Televisione

21 luglio 2015 | 21:15

I commenti sul ddl Rai in discussione al Senato

(ANSA) “Per noi Conservatori e Riformisti Italiani il canone di abbonamento alla Rai va eliminato senza se e senza ma. Se veramente si dovesse applicare la norma sul canone Rai così come è, ci troveremmo all’assurdo che smartphone, personal computer, Ipad o talblet dovrebbero pagare il canone di abbonamento alla Rai perché apparecchi atti alla ricezione di programmi radiotelevisivi”. Così il senatore dei Conservatori e Riformisti Marco Lionello Pagnoncelli intervenendo in Aula a palazzo Madama nel corso della discussione del disegno di legge sulla Rai. “Se il canone deve finanziare un servizio pubblico erogato dallo Stato ai cittadini attraverso una società concessionaria, questo deve essere – ha aggiunto Pagnoncelli – totalmente a carico della fiscalità generale e libero per tutti i Cittadini”. (ANSA, 21 luglio 2015)

Rai:Fornaro(Pd), mancato coraggio per innovare governance

(ANSA) “Si è partiti con un trionfalistico annuncio da Palazzo Chigi con il famoso tweet ‘Fuori i partiti dalla Rai’ e si è arrivati, nonostante l’impegno e la disponibilità all’ascolto dei relatori e del viceministro Giacomelli, a una semplice manutenzione della legge Gasparri”. Così in Aula sulla Riforma della Rai il senatore Federico Fornaro (Pd), componente della commissione di vigilanza Rai. Secondo Fornaro manca “la via innovativa e autenticamente riformista dell’introduzione del sistema duale. Un modello di governance che avrebbe consentito la netta separazione tra il potere di indirizzo e di controllo, in particolare del servizio pubblico, affidato a un Consiglio di Sorveglianza, e la gestione ordinaria dell’azienda Rai assegnata ad un Consiglio di gestione (nominato dal Consiglio di Sorveglianza) con un Amministratore Delegato con pieni poteri”. “E’ sperabile – aggiunge – che si possa ancora almeno correggere la fonte di nomina dell’Ad, accogliendo un emendamento a mia prima firma che propone che sia il consiglio d’amministrazione a scegliere l’amministratore delegato in piena autonomia e a non essere invece costretto semplicemente a prendere atto dell’indicazione del Governo: un sistema di nomina usato in quasi tutte le aziende radiotelevisive pubbliche in Europa, mentre l’Ad di nomina governativa c’è solamente in Bulgaria”. (ANSA, 21 luglio 2015)

Rai: Pelino (FI), ddl da migliorare nonostante modifiche

(ANSA) “Il disegno di legge sulla Rai necessita ancora degli opportuni correttivi, che mi auguro vengano prodotti nella discussione in Aula. Nel complesso, e nonostante gli emendamenti approvati in commissione Lavori Pubblici siano stati senza dubbio migliorativi del testo del governo, troppi poteri discrezionali restano in capo alla figura dell’amministratore delegato, per non tacere dell’elevato potere di gestione del servizio pubblico che accentra su di sé il partito di governo, oggi rappresentato dal Pd”. Lo ha dichiarato la vicepresidente del gruppo di Forza Italia al Senato, Paola Pelino, intervenendo nella discussione sul ddl sul servizio pubblico radiotelevisivo nazionale.(ANSA, 21 luglio 2015)

Rai: Crosio (Ln), nostro non è becero ostruzionismo
ROMA
(ANSA) “I nostri ottocento emendamenti non sono becero ostruzionismo. Sono la sveglia al governo, un monito mandato per spingerli a ragionare. In commissione ne abbiamo presentati 40 di merito che sono condivisibili e migliorativi. Noi vogliamo che la Rai diventi una tv moderna, plurale e libera dai condizionamenti dei partiti. Se anche la maggioranza la pensa come noi ci dia retta”. Lo dichiara il senatore Jonny Crosio, capogruppo per la Lega in commissione telecomunicazioni e componente della commissione di Vigilanza Rai. (ANSA, 21 luglio 2015)

Rai: Divina (Ln), è una brutta riforma

(ANSA) “Sarebbe stata sufficiente una riforma di quattro punti: uno, rinuncia al canone RAI, cara RAI; due, fai servizi di qualità; tre, razionalizza i costi; quattro, stai sul mercato. Saranno poi gli ascoltatori a premiarti, se meriti. Sarebbe stata una riforma semplicissima. Qui invece si sta prendendo una brutta piega”. Lo ha detto in aula il vicepresidente dei senatori leghisti, Sergio Divina. (ANSA, 21 luglio 2015)

Rai: Margiotta, costruire Europa mission servizio pubblico

(ANSA) “C’è una mission che dobbiamo avere l’ambizione di affidare al nuovo Servizio pubblico: se la Rai del passato ha costruito l’Italia, quella di oggi contribuisca a fare l’Europa”. Lo ha dichiarato il senatore Salvatore Margiotta (Misto), componente della Commissione Lavori pubblici e Comunicazioni, già vicepresidente della Commissione di Vigilanza sulla Rai, intervenendo oggi in Aula sul DDL in discussione al Senato. “Si è molto parlato, talvolta in maniera retorica – dice Margiotta, favorevole alla proposta di riforma contenuta nel testo – del fatto che la Rai abbia dato un grande contributo al processo di costruzione di un’identità nazionale. Se questo è stato, e se le ultime settimane hanno dimostrato quanto aspro e complicato sia ancora il cammino per l’Europa, perché la Rai e il servizio pubblico non debbano perseguire questo nuovo obiettivo?”. (ANSA, 21 luglio 2015)

Rai: Pepe (Fed.Verdi-Gal),con mio ddl tornerebbe a cittadini

(ANSA) “Un consiglio di garanzia che avrebbe assunto i compiti di vigilanza e controllo della commissione di Vigilanza sulla Rai, conseguentemente soppressa, e di cui avrebbe ereditato le competenze ma non la dipendenza dalla politica restituendo il servizio pubblico ai cittadini. Era quanto proponevo nel ddl a mio firma che la maggioranza non ha preso in considerazione nella stesura del provvedimento di cui parliamo oggi. Siamo di fronte all’ennesima occasione persa dal governo Renzi”. Così il copresidente della Federazione dei Verdi, Bartolomeo Pepe, senatore del gruppo Grandi Autonomie e Libertà, firmatario del ddl 1795 per riformare la Rai, parte del provvedimento di riforma in discussione in Aula. “L’importanza della Rai – spiega Pepe – va oltre quello che si vede: quello radiotelevisivo fu uno strumento che contribuì ad una rapida alfabetizzazione ed alla crescita culturale di una intera nazione per poi trasformarsi, purtroppo, in un coacervo di interessi di partito, in una macchina di consensi elettorali. Noi proponevano di modificare l’articolo 19 del Codice Appalti che esclude la Rai da questa normativa. L’aspetto più aberrante è la quantità di denaro di cui si parla: la Rai gestisce 500 milioni di euro, una somma non governata dal codice delle regole degli appalti, ma, di fatto, dal direttore generale della Rai che viene in qualche modo deciso dai partiti. Dunque, i partiti, tramite il direttore, decidono gli appalti supportando un sistema clientelare che aiuta la politica a sostenersi. Un sistema atroce che ha portato al carrozzone che vediamo oggi. La nostra legge avrebbe alleggerito tutto questo riportando il servizio pubblico al suo legittimo proprietario: i cittadini. Purtroppo non è stato possibile”. (ANSA, 21 luglio 2015)