Editoria

27 luglio 2015 | 10:31

Dal procuratore di Reggio Calabria, Gratteri, all’ex presidente del Tribunale di Milano, Pomodoro. I dubbi sulla legge delega sulle intercettazioni

(ANSA) “Noi sproniamo continuamente i cittadini a collaborare con lo Stato nella lotta alle mafie, chiediamo che denuncino, che non siano omertosi. È davvero molto grave lanciare il messaggio che lo Stato adesso vuole l’ opposto, ovvero punire l’ imprenditore che ha la prontezza di registrare col cellulare chi lo minaccia o gli chiede il pizzo.

Nicola Gratteri, procuratore aggiunto a Reggio Calabria (foto Olycom)

Anche perché gli avvertimenti avvengono una volta sola, poi arrivano le bombe”. Lo afferma Nicola Gratteri, procuratore aggiunto a Reggio Calabria, in un’ intervista al Fatto quotidiano in cui definisce “un grande regalo ai criminali” i provvedimenti contenuti nella riforma del processo penale che renderebbero di fatto “impossibili le indagini di mafia”. “Questa proposta è un grande deterrente per chi vuole aiutarci nella lotta alle mafie: non vi è maggiore tutela del privato, non vi è tutela delle indagini. In più lede il diritto di informazione”, dice Gratteri. Sui tre mesi di durata dell’ inchiesta, “una cosa del genere segnerebbe la fine delle indagini per mafia. Tre mesi non bastano neppure per dimostrare un’ estorsione. Siamo al ridicolo”. “Ho avuto modo di vedere da vicino come lavora il Parlamento: sembra un lavandino otturato. Ci sono troppe riforme, troppi decreti legge che ingolfano tutto, e tante proposte sullo stesso tema. Anche se poi si arena tutto. In questo caso – sottolinea Gratteri – c’ è da sperarci. Le norme di cui stiamo parlando sarebbero un gran regalo alle mafie”. (ANSA, 27 luglio 2015)

Intercettazioni: Flick, testo vuol colpire chi le diffonde

(ANSA) Sul carcere fino a 4 anni per intercettazioni abusive “ho molte perplessità. Il testo sembra voler punire chi diffonde le intercettazioni, non chi le fa. E questo mi pare un po’ freudiano”. A dirlo Carlo Maria Flick, ex Guardasigilli ed ex presidente della Consulta, in un’ intervista a Repubblica in cui critica la proposta Pagano. Registrare il contenuto di una conversazione privata, e magari divulgarlo, “è lecito perché, come la Cassazione ha ripetuto ancora di recente, quando io parlo con una persona accetto il rischio che registri e diffonda ciò che ci siamo detti. L’ articolo 15 della Costituzione considera inviolabili la libertà e segretezza della conversazione che, quindi, va difesa solo contro le intercettazioni di terzi, non contro l’ uso che uno degli interlocutori faccia di quanto gli è stato detto”, spiega Flick. “Se l’ intercettazione avviene in modo illecito in una conversazione di terze persone, il reato c’ è già. Se partecipo alla conversazione posso registrare, che lo sappia o meno il mio interlocutore. Se offendo il suo diritto all’ immagine, riprendendola contro il suo consenso, potrà reagire tutelando la propria immagine in sede civile”, prosegue Flick. “L’ aggiunta di una sanzione penale ulteriore non riesco proprio a capirla”. Sulle intercettazioni, conclude, “serve equilibrio. Sono utili se indispensabili; le altre non sono giustificate e non devono andare in circolazione”. (ANSA, 27 luglio 2015)

Intercettazioni: Caselli, intralci colossali alle indagini

(ANSA)  ”Per quello che è nell’aria in questo momento, le preoccupazioni sono molteplici per i possibili intralci alle indagini che potrebbero essere colossali”: così l’ex magistrato Giancarlo Caselli ha commentato a margine di un evento a Expo la legge delega sulle intercettazioni e le sue conseguenze sull’iter dell’attività della magistratura. “Sono stati avanzati ritocchi che potrebbero evitare questi danni – ha aggiunto – ma, se dovesse passare così come è stata presentata, i guasti sarebbero molto imponenti”. Secondo Caselli “è un pericolo che va evitato non solo per la praticabilità delle indagini, ma anche per la sicurezza dei cittadini”. (ANSA, 27 luglio 2015)

Intercettazioni: Pomodoro, conciliare privacy e sicurezza

(ANSA) “Bisogna stare molto attenti quando si modificano le norme, perchè è vero che esistono delle esigenze di tutela della privacy, ma credo debbano essere conciliate con grande rigore con l’esigenza che abbiamo di sicurezza e di garanzia per tutti i cittadini”: così l’ex presidente del Tribunale di Milano,Livia Pomodoro ha commentato, a margine di una conferenza stampa a Expo, la legge delega sulle intercettazioni e le sue conseguenze sull’iter dell’attività della magistratura. “Questo non può passare attraverso una chiusura degli spazi di conoscenza, che invece sono aperti tutti i giorni attraverso il lavoro responsabile che fanno giornalisti e giornali – ha aggiunto – Credo sia molto importante tener conto della serietà e della correttezza con cui svolgono le proprie attività, e tutto questo non si può far passare attraverso una norma di chiusura, come quella che si vuol far passare in questo momento in Parlamento”. (ANSA, 27 luglio 2015)