28 luglio 2015 | 8:57

“Questa legge spinge a non denunciare i reati”. Il procuratore di Palermo, Roberto Scarpinato, sulle intercettazioni: favorirà gli illeciti dei colletti bianchi

Il Fatto Quotidiano 28/07/2015-  Palermo Dottore Scarpinato, i suoi colleghi Gratteri e Sabelli considerano “pericolosa” e un ” regalo alla mafia ” la norma che riduce a tre mesi dalla scadenza del termine ultimo delle indagini il tempo per decidere la sorte di un ‘ inchiesta. Che ne pensa? Non è la mia opinione.

Penso che questa norma abbia un valido fondamento, che potenzi l ‘ azione penale e che, con qualche ritocco, possa essere ancora migliorata per evitare possibili scompensi. Ma per spiegarlo devo fare una premessa.

Pre go.
Il codice prevede che il pm concluda le indagini entro due anni. Scaduto il termine, non può piu svolgere indagini e gli atti compiuti sono inutilizzabili. Si crea dunque un blocco che può essere rimosso in due modi.

Quali?
Se il pm pensa che le prove non sono sufficienti chiede l’archiviazione, in questo caso l’indagine può essere riaperta in presenza di nuove piste investigative o nuove prove. Se invece le prove sono sufficienti, chiede il rinvio a giudizio e solo dopo avere compiuto questo passo riacquisisce la possibilità di svolgere attività integrativa di indagine senza che le nuove prove siano inutilizzabili.

E se non fa né l ‘ una né l’altra cosa?
Le indagini si paralizzano, sterilizzate dall ‘ inu til izza bilità delle nuove prove e i cittadini indagati attendono in un tempo indeterminato la definizione del processo con elusione del principio della ragionevole durata, le vittime e le parti offese non ottengono risposta alle loro domande di giustizia e i termini di prescrizione decorrono inutilmente. Mi sono capitati casi di omicidi di mafia eclatanti senza che fosse formulata per anni una richiesta di archiviazione o di rinvio a giudizio e ho dovuto avocare i procedimenti.

Si riferisce al caso Agostino, l ‘ agente ucciso nel 1989 assieme alla moglie?
Non posso dire nulla. La norma le piace… Il legislatore si è mosso per rimuovere stasi anomale del processo, bisogna però stare attenti a quei casi in cui non è possibile richiedere il rinvio a giudizio entro tre mesi previsti in modo tassativo a causa della complessità degli atti processuali, o del fatto che si attende ancora l ‘ esito di indagini delegate o ancora per altre circostanze oggettive. Un emendamento che preveda che in tali casi eccezionali, da motivarsi e documentarsi adeguatamente, il pm possa essere autorizzato dal giudice ad una proroga del termine può costituire un correttivo funzionale.

Un ‘ altra norma prevede il carcere sino a 4 anni per chi divulga riprese o audio registrati di nascosto.
Intanto c ‘ è da dire che l ‘ emendamento è presentato nell ‘ ambito della legge delega sulla riforma delle intercettazioni disposte dalla magistratura. Viene da chiedersi cosa c ‘ entrino le registrazioni compiute da normali cittadini. Se lo scopo è criminalizzare comportamenti eventualmente diffamatori, mi pare evidente che siamo fuori dalla legge delega. Anche perché i comportamenti illegali eventualmente configurabili sono già coperti da reati esistenti, quelli sulla diffamazione, sulla illecita interferenza della vita privata e tutela della privacy.

E allora?
Il risultato che si ottiene è quello di disincentivare il contributo dei cittadini a ll ‘ accertamento dei reati. Non mi riferisco solo ai reati di mafia, ma anche alla vasta fenomenologia della corruzione, degli abusi di potere e dei reati dei colletti bianchi commessi in segreto in un ‘ a tmosfera da omertà blindata.  (…)