieno titolo.

Noi giornalisti abbiamo fatto la nostra parte. E anche di più. Ora chiediamo all’editore di fare la sua.

Il CdR della Gazzetta dello Sport