Televisione

22 luglio 2015 | 12:44

Gli interventi e i commenti dentro e fuori dall’aula sul ddl Rai

(ANSA) “Quello della governance della futura Rai risulta sicuramente il punto più impegnativo di questo provvedimento. Quel che noi vorremmo è un vertice dell’azienda professionale, che lavori all’efficienza e all’economicità aziendale, un management votato all’interpretazione dei diritti degli utenti, dei telespettatori e dei radioascoltatori. Aprirsi alle enormi potenzialità delle nuove tecnologie è una missione epocale, ma richiede chiaramente senso di responsabilità, preparazione, senso dello Stato, rispetto di quel prossimo ormai sempre più indotto ad avere gli occhi fissi sullo schermo a cristalli liquidi o sul tablet, che rappresentano propaggini anatomiche degli uomini e delle donne del terzo millennio”. Lo dice il senatore Pietro Liuzzi, dei Conservatori e Riformisti Italiani, intervenendo in Aula sul ddl di riforma Rai. “Quello che il gruppo dei Conservatori e Riformisti propone – spiega Liuzzi – è sistema di governance che rispetti le capacità individuali. Noi siamo dell’opinione che ai vertici della Rai ci debbano essere persone autonome e indipendenti, in grado di rispondere alle proprie coscienze”.(ANSA, 22 luglio 2015)

Roberto Fico (foto Olycom)

Roberto Fico (foto Olycom)

Rai: Fico, legge non ci piace, è tra le peggiori normative

(ANSA) La riforma della Rai “non ci piace affatto e proveremo a cambiarla in tutti i modi. In nessun altro Paese in Europa l’amministratore delegato della televisione pubblica è nominato dal governo. Una scelta per la Rai, quella fatta dal primo ministro e dal Pd, che minerebbe il principio di indipendenza del servizio pubblico radiotelevisivo (e di conseguenza le basi della democrazia) spingendo l’Italia nel novero dei Paesi con le peggiori normative in materia”. Lo scrive sul blog di Beppe Grillo il presidente della Commissione di Vigilanza, Roberto Fico. Nel post, corredato da alcuni video con interventi di Enrico Mentana e Carlo Freccero, Fico ricorda che “Ingrid Deltenre, la direttrice dell’Ebu (l’associazione europea degli operatori radiotelevisivi pubblici), ha dichiarato che ‘con questa riforma l’Italia sarebbe di fatto l’unico grande Paese europeo in cui il capo azienda è nominato direttamente dal governo’. È dunque una scelta che va assolutamente ostacolata”. “La Rai deve essere liberata dai partiti e la proposta dell’esecutivo e della maggioranza non centra in alcun modo l’obiettivo. È tempo che in Rai si apra una nuova stagione che veda come unici e soli protagonisti i cittadini, e non le forze politiche, le correnti dei partiti, il governo”, prosegue il deputato M5S, ricordando le proposte del movimento: dalla “incandidabilità” a consigliere di amministrazione Rai di soggetti che abbiano rivestito cariche elettive o di governo o che abbiano avuto incarichi nei partiti nei 5 anni precedenti la nomina, a precise incompatibilità, da competenze specifiche e distinte per i consiglieri all’introduzione di un Piano per la trasparenza e la comunicazione aziendale. “L’amministratore delegato – specifica ancora Fico – deve essere nominato dallo stesso cda (e non dal governo) e i consiglieri devono essere scelti attraverso una procedura pubblica, aperta e trasparente, basata su merito e indipendenza”. “Se governo e maggioranza hanno davvero intenzione di rendere la Rai indipendente dal potere politico – conclude il parlamentare -, se davvero vogliono renderla un’azienda efficiente, trasparente, se desiderano restituirle quella posizione di eccellenza nel panorama televisivo europeo, ritrovando così la fiducia dei cittadini, allora accettino le nostre proposte. Possiamo scrivere una nuova pagina per la Rai. Possiamo farlo ora”. (ANSA, 22 luglio 2015)

Rai: Cervellini (Sel), riforma autoritaria e consociativa

(ANSA) “Quello del Governo è un testo modesto senza modestia, autoritario, mediocre, arrogante, chiuso su una visione angusta del servizio pubblico, che viola la giurisprudenza costituzionale con l’assegnazione al Governo della riforma della governance. Un provvedimento che avrebbe meritato tutt’altra riflessione e che invece vuole stare nei tempi di un decreto senza essere un decreto’”. Lo dice il senatore di Sel Massimo Cervellini, vice presidente della Commissione Lavori pubblici, intervenendo in discussione generale in Aula del Senato sul ddl di riforma della Rai. “Contro la proposta del Governo, senza bilanciamento dei poteri di gestione, indirizzo e controllo, con un capo azienda, unico Paese l’Italia insieme alla Bulgaria, nominato direttamente dall’esecutivo e con pieni poteri, abbiamo lavorato in Commissione – afferma Cervellini – senza alcun intento ostruzionistico, per immettere i principi della proposta Sel elaborata coi movimenti e la società civile: una piramide rovesciata, con un consiglio delle garanzie, a costo zero, con canone proporzionale al reddito, ‘prelievo di scopo’ a garanzia per gli utenti di un’informazione plurale, con sistemi di contrappeso e controlli, affinché questa riforma non sia un’operazione di restauro che trasferisce la lottizzazione della legge Gasparri alla dimensione unica della volontà del Governo. “E’ incredibile: bisognava attendere Renzi per inverare il progetto di Berlusconi!” conclude Cervellini. (ANSA, 22 luglio 2015)

Rai: Giacomelli, ddl è primo atto del cambiamento

(ANSA) “Questa non è la riforma della Rai, ma è la riforma della governance Rai. Lo dico a Gasparri: vedrà che riusciremo a completare il disegno di cambiamento. Il testo della

Antonello Giacomelli, Sottosegretario di Stato del Ministero dello Sviluppo Economico con delega alle comunicazioni

Gasparri è predigitale e dobbiamo comprendere che i fenomeni attuali sono globali e superano la dimensione nazionale”. Lo ha detto il sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli, nella sua replica in aula del Senato al termine della discussione generale sul ddl Rai. “Mi colpisce la differenza tra il lavoro fatto in commissione e la rappresentazione variegata che ne esce con letture riduttive e contrastanti – ha sottolineato -. Personalmente, sono soddisfatto del cammino fatto. Vi sono punti sui quali tra noi non vi è convergenza, però ciascun collega si è posto di fronte alle questioni nel merito, questo ha consentito al governo di dichiarare che si presentava con un testo non blindato. C’è stata una riflessione tra i senatori: il governo anziché affrontare complessivamente il tema, fa una leggina. Solo per onestà, il governo ha dichiarato di voler procedere con tre atti, che in ordine di tempo sono il rinnovo dei vertici, il rinnovo della convenzione e la riforma del canone”. (ANSA, 22 luglio 2015)

Rai: Giacomelli, non ha senso gara per concessione

(ANSA) “Non ha senso l’idea di una gara sull’assegnazione della convenzione di servizio pubblico, sarebbe solo un modo per lisciare il pelo alla voglia italiana di accendere le polemiche. La Rai è il servizio pubblico, la discussione che dobbiamo fare è quale servizio pubblico”. Lo ha detto il sottosegretario Antonello Giacomelli in aula del Senato. (ANSA, 22 luglio 2015)

Rai: Giacomelli, Parlamento rispettato, è cda che nomina ad

(ANSA) Nella riforma della governance Rai “non c’è alcuna prevaricazione dell’esecutivo, al cda è affidato il potere di nomina e di revoca dell’ad in qualunque momento. Il potere ce l’ha il cda ed è il cda che approva gli atti fondamentali. Il senso del ruolo del Parlamento è pienamente rispettato, tanto è vero che il cda è a maggioranza parlamentare e ha poteri di vita e di morte sull’ad. Allora non cambia nulla? No, con la legge si interrompe quella commistione tra partiti e la gestione aziendale”. Lo ha spiegato il sottosegretario Antonello Giacomelli in Aula del Senato. (ANSA, 22 luglio 2015)

Rai: Giacomelli, aperti a proposte M5S e Lega

(ANSA) “C’è disponibilità a discutere e accogliere” gli emendamenti del Movimento 5 Stelle sui criteri per l’elezione dei consiglieri e sul piano di trasparenza. Così in Aula del Senato il sottosegretario Antonello Giacomelli, nella replica sulla riforma Rai. “Penso anche – ha aggiunto – ad alcuni emendamenti presentati dalla Lega, facciamo un passo avanti nel merito”. Giacomelli ha spiegato, inoltre, che “c’è la disponibilità a definire meglio le deleghe al governo. Nella delega sul riordino del testo unico – ha sottolineato – non vi è alcuna intenzione del governo di utilizzarla per un intervento ampio di riforma che espropri il Parlamento”. Giacomelli ha quindi ricordato che “già in commissione si è deciso di ridurre la delega”. (ANSA, 22 luglio 2015)

Rai: Giacomelli, non comprimere percorso parlamentare

(ANSA) – ROMA, 22 LUG – “È utile che il governo completi tutto il percorso parlamentare senza comprimerlo”. Lo ha detto il sottosegretario Antonello Giacomelli, nell’intervento in Aula sulla riforma della Rai. “Discuteremo se è necessario che questo non porti a una lunga prorogatio dei vertici – ha sottolineato – ma credo che l’esperienza del lavoro in commissione e in aula porti a dire che quando c’è un confronto aperto nel merito il percorso parlamentare determina un risultato migliore e più equilibrato”. (ANSA, 22 luglio 2015)

Rai:Buemi(Psi), serve riforma in linea con aspettative Paese

(ANSA) – ROMA, 22 LUG – “In qualità di relatore non posso esprimere il mio parere personale sulla riforma della governance Rai, peraltro già contenuto nel disegno di legge presentato sulla materia a mia firma. Auspico che un tema così delicato venga affrontato con un respiro lungo e una visione ampia”. Così il senatore socialista Enrico Buemi, relatore del ddl sulla Rai, replicando in Aula a fine della discussione generale sul provvedimento. Inoltre Buemi ritiene che il ddl debba contenere “finanziamenti certi e un quadro normativo in linea con i dettati costituzionali”. “E’ questa – ha aggiunto – la sfida che deve affrontare quest’Aula e il Governo, grazie anche agli stimoli arrivati da più parti politiche, in particolare da parte dei senatori Zavoli e Mucchetti, durante la discussione generale sul ddl”. “Il testo che licenziamo oggi – ha concluso Buemi – deve essere all’altezza delle aspettative del Paese, che è si voglioso di riforme, ma di riforme vere che rendano l’Italia capace di affrontare le sfide non solo nazionali ma anche internazionali”. (ANSA, 22 luglio 2015)

Rai: Gibiino(FI), la tv è di Stato non di Governo e del Pd

(ANSA) “Imparzialità e pluralismo, in sintesi democrazia. Questi i principi basilari ai quali dovrebbe ispirarsi la riforma della radiotelevisione di Stato. Matteo Renzi punta invece a creare una televisione di governo e del Pd, da telecomandare a suo uso e consumo direttamente da Palazzo Chigi”. Così il senatore Vincenzo Gibiino, membro del comitato di presidenza di Forza Italia e capogruppo in commissione Comunicazioni. “Forza Italia, – aggiunge – con un proprio emendamento, del quale sono cofirmatario, ha parzialmente arginato la deriva autoritaria del premier, facendo sì che il presidente della Rai, espresso dal CDA dell’Azienda, assuma efficacia solo con il voto favorevole della Commissione parlamentare di vigilanza. Un presidente di garanzia dunque, che possa controllare per conto degli italiani l’operato e le scelte dei vertici Rai”. Secondo Gibiino è invece “Inaccettabile” che l’amministratore delegato debba essere scelto al di fuori dell’azienda, “strada che – spiega – consentirà al presidente del Consiglio di turno di individuare una persona di proprio gradimento”. “Una riforma tanto sbandierata – conclude – che è soprattutto un’occasione mancata. L’auspicio degli italiani è che la Tv di Stato svolga appieno il proprio ruolo di servizio pubblico, impegnando nel modo più corretto gli introiti del canone e della pubblicità”.(ANSA, 22 luglio 2015)

Rai: Zavoli, riflettere su opportunità direzione editoriale

(ANSA) – ROMA, 22 LUG – “Questa riforma è tra le più difficili e moderne perché interessata al multiforme e aggiornato scenario di un mondo che si dispiega davanti a noi indicando la nuova pluralità del reale. In più, la riforma è urgente perché si colloca in una dimensione che esige, nello stesso tempo, la difesa dell’identità nazionale nella prospettiva di un’Europa indotta a riconsiderare, dopo il caso Grecia, esigenze e decisioni nuove”. Così il senatore Pd Sergio Zavoli nel suo intervento in Aula sulla riforma della Rai. “Ho conosciuto altre riforme e credo di sapere come occorra prepararsi a innovare con coraggio, predisponendo nuovi scenari e altrettante uscite di sicurezza – ha detto ancora Zavoli -. So di parlare, non perché sospinto dai sentimenti, di un corpo professionale giudicato tra i migliori d’Europa, e aggiungerei del mondo, e ciò postula progetti integrati di crescita civile e culturale ai quali dovrà far capo una pronta ed efficace iniziativa politica”. “Azzardo a chiedere – trattandosi di una ipotesi che dopotutto ha un nesso concreto, e cruciale, con l’informazione – se non sia materia per una riflessione – ha proseguito – il problema di dare alle testate giornalistiche, cioè ai soggetti che nella loro ricca e complessa articolazione rappresentano un vero e proprio sistema informativo, fatto di compiti, competenze e linguaggi diversi (qui mi rivolgo al sottosegretario Giacomelli), una sorta di direzione editoriale – o di vice direzione editoriale – che si aggiunga a quelle già previste per completare la centralità della funzione primaria attribuita all’amministratore delegato, inserendo tra i comparti fondamentali dell’Azienda, insieme con la produzione, l’amministrazione e la finanza, anche l’informazione, che ci trasforma in un numero indicibile di invisibili “Dedalus”, l’eroe di Joyce: uno share che nessun algoritmo è in grado di consegnare ai nostri umanissimi orgogli”. (ANSA, 22 luglio 2015)

Rai:D’Anna(Gal), ingerenza politica resterà tale e quale

(ANSA) “Questo Governo vuole essere riformista, ma si ferma a mezza strada o a un quarto di strada. Voi non state proponendo il taglio tra la politica e la Rai, voi state riorganizzando la governance con un nuovo sistema, che non è fatto più della politica politicante, ma che della politica politicante è vestito, con dei panni di foggia un poco più garbata e un poco più pulita”. Così il senatore Vincenzo D’Anna, vicepresidente del gruppo Grandi Autonomie e Libertà, intervenendo nell’Aula di Palazzo Madama sul ddl per la riforma della Rai. “Credo che in un sistema liberale, – prosegue D’Anna – quando si vuol dare in concessione qualcosa ad una società, che non dipende né dalle greppie dello Stato né dal potere del decisore politico, non le si lascia il monopolio, perché altrimenti non si è in una situazione in cui vi è una vera liberalizzazione. Lo Stato, in questo caso, prende la Rai Spa e le dà in concessione la gestione e il governo delle reti televisive conferendole 1 miliardo e 750 milioni di canone, esattamente tre volte quello che la Rai incassa come budget pubblicitario, che equivale a 600 milioni di euro. Quindi, spiegatemi un po’ in che modo riuscite ad allontanare la politica e l’influenza della politica dall’informazione della Rai”. (ANSA, 22 luglio 2015)

Rai: Crosio a Giacomelli, Lega pronta confronto

(ANSA) “Siamo soddisfatti che il governo abbia capito che molti nostri emendamenti sono di merito e contribuiscano a migliorare un testo che comunque non voteremo perché non ci piace. In ogni caso, la Lega ha sempre dimostrato di essere aperta a un serio confronto parlamentare per il bene del servizio pubblico televisivo”. Lo afferma Jonny Crosio, capogruppo della Lega Nord in commissione trasporti e comunicazioni a Palazzo Madama e componente della commissione di Vigilanza Rai. (ANSA, 22 luglio 2015)